VAR, Inter-Monza e l'inchiesta di Lissone
- Jacques de Molay

- 25 ago
- Tempo di lettura: 5 min
Dentro la prima giornata e oltre: dal caso Inter-Monza alle ombre giudiziarie su Lissone
La nuova stagione di Serie A si apre con un episodio che riaccende immediatamente il dibattito sul VAR e sulla gestione arbitrale. Il campo racconta una storia, i tribunali un'altra: tra decisioni contestate, nuove linee guida IFAB recepite dalla FIGC e un'inchiesta che ha spostato il suo baricentro da Milano a Monza, il sistema arbitrale italiano vive settimane di tensione e trasformazione, proprio mentre ai vertici tecnici si completa il passaggio di consegne da Gianluca Rocchi a Daniele Orsato.
Inter-Monza: il gol di Çalhanoğlu e il primo caso da moviola
Sabato 22 agosto, a San Siro, l'Inter campione d'Italia ha aperto la stagione superando 4-1 il Monza neopromosso, con le reti di Çalhanoğlu, Zielinski, Pio Esposito e dello stesso Bisseck:
a dirigere l'incontro è stato Livio Marinelli della sezione di Tivoli, con Matteo Gariglio al VAR e Valerio Marini all'AVAR. Il match si sblocca già al 6', quando Hakan Çalhanoğlu riceve palla fuori area e lascia partire un destro potente e preciso che si insacca sotto la traversa alle spalle di Pizzignacco. L'azione, però, si accende subito di un dubbio: sulla traiettoria del tiro si trova Yann Bisseck, difensore dell'Inter in posizione di fuorigioco cosiddetto "geografico", che si sposta per non intercettare il pallone.
La domanda centrale resta la stessa individuata nella prima stesura dell'articolo: la posizione di Bisseck ostruiva la visuale del portiere del Monza? La sala VAR, dopo un rapido check, risponde di no, e il gol viene convalidato senza ricorso alla On-Field Review. Come spiegato in diretta da Luca Marelli, la posizione del difensore tedesco è ritenuta "ininfluente" perché Pizzignacco avrebbe comunque mantenuto il contatto visivo con il pallone lungo tutta la traiettoria; la stessa lettura è stata confermata nei giorni successivi dalla moviola del Corriere dello Sport, secondo cui contano due elementi decisivi, ossia il fatto che il portiere non perda mai di vista la sfera e che Bisseck non tocchi mai il pallone. Non tutte le testate concordano: Tuttosport ha parlato di un "clamoroso fuorigioco" e di un possibile errore chiaro ed evidente che avrebbe meritato una revisione al monitor, segno di come il nuovo, più severo, criterio interpretativo lasci comunque margini di discussione tra gli addetti ai lavori.
Le nuove linee guida IFAB/UEFA
La stagione 2026/27 recepisce le indicazioni contenute nella Circolare n. 33 dell'IFAB, adottate dalla FIGC nel Consiglio Federale di fine luglio e in larga parte già sperimentate durante il Mondiale negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. Il principio guida, in linea con lo "stile Rosetti" promosso dalla UEFA, è la centralità dell'arbitro: il VAR può correggere soltanto un errore chiaro ed evidente, senza trasformarsi in uno strumento di revisione sistematica di ogni episodio.
A questo si affianca il silent-check sui calci d'angolo assegnati in modo palesemente errato: come confermato da più testate, tra cui Sky Sport, Gazzetta dello Sport e Il Fatto Quotidiano, si tratta di un controllo rapidissimo che la sala video può effettuare solo prima della battuta, per evitare che da un corner inesistente scaturiscano gol o rigori, e resta comunque una "competition option" lasciata alla discrezionalità della singola competizione, non un obbligo di revisione integrale di tutti i corner. Il terzo pilastro riguarda la riduzione delle interpretazioni discrezionali della sala video, un indirizzo che nasce anche dal contesto giudiziario che ha investito la sala VAR di Lissone.
L'inchiesta: dagli atti di Milano al Tribunale di Monza
Nel luglio 2026 la Procura di Milano, titolare dell'inchiesta avviata dal pm Maurizio Ascione, ha chiuso la parte più delicata del fascicolo, quella relativa alle presunte designazioni pilotate a vantaggio dell'Inter in gare come Bologna-Inter, Inter-Milan di Coppa Italia, Inter-Verona e Torino-Inter: per questo filone sono stati chiesti al gip l'archiviazione dell'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi (che nel frattempo si era già autosospeso dall'incarico), dell'ex supervisore Andrea Gervasoni e dello stesso club nerazzurro, iscritto per responsabilità oggettiva. Secondo la ricostruzione della Procura, gli episodi di interferenza sono realmente accaduti sul piano storico, ma non è stato riscontrato "un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine".
Resta invece aperto, e viene trasferito per competenza territoriale alla Procura di Monza (la sala VAR di Lissone si trova infatti in Brianza), il filone relativo alle cosiddette "bussate" contro il vetro della sala video: qui sono indagati per presunta frode sportiva i due varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo, in relazione ai controlli disposti durante Udinese-Parma e Salernitana-Modena, gare del 2025. Gli atti, oltre a proseguire il proprio corso penale a Monza, saranno inviati anche alla Procura Federale per le relative valutazioni di giustizia sportiva. Resta invece a Milano, con l'accusa di false informazioni rese al pubblico ministero e non di "bussate", la posizione di un terzo assistente VAR, Daniele Paterna, ripreso in un video mentre chiedeva a chi bussava se si trattasse di un rigore.
La continuità dei professionisti di Lissone
Nonostante l'inchiesta trasferita a Monza, la sala VAR di Lissone continua a operare, sia pure con un vertice ormai cambiato: al posto di Rocchi, dimissionario dopo l'avviso di garanzia, dal 7 luglio 2026 la CAN di Serie A e B è guidata da Daniele Orsato. Le ragioni della continuità operativa restano quelle individuate nella prima versione dell'articolo e trovano riscontro nel principio, richiamato anche dalla difesa di Rocchi, della presunzione d'innocenza: senza provvedimenti cautelari non può scattare alcuna sospensione automatica. A ciò si aggiungono la scarsità di operatori con anni di formazione alle spalle necessari per ricoprire il ruolo di VMO, e la difficoltà, sul piano puramente organizzativo, di modificare l'organico a stagione già iniziata. Il sistema procede dunque su questa linea, pur consapevole che ogni sviluppo dell'inchiesta di Monza potrebbe generare in qualsiasi momento un cortocircuito reputazionale.
Cosa accadrebbe se venissero accertati illeciti?
Su questo punto le fonti consultate non offrono ricostruzioni ufficiali puntuali, trattandosi di uno scenario ancora ipotetico legato a un procedimento in corso a Monza: resta quindi un'analisi delle conseguenze plausibili più che una notizia verificabile. Se la Procura di Monza o la giustizia sportiva dovessero confermare responsabilità penalmente o disciplinarmente rilevanti, sul piano disciplinare FIGC e AIA potrebbero procedere con la radiazione dei soggetti riconosciuti colpevoli; sul piano giudiziario si aprirebbero eventuali responsabilità penali e civili per gli individui coinvolti; sul piano sportivo, invece, come già accaduto nel filone archiviato a Milano, appare improbabile una revisione dei risultati già disputati, salvo i rarissimi casi in cui venisse accertato un dolo conclamato.
Il ruolo di Daniele Orsato
Il cambio ai vertici è confermato con precisione dalle fonti: alle 13:20 del 7 luglio 2026 il Comitato Nazionale dell'AIA, su indicazione del nuovo direttore tecnico Domenico Messina, ha ufficializzato la nomina del cinquantenne vicentino Daniele Orsato a designatore della CAN di Serie A e B, al posto del dimissionario Rocchi. Per Orsato, arbitro dal debutto in Serie A nel 2006, con 290 presenze in massima serie, un Mondiale, due Europei, la finale di Champions League 2020 e il titolo di miglior arbitro del mondo IFFHS nello stesso anno, si tratta dell'approdo al vertice dopo aver guidato con successo la CAN C nell'ultima stagione. Orsato non è un varista e il suo ruolo resta quindi direttivo e non tecnico: non opera in sala video, ma disegna la linea generale a cui l'intero sistema arbitrale deve attenersi. La sua strategia, riassunta dalle testate specializzate, punta sulla riduzione delle interpretazioni discrezionali, su una soglia più alta per fischiare i falli e su un ritorno pieno al protocollo del "chiaro ed evidente errore": una linea dura, pensata per proteggere la credibilità del sistema in un momento in cui quella credibilità è messa alla prova su più fronti, da quello giudiziario a quello mediatico.
Conclusione
La prima giornata mostra un VAR più prudente, un arbitro più centrale e un sistema che cerca stabilità mentre la giustizia indaga sul passato: a Milano l'archiviazione per i vertici arbitrali e per l'Inter, a Monza il fascicolo ancora aperto sui varisti di Lissone. Il caso Inter-Monza, con il gol di Çalhanoğlu convalidato tra pareri discordanti, diventa così il primo banco di prova di una stagione complessa, segnata da ciò che accade sul campo e da ciò che continua a emergere fuori da esso.



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