i segreti del calendario di butti 2026/2027
- Luigi - Gigio Juve

- 4 giorni fa
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La tenaglia di Butti e il trappolone dei calendari: ecco come si smonta una stagione a tavolino
Un disegno perfetto: la stagione costruita a tavolino
Un disegno perfetto, un'opera d'arte del palazzo, un vero e proprio capolavoro di ingegneria geopolitica del pallone. Quando si guardano le caselle del calendario della Serie A 2026/2027, la sensazione non è quella di trovarsi di fronte a un semplice sorteggio casuale. No, signori miei. La casualità lasciamola raccontare ai candidi, o a chi finge di non vedere. Qui siamo davanti alla solita, chirurgica e spietata programmazione a senso unico. L'uomo dei calendari di Lega, Andrea Butti, l'ex dirigente nerazzurro il cui nome evoca sinistri ricordi nelle intercettazioni di Interòpoli, ci ha messo di nuovo la firma. Ha preso il pennello e ha dipinto una stagione ad ostacoli per la Juventus, confezionando, parallelamente, un tappeto rosso per i soliti noti. Parliamoci chiaro, senza peli sulla lingua: giocarsi tre competizioni in queste condizioni non è una sfida sportiva, è un percorso ad ostacoli minato.
Il peccato originale: la gabbia del giovedì
Partiamo dal peccato originale, quel dogma strutturale che condiziona l'intera annata. La Juventus si trova a disputare l'Europa League, la competizione del giovedì. Una gabbia infernale che ti concede appena quarantotto ore per riprendere fiato, prima di scendere di nuovo in campo in campionato. Un massacro atletico noto a tutti. E questo quadro, già di per sé spaventoso, lo stiamo analizzando a bocce ferme, senza nemmeno sapere ancora quante volte la Lega deciderà di metterci realmente di domenica o di lunedì. Perché la collocazione oraria, la finestra televisiva, il giorno in più o in meno concessi dall'anticipo o dal posticipo, sono fattori decisivi che ti cambiano letteralmente la vita e la stagione. Ma anche limitandoci a ciò che è già stato stabilito nero su bianco, la fotografia della disparità è imbarazzante.
I rientri europei trasformati in trappole
E come ha pensato di ammortizzare questo svantaggio il nostro compilatore di fiducia? Semplice, non lo ha ammortizzato. Lo ha accentuato, lo ha esasperato, lo ha trasformato in una morsa mortale. Andate a spulciare i rientri dai turni del girone autunnale. Per ben cinque volte, dopo le fatiche europee del giovedì, la Juventus viene mandata al massacro contro squadre che non giocano le coppe. Avversari che hanno avuto ben sette giorni interi per preparare la partita sulle tue spalle, mentre tu rientri da trasferte continentali con le gambe pesanti e il fiato corto. Il Sassuolo, il Cagliari, il Lecce, l'Udinese e poi la Fiorentina. La Fiorentina di quest'anno, una squadra del tutto libera da impegni europei, che si presenta all'appuntamento fresca, riposata e con il coltello tra i denti.
Il peso degli avversari e delle ore di riposo
Ma c'è un elemento fondamentale che rende questa analisi ancora più schiacciante, ed è il peso specifico dell'avversario e il conteggio spietato delle ore di riposo. Ogni volta che la Juventus scende in campo dopo un turno di Europa League, si ritrova a fronteggiare due tipi di trappole: o affronta squadre che godono di ventiquattro o persino quarantotto ore di riposo in più perché impegnate in Champions League il martedì o il mercoledì, oppure si scontra con compagini completamente scariche da impegni infrasettimanali. E bisogna guardare in faccia la realtà e pesare il valore degli avversari. Un conto è giocare contro una squadra che lotta nelle retrovie della classifica, dove la qualità del tuo organico può sopperire alla stanchezza fisica. Un altro conto è trovarsi di fronte realtà temibilissime e organizzate come la Lazio o la Fiorentina. Società che, pur non disputando le coppe europee in questa stagione, vantano rose di primissimo livello e che, per tradizione storica, preparano e giocano le sfide contro la Juventus con il coltello tra i denti, arrivando a questi appuntamenti tirate a lucido dopo un'intera settimana di lavoro tattico sul campo.
Marzo: il capolavoro della malafede
Ma il vero capolavoro di alta scuola, la perla d'autore che merita di essere studiata nei manuali della malafede, Andrea Butti la regala nel mese di marzo. Guardate cosa è stato capace di incastrare attorno al turno degli ottavi di finale di Europa League. Si presuppone che la Juventus debba superare il girone e giocarsi l'accesso ai quarti in un dentro o fuori da brividi. E cosa le piazzi, esattamente, in quei dieci giorni di fuoco? Ascoltate bene la sequenza, perché ha dell'incredibile. Prima dell'andata europea ti ritrovi in casa la Roma, in un vero e proprio scontro diretto per il vertice. Il giovedì ti giochi l'andata degli ottavi. La domenica successiva ti mandano a Roma a sfidare la Lazio. La Lazio, come detto, una delle formazioni più forti e pericolose tra quelle che non disputano le coppe europee, tirata a lucido dopo una settimana intera di lavoro sul campo. Il giovedì successivo ti giochi il ritorno da dentro o fuori in Europa. E appena tre giorni dopo, chi ti piazzano all'Allianz Stadium? Il Como.
Attenzione, non un Como qualsiasi, ma il Como rivelazione dell'anno scorso, quello che ha conquistato con merito la qualificazione in Champions League e che quest'anno si è ulteriormente rinforzato sul mercato per puntare stabilmente ai primi quattro posti. Una diretta concorrente per la zona Champions. Ricapitoliamo con calma: Roma, ottavo di finale, Lazio all'Olimpico, ottavo di finale e Como. Cinque battaglie sanguinose in dieci giorni. Una tenaglia micidiale, progettata per prosciugare ogni energia fisica, mentale e nervosa dei bianconeri. Una trappola perfetta.
Due pesi e due misure: il trattamento riservato all’Inter
E mentre alla Juventus viene riservato questo trattamento da incubo, cosa succede sui campi delle dirette rivali? Andiamo a vedere cosa è stato riservato all'Inter, la squadra del cuore dell'uomo dei calendari. L'Inter gioca la Champions League, e già questo le garantisce, per diritto divino, il vantaggio del martedì o del mercoledì, con quel giorno di riposo in più che in una stagione compressa fa tutta la differenza del mondo. Ma oltre al regalo dell'UEFA, arriva puntuale il regalino della Lega Serie A.
L'analisi comparativa tra la gestione dei riposi dell'Inter e quella della Juventus rende il quadro indistruttibile. A cavallo delle sfide decisive a eliminazione diretta, mentre la Juventus affronta un calvario spaventoso contro formazioni riposate, fresche e di altissima classifica come Roma, Lazio, Fiorentina e Como, l'Inter viene graziosamente abbinata a squadre di fascia decisamente più morbida, come l'Udinese, il Torino, il Frosinone o il Monza. Partite in cui l'Inter può permettersi il lusso di far girare gli uomini, gestire le forze, applicare un turnover ragionato e far respirare i titolari senza rischiare di compromettere il risultato. Due pesi e due misure, evidenti, solari, imbarazzanti. Da una parte il percorso di guerra, dall'altra la passeggiata di salute.
Il trappolone finale di maggio
Ma il veleno, signori miei, sta sempre nella coda. Perché se, malauguratamente, la Juventus dovesse sopravvivere a questo massacro e arrivare in fondo a tutte le competizioni, il finale di stagione stilato dal palazzo è qualcosa che va oltre ogni più cupa immaginazione. Visualizzate la scena nel mese di maggio. Metà maggio: eventuale finale di Coppa Italia. Mercoledì venti maggio: eventuale finale di Europa League. E domenica ventiquattro maggio, alla trentaseiesima giornata: Juventus contro Inter. Avete capito bene. Se la Juventus compie il miracolo di arrivare in finale europea il mercoledì sera, si ritrova a dover preparare il derby d'Italia, decisivo per lo scudetto, in appena quarantotto ore. Due giorni di recupero dopo una finale continentale per affrontare l'Inter fresca e riposata, la cui eventuale finale di Champions League si giocherebbe invece a campionato ampiamente concluso, a fine maggio o inizio giugno.
Un incastro surreale. Un trappolone finale architettato con una malizia che lascia sgomenti. Come si fa a parlare di regolarità del campionato? Come si fa a credere nella buona fede di chi compila questi orari? Non veniteci a raccontare la favola degli imprevisti o delle coincidenze. Nelle stanze del potere nulla succede per caso. Le carte sono state scoperte e il disegno è fin troppo chiaro: mettere la Juventus nella condizione di dover scegliere, di dover mollare un obiettivo per sopravvivere all'altro.
La denuncia necessaria
È l'ora di alzare la testa, è l'ora di denunciare questo scempio con voce ferma e profonda. Il campo darà il suo verbale, come sempre, ma la sensazione è che la partita più difficile e sporca la Juventus debba giocarla, ancora una volta, contro i palazzi del potere e i loro fedeli servitori. La storia si ripete e le dinamiche si ripropongono ciclicamente, con una puntualità disarmante. Quando si tratta di definire i dettagli operativi, le decisioni sembrano sempre pendere da una sola parte, mentre la narrazione ufficiale cerca di far passare ogni scelta per ineluttabile necessità organizzativa. Noi continuiamo a leggere i dati reali: le date, le distanze, i giorni di riposo sottratti e il peso degli avversari messi ad arte sul nostro cammino. Ciò che emerge è un quadro inequivocabile, in cui l'equità sportiva viene sacrificata sull'altare di interessi di parte e di geometrie di palazzo, chiaramente definite per ostacolare il cammino di chi non si piega alle logiche vigenti e alla sopraffazione istituzionale in atto nel nostro calcio.



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