La faglia del potere nel calcio italiano ed europeo
- Jacques de Molay

- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 9 min
FIGC, Lega Serie A, UEFA, FIFA e Inter: dentro la frattura che sta ridisegnando gli equilibri del pallone
Introduzione — Quattro poli, una sola crepa
Nel giro di poche settimane, tra fine luglio e la fine di agosto 2026, il calcio italiano si è trovato spaccato in due, con la FIGC da una parte e la Lega Serie A dall'altra, su una partita che si gioca lontano dai campi: l'elezione del prossimo presidente della FIFA, in programma a marzo 2027. Da un lato la FIGC di Giovanni Malagò, che si è schierata apertamente con la UEFA di Aleksander Čeferin; dall'altro la Lega di Ezio Maria Simonelli e un'area del mondo Inter che, tra vicepresidenza e dichiarazioni pubbliche, restano vicine a un Infantino sempre più isolato in Europa ma non altrove. In mezzo, un'inchiesta giudiziaria sulle designazioni arbitrali che ha coinvolto uomini sia della Lega sia della Federazione. È una crepa che attraversa contemporaneamente quattro livelli - nazionale, continentale, mondiale e di club - e che qui ricostruiamo passo per passo, sulla base di comunicati ufficiali, dichiarazioni pubbliche e atti giudiziari, tenendo sempre separato ciò che è accertato da ciò che resta interpretazione o critica di parte.
La mossa della FIGC — Malagò rompe con Infantino e si allinea alla UEFA
Il 26 agosto 2026 la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha reso pubblico un comunicato che segna un punto di svolta: il ritiro del sostegno alla candidatura di Gianni Infantino per le elezioni alla presidenza della FIFA del marzo 2027, in quella che la stessa nota definisce una scelta presa "in piena condivisione con la UEFA e con il suo presidente Aleksander Čeferin". Il presidente federale Giovanni Malagò ha accompagnato l'annuncio con un messaggio che unisce il piano politico a quello valoriale, parlando di un modello di calcio fondato su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi. L'Italia si è aggiunta così a una lista crescente di federazioni - tra cui, nella stessa giornata, la Romania - che hanno preso le distanze da un Infantino sempre più sotto pressione dopo il controverso (e poi ritirato) progetto di vendita di quote della Coppa del Mondo a investitori privati, ribattezzato Fifa Forward Enterprise.
Perché la UEFA di Čeferin non usa mezzi termini con chi rema contro
Il precedente più noto della fermezza di Čeferin verso chi si smarca dalla linea UEFA resta il caso Superlega: nell'aprile 2021 la Juventus, insieme a Real Madrid e Barcellona, fu tra le poche squadre a non fare marcia indietro dal progetto, e ne seguirono anni di contenzioso legale e sportivo tra il club bianconero e la UEFA, arrivati fino alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Un episodio che, a prescindere da come lo si giudichi nel merito, dimostra concretamente come la UEFA sappia trasformare un dissenso di governance in un conflitto pluriennale. È in questo contesto che va letta la freddezza con cui, negli ambienti vicini a Čeferin, potrebbero essere valutate le parole di Simonelli e la vicinanza dichiarata dell'Inter a Infantino: non ci sono, ad oggi, segnali ufficiali di una reazione UEFA verso la Lega Serie A o verso l'Inter, ma la storia recente dei rapporti tra Čeferin e chi si è smarcato dalla linea comune induce alla cautela più che all'ottimismo.
Il possibile erede — Chi è Nasser Al-Khelaifi
Il nome che, secondo diverse testate internazionali (tra cui Politico e il Telegraph), circola con maggiore insistenza negli ambienti UEFA come possibile sfidante di Infantino è quello di Nasser Al-Khelaifi. Il dirigente qatariota è presidente del Paris Saint-Germain dal 2011, presiede la European Football Clubs (l'ex ECA, che riunisce oltre 800 club europei), siede nel Comitato Esecutivo della UEFA - di cui è membro dal 2019, primo dirigente di origini asiatiche a ricoprire un incarico di quel rilievo - e da ottobre 2025 rappresenta l'EFC anche nel Consiglio FIFA. Un curriculum che lo rende, secondo chi lo indica come possibile candidato, una delle poche figure con la credibilità internazionale sufficiente per contendere la presidenza a Infantino. Va detto con chiarezza: al momento si tratta di una candidatura ancora informale, discussa nei corridoi del potere calcistico europeo ma non formalizzata, e lo stesso Al-Khelaifi non ha ufficialmente annunciato alcuna intenzione di correre.
La Lega Serie A non ci sta — Simonelli difende Infantino
La reazione della Lega Serie A è arrivata a stretto giro, e con toni inequivocabili. Il presidente Simonelli, intervenuto a margine della presentazione del Gran Galà del Calcio Aic, ha raccontato di essere stato informato da Malagò solo la sera precedente e ha rivendicato un rapporto personale con Infantino, ricordando la visita del presidente FIFA alla sede della Lega a Milano, un fatto mai accaduto prima con un suo predecessore, e dicendosi per questo grato. Simonelli ha poi aggiunto un passaggio istituzionalmente pesante, chiedendosi se si aspettasse un passaggio collegiale sulla decisione e sottolineando come, a suo avviso, si sia trattato più di una scelta personale del presidente federale che di una scelta condivisa da tutte le componenti del calcio italiano: parole che, senza delegittimare formalmente l'atto della FIGC, ne segnalano con chiarezza il dissenso di merito e di metodo da parte del mondo dei club.
Il baricentro nerazzurro — Il ruolo di Marotta
In questo scenario, la figura di Giuseppe Marotta, amministratore delegato e presidente dell'Inter, resta un punto di riferimento riconosciuto all'interno della Lega Serie A, di cui il club nerazzurro è socio di peso. Non risultano, ad oggi, dichiarazioni pubbliche dirette di Marotta sulla vicenda Infantino-FIGC: la sua influenza, in questo caso, va letta più come un dato di contesto - il peso politico dell'Inter all'interno degli equilibri di Lega - che come una presa di posizione esplicita, ed è bene distinguere i due piani per non attribuire al dirigente affermazioni che non ha fatto.
L'Inter nel mezzo — Il tifo di Infantino e l’endorsement di Zanetti e Cambiasso
Gianni Infantino non ha mai fatto mistero, in più occasioni pubbliche negli anni, di essere tifoso dell'Inter fin da bambino, citando tra i suoi idoli Paolo Rossi, Evaristo Beccalossi e Alessandro Altobelli; durante il Mondiale 2026 è stato ripreso mentre, dopo la vittoria dell'Argentina sul Capo Verde, ammetteva di aver "sofferto" per la partita salvo poi ribadire la propria neutralità istituzionale, episodio che gli è valso critiche sui social per l'evidente scivolone di linguaggio da parte del massimo dirigente di un organismo che dovrebbe restare equidistante tra le nazionali. A luglio, in un gesto diventato virale, è stato lo stesso vicepresidente dell'Inter Javier Zanetti a consegnargli personalmente la nuova maglia nerazzurra personalizzata. Ed è sempre Zanetti, insieme all'ex compagno di squadra Esteban Cambiasso e a Javier Pastore, ad aver firmato nelle scorse settimane una lettera pubblica di sostegno a Infantino in vista delle elezioni, lodando il lavoro della FIFA nel coinvolgere i calciatori nei processi decisionali attraverso comitati e gruppi di lavoro. Non è un dettaglio arbitrario: Zanetti è vicepresidente del Comitato per la Responsabilità Sociale della FIFA dal 2025, con mandato fino al 2029, e Cambiasso siede nel Gruppo di Studio Tecnico dello stesso organismo - ruoli ufficiali, resi pubblici, che spiegano l'interesse diretto dei due ex giocatori nella partita elettorale, al di là della sola vicinanza personale. Alla loro presa di posizione si sono affiancate altre voci storiche del calcio, da Fabio Cannavaro a Marco Materazzi, da Francesco Totti a Kakà, in un fronte di ex campioni che si contrappone a quello, altrettanto nutrito, di chi - da Emmanuel Petit a Didier Drogba - ha criticato duramente la gestione Infantino. Non manca, va detto, chi ha criticato la scelta di Zanetti proprio per il suo ruolo istituzionale in Inter: il giornalista Giovanni Capuano l'ha definita una scelta imbarazzante per un club che, sul fronte opposto, vede la propria Federazione nazionale schierarsi contro lo stesso Infantino.
Il capitolo Butti — Designazioni, calendari e le polemiche di Binaghi
Andrea Butti, oggi responsabile dell'Ufficio Competizioni della Lega Serie A e in passato per oltre dieci anni team manager dell'Inter, è finito al centro di due vicende distinte nella stessa stagione. La prima riguarda proprio il suo lavoro sui calendari: a maggio 2026, in piena polemica per la sovrapposizione tra il derby di Roma e la finale degli Internazionali di tennis, il presidente della Federtennis Angelo Binaghi ha citato pubblicamente un articolo del Corriere della Sera che parlava di un "deficiente" che avrebbe organizzato "con i piedi" il calendario di Serie A - parole che diverse testate, tra cui Tuttosport, hanno ricondotto esplicitamente proprio a Butti in quanto responsabile della programmazione del campionato. Lo stesso Binaghi, va detto per completezza, ha invece elogiato come "seri, preparati e onesti" i vertici della Lega, Simonelli e l'amministratore delegato Luigi De Siervo, escludendoli da ogni responsabilità diretta nella vicenda dei calendari.
La seconda vicenda riguarda l'inchiesta della Procura di Milano ribattezzata Arbitropoli, che ha coinvolto l'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, poi dimessosi. Dagli atti resi pubblici nelle scorse settimane emergono conversazioni intercettate tra Rocchi e lo stesso Butti, descritto nelle carte come tifoso dichiarato del club nerazzurro, nelle quali Butti avrebbe più volte sollecitato Rocchi a non affidare l'arbitraggio di gare dell'Inter al fischietto Daniele Doveri. Nello stesso fascicolo compare anche Giancarlo Viglione, responsabile dell'Ufficio Legislativo della FIGC, definito da Rocchi in una conversazione intercettata come simpatizzante nerazzurro, senza però che risulti alcuna intercettazione diretta a suo carico. Sentiti come persone informate sui fatti, e non indagati, anche Lorenzo Dallari, direttore editoriale e social della Lega Serie A, e Giorgio Schenone, club referee manager dell'Inter. A fine luglio 2026 i pubblici ministeri milanesi Marcello Viola e Paolo Ielo hanno chiesto l'archiviazione del procedimento penale, ritenendo che gli episodi captati configurino pressioni isolate e mai andate a buon fine, non un sistema strutturato di condizionamento delle designazioni; la valutazione sul piano della giustizia sportiva resta ora nelle mani del procuratore federale Giuseppe Chiné, che secondo le anticipazioni circolate ad agosto dovrebbe chiudere anch'essa con un'archiviazione entro settembre.
Il fronte internazionale — L’inchiesta FBI sulla AFA (e cosa non c’entra Infantino)
Un capitolo distinto, che vale la pena chiarire per evitare sovrapposizioni indebite, riguarda l'inchiesta aperta da FBI e procuratori federali statunitensi sulle finanze della Federcalcio argentina (AFA). Secondo quanto ricostruito da La Nación e ripreso da testate internazionali, gli inquirenti stanno esaminando come oltre 260 milioni di dollari legati ai contratti commerciali internazionali dell'AFA - gestiti dalla società con sede in Florida TourProdEnter LLC - siano transitati attraverso banche statunitensi, con un'ulteriore quota di circa 57 milioni di dollari dalla finalità non chiara. Al centro dell'inchiesta ci sono il presidente dell'AFA Claudio "Chiqui" Tapia e la titolarità della società coinvolta, in un procedimento ancora preliminare e senza contestazioni formali. È importante essere precisi su un punto: nessuna delle fonti consultate lega direttamente Gianni Infantino a questa indagine. Resta invece documentata, su un piano del tutto separato, la vicinanza pubblica tra il presidente FIFA e l'ambiente del calcio argentino, culminata nel sostegno dichiarato dalla federazione albiceleste (insieme a Messico e Confederazione Africana) a Infantino nella contesa in corso con la UEFA.
Un asse Lega–Inter–FIFA sempre più isolato? Una lettura, non un verdetto
Mettendo in fila i fatti verificati, una lettura possibile - e che diverse analisi di settore propongono - è quella di due blocchi che si allontanano: da un lato la FIGC, allineata alla UEFA di Čeferin nel proporre un modello di governance più condiviso; dall'altro la Lega Serie A, con Simonelli, e una parte del mondo Inter, con l'endorsement di Zanetti e compagni, che restano vicini a Infantino. È una lettura plausibile sulla base dei fatti riportati, ma resta appunto un'interpretazione giornalistica dei rapporti di forza, non un dato accertato: non esistono, ad oggi, prove di un coordinamento esplicito tra i soggetti coinvolti, e le motivazioni di ciascuno - dai ruoli istituzionali di Zanetti e Cambiasso in FIFA alla rivendicazione di autonomia della Lega da parte di Simonelli - sono in larga parte spiegabili con interessi diretti e dichiarati, più che con un disegno unitario.
Conclusione — Una partita ancora aperta
Quello che emerge, mettendo insieme i fatti verificabili, è un calcio italiano diviso lungo una linea che separa la FIGC - allineata alla UEFA - dalla Lega Serie A e da una parte del mondo Inter, ancora vicine a un Infantino che perde terreno in Europa ma non altrove. Tra qui e marzo 2027, quando il Congresso FIFA di Rabat sarà chiamato a eleggere il nuovo presidente, la partita resta apertissima: Infantino può ancora contare su un fronte di alleati robusto, tra federazioni extraeuropee e voci storiche del calcio mondiale, mentre la UEFA lavora per costruire un'alternativa credibile senza però aver ancora trovato, in Al-Khelaifi o altrove, un candidato ufficiale. Sullo sfondo restano un'inchiesta italiana avviata verso l'archiviazione su entrambi i fronti, penale e sportivo, e un'indagine statunitense sulle finanze argentine che, va ribadito, riguarda l'AFA e non la FIFA. Il calcio italiano ed europeo si trova dunque in una fase di transizione reale, fatta di scelte istituzionali, alleanze dichiarate e interessi legittimi più che di complotti: se e come la UEFA deciderà di far pesare questa distanza sulla Lega Serie A o sull'Inter, e su quale asse politico uscirà rafforzato dal voto del 2027, restano oggi domande aperte, non risposte già scritte.
Fonti consultate
FIGC.it, LaPresse, Adnkronos, Italpress, Firenze Post, Policy Maker, Football Italia, Al Jazeera, World Soccer Talk, Yahoo Sports/Complex, CBS Sports, Snopes, La Nación (cit.), Fanpage, FCInterNews, FCInter1908, Tribuna.com, Golssip, Open, Il Tempo, Tuttosport, Calciolife.cloud, esdiario.com, ambito.com, calcioefinanza.it, Il Fatto Quotidiano, Goal.com, Eurosport, Romaforever, Diretta.it, Sport2u, MilanoToday, Sportmediaset — articoli pubblicati tra maggio e agosto 2026. Alcuni link forniti dall'utente (su un'inchiesta FBI del 2016 relativa a Theodoridis/Olympiakos, sul caos allo stadio di Parigi 2022 e un blog di opinione del 2016) sono stati verificati ma non utilizzati perché non pertinenti alla vicenda attuale.



Commenti