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La stagione dell’ingiustizia programmata

Un’estate senza giustizia

Quello a cui stiamo assistendo in queste prime ore del nuovo campionato non è semplicemente un inizio di stagione distorto, ma la naturale e preoccupante conseguenza di un’estate segnata da impunità, da silenzi compiacenti e da interventi istituzionali che rischiano di trasformarsi nell’ennesima grave ombra sul sistema.

Era tutto ampiamente previsto e scritto con chiarezza prima ancora che il pallone di questa Serie A trovasse il tempo di rotolare sul terreno di gioco.


La vicenda interòpoli e l’inerzia istituzionale

Quando si sceglie di non fare giustizia tempestiva, quando la Procura Federale non ha ancora archiviato la complessa vicenda di interòpoli e lascia filtrare una pericolosa inerzia, quasi una volontà di non approfondire, dopo che già l’inchiesta penale ha visto intercettazioni rilevanti declassate a mere illazioni per il rifiuto di sequestrare i dispositivi informatici — scelta che ha impedito di cristallizzare interferenze, pressioni e ombre che hanno condizionato la gestione degli àrbitri nel recente passato — è inevitabile che il sistema riparta esattamente da dove si era fermato, con una sicurezza e una disinvoltura ancora maggiori.

Il quadro è completo, allarmante e non lascia spazio ad alcun dubbio interpretativo.


La disparità nei provvedimenti sulle tifoserie

Partiamo dai provvedimenti disciplinari presi contro le tifoserie, una decisione che appare come una sanzione a due pesi e due misure, con un evidente sentore di disparità.

Per Juventus e Torino il Ministero dell’Interno ha decretato un vero e proprio embargo punitivo: dieci giornate di blocco fino al tre novembre, con la chiusura totale dei settori ospiti e il contestuale divieto di vendita dei biglietti ai residenti in Piemonte e Lombardia per le partite dei bianconeri.

Una punizione severa che azzera del tutto il supporto dei sostenitori in trasferta, costringendo la squadra ad affrontare campi complessi e ambienti particolarmente caldi — come quello di Frosinone — nel più totale isolamento visivo e vocale.


Il precedente di Cremonese‑Inter

Come si può giustificare una disparità simile se raffrontata con la gestione degli ordigni e delle bombe carta lanciate nel bel mezzo di una partita ufficiale come Cremonese‑Inter?

In quel caso nessun settore ospiti venne chiuso, ma si applicò soltanto un formale divieto ai residenti in Lombardia, permettendo così a migliaia di sostenitori dell’Inter provenienti da ogni altra parte d’Italia e dagli Inter Club esteri di riempire regolarmente i settori ospiti di tutta la penisola, da Lecce a Reggio Emilia fino a Firenze, garantendo un sostegno costante alla squadra.

Due pesi e due misure: una disparità evidente che fa presagire una volontà chiara di influenzare l’andamento del torneo.


La regia dei calendari

Il punto più critico si consuma nella compilazione dei calendari, una regia firmata da chi — dopo intercettazioni imbarazzanti e pressioni accertate sul designatore Gianluca Rocchi — è rimasto incredibilmente al suo posto a gestire le competizioni.

Nessuno può dimenticare il quadro emerso dalle intercettazioni dell’estate nell’ambito dell’inchiesta interòpoli, con Andrea Butti intento a esercitare pressioni dirette su Rocchi per ottenere gli àrbitri graditi nelle partite cruciali, e la risposta inquietante dello stesso Rocchi che, per giustificare le sue scelte e accontentare le richieste sulla famosa semifinale di ritorno della Coppa 2024‑2025, rassicurava il dirigente dicendo testualmente di ricordare il vantaggio di mettere Daniele Doveri, poiché Doveri non avrebbe poi arbitrato la finale e non sarebbe più apparso nel prosieguo del campionato dell’Inter.


Designazioni e interferenze

Una vera e propria contrattazione delle designazioni arbitrali che avrebbe dovuto portare a un intervento drastico, e che invece è stata liquidata come un insieme di interferenze sporadiche, grazie all’inspiegabile scelta di non procedere al sequestro dei device, dopo centinaia di migliaia di euro dei contribuenti spesi in intercettazioni e pedinamenti.


L’asimmetria del calendario

Dopo il precedente della scorsa stagione, con il Derby di Torino inserito — per la prima e unica volta — all’ultima giornata per incidere direttamente sulla volata Champions League della Juventus, ecco che il calendario di quest’anno ripropone la solita asimmetria: l’Inter ottiene ben sei partite casalinghe nelle prime dieci giornate, mentre la Juventus viene spedita subito a Frosinone, in un ambiente esaltato dalla promozione, con il settore ospiti chiuso e l’impossibilità per i propri tifosi di essere presenti.


Le prime decisioni arbitrali

E se il contesto istituzionale appare compromesso, il terreno di gioco ha provveduto immediatamente a confermare le criticità fin dalla prima giornata, con decisioni arbitrali che sfidano la logica e il regolamento.

In Juventus‑Lazio della scorsa stagione assistemmo all’annullamento sorprendente di un gol regolare di Koopmeiners con la motivazione della posizione attiva di Thuram, il tutto preceduto da un calcio di rigore evidente ai danni di Cabal, travolto in area da un intervento in scivolata negligente e in ritardo di Gila, su cui sia l’arbitro Maresca sia il VAR Mazzoleni hanno preferito non intervenire.


Inter‑Monza e la regola capovolta

Nemmeno cinque minuti dopo il fischio d’inizio di questo nuovo campionato, a San Siro per Inter‑Monza, la regola si capovolge: sul tiro di Calhanoglu l’attaccante Bisseck si trova in posizione netta di fuorigioco e compie un movimento attivo spostandosi per far passare il pallone, ostruendo la visuale del portiere brianteo a pochi metri di distanza.

Eppure, la macchina comunicativa che difende gli àrbitri si affretta a giustificare la convalida del gol parlando di distanza relativa e di traiettoria non coperta, applicando una tolleranza sorprendente che pochi mesi prima a Torino era stata rigidamente negata alla Juventus.


Genoa‑Napoli e lo sdegno di De Rossi

A chiudere il cerchio di questo sabato di campionato ci ha pensato poi la sfida tra Genoa e Napoli, sbloccata da un gol di De Bruyne viziato da una carica evidente e non sanzionata su Vasquez, episodio che ha fatto esplodere la rabbia di Daniele De Rossi in conferenza stampa con parole dure che fotografano perfettamente lo sdegno di chi percepisce una direzione già tracciata.


La protesta che cresce

Non ci si deve stupire se in queste ore i social network ribollono.

E non ci si dovrà stupire se si assisterà a una protesta diffusa, qualora — come lasciato intendere dalla Procura Federale — lo scandalo interòpoli venisse archiviato con un colpo di spugna e senza alcuna conseguenza per i responsabili.


Una stagione senza credibilità

L’inizio di questo campionato certifica che la credibilità del sistema è compromessa, che la disparità di trattamento è diventata prassi e che la stagione nasce sotto il segno di un’ingiustizia deliberata che nessuno ha più intenzione di subire in silenzio.

Benvenuti nell’ennesimo campionato segnato da ciò che era ampiamente prevedibile.

 
 
 

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