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Il dolore cosmico della Juve: tra comfort zone, mercato confuso e narrazioni intertriste

Una satira feroce sul presente bianconero: Luciano, la squadra smarrita, il mercato che non decolla e il sistema mediatico che coccola l’Inter mentre i tifosi juventini affogano nel tedio leopardiano.


“Ehi Dom, ho una domanda da farti, hai notizie del nostro condottiero?”


“L'ho visto giù Ale, speriamo bene. Mi dispiacerebbe per Lucianone, ma certo è che ultimamente la sua elevazione filosofica era sospetta.”


“E che vuol dire, Dom?”


“Vedi, Ale, per un uomo, tosto o tardi, arriva il momento in cui la speculazione quotidiana diventa filosofica e raggiunge vette di approfondimento irraggiungibili dai comuni mortali. Il linguaggio si fa incomprensibile ai più e il personaggio diventa bersaglio di una comicità di volgare. In realtà, quando i settanta sono vicini uno vorrebbe dare un senso alla propria esistenza perché sente una presenza oscura sempre più ingombrante accanto a sé. Per quanto riguarda il suo ruolo di allenatore di Madama, spesso disapprovo le scelte di Luciano. In generale, lo sento poco juventino mancandogli la determinazione feroce verso la vittoria, ma gli voglio bene perché lo sento a me vicino con quella voglia di scavare nel profondo di un evento per andare a coglierne i significati più profondi che sente il bisogno di spiegarti così come faceva coi pulcini ad inizio carriera.”


Chiacchiere fra amici che si ritrovano in spiaggia.


Il torneo di wrestling

Poi comincia il torneo di wrestling organizzato dalla federazione intertriste giuoco cartonato. L'esito, con la combriccola dei butti, dei viglioni e relativa consorte, tutti invariabilmente amici del semiologo cerchiobottista già direttore di telelombalgia è messo in banca. Banca Progetto of course.


Noi, inguaribili romantici, si è curiosi di vedere i nuovi talenti della fucina della premiata ditta Carnevali- Massara nel catino rovente di Frosinone. Subito una delusione: sensibile alla causa della lotta alla segregazione razziale, Lucio non schiera la tripla K. Poi si saprà che non la vedremo almeno fino a novembre inoltrato.


Discreto il terzino turco preferito, a piede invertito, all'ex pallino di Guardiola, ora pallone assai tronfio. Interessanti i tempi del play brasiliano, bipede a tratti godibile, come la bella di Torriglia che tutti vogliono, ma nessuno se la piglia.


Il furetto a destra fa impazzire avversari e compagni, salta un uomo, poi un altro poi convergenza, no allunga, adesso tira, no passa, dai tira...e che cazzo, mai qualcuno a rimorchio al centro dell'area. Neanche Kolo. No, Kolo non è centravanti d'area. E perché diavolo l'abbiamo preso? Perché di quelli di Monsieur Algoritmó non si sapeva neanche il ruolo e Lucio l'aveva detto che avrebbe potuto dare una mano al club per fare meno cagate in campagna acquisti.


Ah! Per fortuna ci pensa lui, il gladiatore redivivo. Al secondo affondo punisce quella difesa messa un po' cosi, come lo sguardo e l'espressione che abbiamo noi prima di andare a Genova. Ma il problema resta.


Il problema

Il problema è che la ciurma si è affezionata alla comfort zone e il pastore ha errato per l'Asia senza provare qualcosina di nuovo a noi famelici del bel giuoco quanto di vittorie. Sono, né più né meno lo specchio di una società a cui questa mediocrità espressiva, in fondo va benone alla facciazza di una marea di tifosi che sperano da anni in una svolta.


Continueranno a tritare quel po' di talento che pagano carissimo trovandosi poi con pacchi di rifiuti organici da smaltire nell'umido. Lucio urla, impreca e soffre dalla panchina come noi sul divano. È lo stesso irrisolvibile disagio dell'anno scorso. Ognuno per sé e le sirene del mercato per tutti.


Affanculo sti tornei che cominciano mentre il mercato non è ancora finito. Qualcosa dentro diventa dolore. Si sentono già da lontano le litanie delle prefiche che piangono a pagamento e dall'alto dei loro millanta followers il bambino appena nato, già moribondo: “Deh, dateci un centravanti vero, un centrocampista che questo è bravino, ma è veloce come mia nonna, un terzino sinistro al posto del sedotto e abbandonato.”


Io come Lucio e come il pastore errante dell'Asia di leopardiana memoria, questa greggia pur dolente la invidiavo siccome inconsapevole dell'immane dolore che incombeva su di lei.


La citazione leopardiana

“O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno.

Se tu parlar sapessi, io chiederei:

Dimmi: perchè giacendo

A bell’agio, ozioso,

S’appaga ogni animale;

Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?”


Il dolore cosmico

Il dolore cosmico che da quello spogliatoio emana verso ogni cellula di ogni tifoso innamorato. È fatto di ferite sul corpo e nell'anima che il gregge non ha saputo trasformare in forza. Come fece Zoff che giocó con un dito rotto in quella notte a Manchester tenendo i suoi compagni all'oscuro per portare in porto una sconfitta che fu ribaltata, perché un gregge appagato è il veleno di ogni vittoria.


È fatto di frustrazioni per un posto da titolare perduto che non si sono sapute mutare in rabbia e determinazione a riprenderselo quel posto, magari tirandosi su la maniche fino alle orecchie.


È fatto dello smarrimento di coloro che non avevano capito che arrivare alla Juve credendo di avere una rendita di posizione è da professionisti di sta minchia.


È fatto della confusione ideologica di chi non ha capito che il valore dell'uomo non è dato dal numero dei like, né dal senso di appagamento ingannevole che deriva dai cuoricini dei fan, ma dalla volonta ferrea e quotidiana di migliorarsi e sudare, sudare, sudare.

 
 
 

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