Il campionato che nasce col germe
- Cristiano Murtas

- 21 ago
- Tempo di lettura: 3 min
Tra scandali, intercettazioni e una comunicazione che indica sempre la stessa direzione
Sta per cominciare il nuovo campionato di Serie A, e mai come quest’anno la sensazione è che il calcio italiano riparta malato, infettato da un germe che nessuno vuole nominare, ma che tutti vedono: la parzialità sistemica. È un germe che non nasce oggi, che ha radici profonde, che attraversa scandali, procure, pentiti, dirigenti, arbitri, e che arriva fino alle intercettazioni dell’ultimo anno. È un germe che, nonostante tutto, nessuno ha provato davvero a curare.
Dopo il fallimento della Nazionale
L’Italia è rimasta fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva. Un Paese intero seduto sul divano, come da vent’anni a questa parte, mentre il mondo corre e il nostro calcio resta fermo. Un fallimento che non è solo sportivo: è culturale, sistemico, identitario. E mentre il calcio italiano si interrogava su come rialzarsi, ecco che arrivavano altre scosse, altre crepe, altre verità che avrebbero dovuto scuotere le istituzioni e invece sono state trattate come parentesi da chiudere in fretta.
Dopo l’affare “Doppia Curva”
Le confessioni dei pentiti Ferdico hanno aperto un capitolo inquietante, raccontando rapporti, regali e richieste di favori tra la famiglia e due giocatori dell’Inter, Di Marco e Çalhanoglu. Non si tratta di chiacchiere o voci, ma di atti giudiziari che parlano di richieste di piaceri, regali costosi, rapporti economici e soldi destinati ad attività mafiose. Il sistema, però, ha fatto spallucce, come se fosse tutto normale, come se fosse tutto già metabolizzato.
Dopo l’indagine su Bastoni per prostituzione minorile
Un altro caso che avrebbe dovuto scuotere la Federazione, aprire un dibattito etico, generare una reazione istituzionale. Invece è stato trattato come una parentesi scomoda, da chiudere in fretta per non disturbare la quiete del palazzo.
E ora le intercettazioni: il cuore del problema
Il materiale più devastante è quello che riguarda Arbitropoli, un caso che ha portato alle autodimissioni di Rocchi e Gravina ma che non ha portato a nessuna riforma.
Le intercettazioni mostrano un quadro chiaro, inequivocabile, imbarazzante.
Il primo elemento riguarda Marotta che parla con Viglione, dirigente della FIGC.
Non si tratta di una conversazione burocratica, ma di un dialogo sulle designazioni arbitrali, un tema che dovrebbe essere impermeabile a qualsiasi interlocuzione esterna.
Il secondo riguarda Butti che parla con Rocchi: un dirigente della Lega Serie A ed ex Inter che chiama il designatore arbitrale e gli dice che Doveri
“porta una sfiga mondiale”, aggiungendo che “era giusto che ci fosse Calciopoli”.
Non è un tifoso, è un dirigente apicale della Lega Calcio che interviene direttamente sulle scelte arbitrali.
Il terzo elemento riguarda Schenone, referee manager dell’Inter, che pressa Pinzani e Rocchi, sollecita, protesta, indica chi va bene e chi no, riferisce le posizioni di Marotta e viene definito da Pinzani “uno dei nostri”.
Il quarto riguarda Rocchi stesso, che ammette di gestire le preferenze dell’Inter, dicendo che “l’Inter rompe il cazzo a bestia”, che “mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni”, che “io con loro sono arrivato corto”, che “è stato designato l’arbitro che gli garba più di tutti”, che “chi gli mando? Scatena?”, che “meritano di avere la merda”.
È il linguaggio di un uomo sotto pressione, di un designatore che non ha più arbitri “buoni” da mandare, di un sistema che si piega, che si adatta, che si lascia condizionare.
Materiale da dare in televisione
Le intercettazioni sono così gravi, così esplicite, così devastanti, che basterebbero da sole a riempire un’intera stagione di talk show. E invece il silenzio è totale. Nessuna commissione d’inchiesta, nessuna riforma, nessuna decisione, nessuna presa di posizione.
La Procura Federale: due pesi, due misure
Chiné, lo stesso Chiné che Gravina definiva “veloce”, lo è solo quando si tratta di punire la Juventus. Quando si tratta dell’Inter, invece, non arriva nessuna squalifica, nessuna penalizzazione, nessun deferimento, nessuna urgenza. Il sistema è fermo, immobilizzato, paralizzato.
La comunicazione social della Lega: una bussola
Mentre tutto questo accade, la Lega Serie A pubblica contenuti social che sembrano una celebrazione continua dell’Inter. Una comunicazione che non è neutrale, non è istituzionale, non è equidistante. È una bussola che punta sempre verso la stessa squadra, come se fosse un segnale, un messaggio, un orientamento.
Conclusione — Il campionato nasce col germe
Il nuovo campionato nasce così: con un germe dentro. Un germe che nessuno vuole curare, un germe che si chiama parzialità, sudditanza, sistema. Un germe che attraversa scandali, procure, pentiti, dirigenti, arbitri, comunicazione. Un germe che rende il calcio italiano fragile, prevedibile, indirizzato.
E mentre la Nazionale fallisce, mentre le procure tacciono, mentre le intercettazioni parlano, mentre i dirigenti ridono, mentre la Lega comunica, una cosa è chiara: il campionato che sta per iniziare non è pulito. È già contaminato, è già indirizzato, è già scritto.
Fingere che non sia così non è più possibile.



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