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Vite stravole, vite troncate: il garantismo che non vale per tutti

2 set
Tempo di lettura: 3 min

Chi viene protetto oggi e chi è stato marchiato per sempre. Una narrazione che cambia a seconda del protagonista


Introduzione - Una narrazione a due pesi e due misure

In questi giorni la figura di Gianluca Rocchi viene presentata dai media come quella di un uomo provato, segnato da un'esposizione eccessiva, quasi vittima di un clima ostile. Una narrazione indulgente, attenta alle fragilità personali, costruita per restituire un'immagine di vulnerabilità.

Il punto, tuttavia, non è stabilire se Rocchi meriti o meno questa tutela. La questione centrale è che questa sensibilità non è mai stata riservata alla Juventus, né ai suoi dirigenti, né alle persone che furono travolte da Farsopoli.


La persistenza della stigmatizzazione mediatica

Luciano Moggi continua a essere rappresentato come il simbolo di un'epoca controversa. Giraudo rimane, nell'immaginario collettivo, una figura associata a responsabilità che il tempo non ha mai davvero riconsiderato. La Juventus, a distanza di vent'anni, è ancora la società esposta con maggiore severità.

La narrazione non si è evoluta. Non si è attenuata. Non ha mai concesso una revisione critica. Il marchio mediatico non è stato rimosso.


Il garantismo a geometria variabile

Il contrasto con il trattamento riservato ad altre società è evidente.

Andrea Agnelli è stato associato a vicende delicate e complesse, spesso raccontate con toni che non lasciavano spazio a sfumature. La questione della "doppia curva" dell'Inter è stata rapidamente assorbita dal silenzio. La vicenda giudiziaria di Oriali, legata alla falsificazione dei passaporti, non ha impedito che venisse presentato come figura esemplare, fino a ricoprire ruoli istituzionali di prestigio. Le plusvalenze sono state narrate come un fenomeno esclusivamente juventino, nonostante fossero pratiche diffuse. Lo scandalo dell'acciaio dello stadio è stato attribuito quasi interamente alla Juventus, pur non essendo una responsabilità isolata.

Per alcuni club si parla di "situazioni complesse", "contesti da comprendere", "pressioni esterne". Per altri, la narrazione è immediata, definitiva, priva di attenuanti. Il garantismo non è un principio universale: è un trattamento selettivo.


Le conseguenze umane di Farsopoli

Se oggi si invoca la tutela umana per Rocchi, sostenendo che sia stato segnato dall'esposizione mediatica, allora occorre riconoscere che Farsopoli ha prodotto conseguenze ben più profonde.

Persone che hanno visto la propria reputazione compromessa. Professionisti che hanno pagato un prezzo altissimo sul piano personale. Uomini che non hanno mai ricevuto una difesa pubblica, né un titolo compassionevole.

Tra questi, Scardina, la cui immagine è stata irrimediabilmente danneggiata; Tosatti, colpito sul piano umano e professionale; e molti altri che hanno vissuto anni di isolamento, stigmatizzazione, sofferenza.

La Juventus non è mai stata protetta. I suoi dirigenti non sono mai stati tutelati. Le persone coinvolte non hanno mai ricevuto un racconto che ne riconoscesse la dimensione umana.


Il paradosso contemporaneo

Oggi, mentre Rocchi viene presentato come figura da salvaguardare, la Juventus continua a essere trattata come colpevole perenne. La narrazione non concede equilibrio. Non concede memoria. Non concede equità.

Il passato viene ricordato solo quando riguarda la Juventus. Viene attenuato quando riguarda altri club. Viene reinterpretato quando conviene alla narrazione dominante.


La narrazione decide chi merita tutela e chi deve essere esposto

Il calcio italiano vive da anni all'interno di un sistema mediatico che stabilisce chi debba essere protetto e chi debba essere esposto. Chi meriti comprensione e chi debba essere giudicato senza appello. Chi venga raccontato come vittima e chi come responsabile.

Se oggi si invoca il garantismo per Rocchi, allora è necessario riconoscere che quel garantismo è stato negato alla Juventus per vent'anni. E che le vite travolte da Farsopoli meritano almeno la stessa attenzione che oggi si riserva a chi viene presentato come fragile o vulnerabile.

 
 
 

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