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I LIQUIDATORI DI HONG KONG CONTRO OAKTREE

2 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

La liquidazione di Suning mette in discussione il valore reale dell'Inter


Una narrazione che nasconde altro

Il passaggio di proprietà dell'Inter, raccontato per mesi come una vicenda ormai chiusa, potrebbe riservare sviluppi giudiziari significativi. Per mesi la versione prevalente ha descritto il fondo americano Oaktree come il soggetto che ha rilevato le quote del club dopo le difficoltà della gestione targata Steven Zhang e Suning, presentando la vicenda come conclusa con l'escussione del pegno nel maggio 2024. Una lettura che raccontava l'apertura, per l'Inter, di una fase di maggiore stabilità e rigore finanziario. Un aspetto meno raccontato, emerso dai registri societari internazionali, restituisce però un quadro più articolato, con possibili conseguenze rilevanti per i piani del fondo di Los Angeles.


Il dettaglio che cambia le carte in tavola

Dalle banche dati societarie di Hong Kong emerge un elemento importante, finora poco ripreso dai media italiani. Suning Sports International Limited, l'entità legata alla catena di controllo riconducibile alla famiglia Zhang, si trova ufficialmente in compulsory liquidation: una procedura di liquidazione giudiziale disposta dai magistrati della High Court di Hong Kong. Un dettaglio che non è puramente formale, e che potrebbe avere conseguenze rilevanti per Oaktree.


Perché la tesi del "vantaggio per Oaktree" appare fragile

Una lettura diffusa ha presentato il default di Suning come un fattore favorevole per Oaktree, partendo dal presupposto che un debitore cinese ormai privo di risorse non avrebbe avuto la forza economica per sostenere un contenzioso legale lungo e costoso nei tribunali del Lussemburgo. Una ricostruzione che, alla luce del diritto concorsuale ed esecutivo internazionale, appare però incompleta.


Cosa cambia con la liquidazione giudiziale

Quando una società entra in compulsory liquidation, gli equilibri cambiano in modo sostanziale. Gli organi sociali originari perdono ogni potere decisionale: Steven Zhang e la sua famiglia non hanno più voce in capitolo sul contenzioso. Al loro posto subentrano i liquidatori giudiziali, funzionari nominati dal Tribunale il cui compito istituzionale è recuperare quanto più possibile a beneficio della massa dei creditori, con ogni strumento legale a disposizione.


Il nodo del Patto Marciano

Al centro della vicenda giudiziaria c'è il cosiddetto Patto Marciano, la norma di diritto lussemburghese che ha regolato l'escussione del pegno sulle azioni dell'Inter da parte di Oaktree nel maggio 2024. Il principio alla base è chiaro: un creditore che escute un pegno per rientrare da un debito non pagato non può trattenere un bene che vale più del debito stesso. Se il valore reale dell'asset supera l'ammontare del credito, il creditore ha l'obbligo di far stimare il bene da un perito terzo indipendente e di versare al debitore la differenza, il cosiddetto surplus.


I numeri della contesa

Al momento della scadenza del prestito, il debito accumulato da Suning nei confronti di Oaktree si attestava a circa 395 milioni di euro, tra quota capitale e interessi. Le perizie di parte sostenute da Suning, basate sulle valutazioni di mercato del 2024, stimavano invece il club nerazzurro tra 1,1 e 1,2 miliardi di euro. Sottraendo il debito dal valore stimato del club, emerge una differenza rilevante, una pretesa compensativa che si avvicinerebbe ai 400 milioni di euro, che Suning rivendicherebbe da Oaktree come conguaglio per la cessione del club.


Zhang non è più l'interlocutore

Con un vecchio proprietario alle corde, un accordo extragiudiziale più contenuto sarebbe stato uno scenario plausibile: Steven Zhang aveva un legame diretto con l'Inter e un interesse a chiudere la vicenda in modo rapido e con rapporti civili. Oggi, però, l'interlocutore dall'altra parte del tavolo non è più la famiglia Zhang, ma i liquidatori giudiziali nominati dal Tribunale di Hong Kong.


Il ruolo dei liquidatori giudiziali

I liquidatori non rispondono a logiche di tifo o di rapporti personali con il club: il loro unico obiettivo istituzionale è il soddisfacimento dei creditori della società in liquidazione. Le norme che regolano la procedura sono chiare: un liquidatore che accettasse un accordo significativamente al ribasso rispetto alle pretese legittime rischierebbe un'azione di responsabilità personale davanti ai giudici di Hong Kong, per non aver tutelato adeguatamente i creditori. Questo elemento rende meno probabile una chiusura rapida e concordata della vicenda: per i liquidatori, la pretesa sul surplus del valore dell'Inter rappresenta un asset dell'attivo fallimentare da far valere fino in fondo, nell'interesse di banche, fondi e altri creditori.


Le conseguenze per l'Inter

Questo scenario si allontana quindi dall'idea di una situazione priva di incognite per Oaktree, trasformando una possibile trattativa in un contenzioso che potrebbe protrarsi nel tempo. A risentirne, nel frattempo, potrebbe essere la gestione ordinaria del club, con ricadute anche sui tifosi, che restano in gran parte all'oscuro dei dettagli di questa vicenda giudiziaria.


Uno scenario ancora aperto

La linea particolarmente prudente tenuta dal fondo americano sul mercato dei trasferimenti potrebbe trovare spiegazione proprio in questo contenzioso. Oaktree si trova, di fatto, con una spada di Damocle da circa 400 milioni di euro sopra la testa: finché i giudici lussemburghesi non avranno stabilito il valore peritale definitivo dell'Inter, e finché il procedimento con i liquidatori di Hong Kong resterà aperto, per il fondo ogni scelta economica richiede probabilmente particolare cautela, con la liquidità aziendale che assume un peso rilevante in vista di un possibile esito giudiziario oneroso. L'Inter si trova quindi al centro di un intreccio tra i tribunali di Hong Kong, i giudici del Lussemburgo e le strategie di un fondo che punta a tutelare il proprio investimento. Una vicenda che, salvo sviluppi diversi, appare destinata a richiedere ancora tempo prima di una soluzione definitiva.

 
 
 

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