L'UOMO DEL CODICE: VIGLIONE, LA FIGC E IL LEGAME CON L'INTER
Il caso Oaktree svela le lacune del Codice di Giustizia Sportiva
Il passo indietro di Oaktree
Il pericolo, almeno per il momento, è stato scampato. Alla scadenza dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti per la media company della Lega Serie A, il fondo statunitense Oaktree ha deciso di fare un passo indietro e non depositare alcuna proposta formale. Una ritirata strategica che evita, per ora, un cortocircuito istituzionale senza precedenti nel calcio italiano, ma che lascia del tutto inalterata la gravità strutturale del problema. L'idea che il fondo proprietario dell'Inter dal duemilaventiquattro potesse acquisire una quota strategica del veicolo destinato a gestire, commercializzare e distribuire i ricavi dei diritti televisivi e commerciali dell'intero massimo campionato ha sollevato un polverone mediatico e normativo di proporzioni notevoli.
La reazione social e un passaggio rivelatore
A rendere la vicenda ancora più singolare è stata la reazione dell'ambiente mediatico vicino alle vicende nerazzurre. Sull'argomento si è espresso anche uno dei profili social più seguiti tra quelli dedicati ai temi economico-sportivi, noto su X come pap1pap. In un post diventato immediatamente virale e ampiamente discusso, l'autore ha provato a spostare l'attenzione facendo ricorso al classico argomento del "così fan tutti", tirando in ballo presunti legami tra il fondo Bain Capital e l'Atalanta per sostenere che la stampa userebbe due pesi e due misure. È però nel finale del suo stesso ragionamento che è emerso un passaggio rivelatore. Spinto dalla foga difensiva, l'account pap1pap ha scritto testualmente che il conflitto d'interessi sarebbe evidente sia per Oaktree che per Bain, e che quindi o cedono la società o partecipano al business della Lega.
Un'ammissione significativa. Quando anche i sostenitori più attivi dell'area nerazzurra arrivano a mettere nero su bianco che per fare affari con la cassaforte della Lega Serie A bisognerebbe prima vendere il club, significa che l'incompatibilità dell'operazione era evidente a molti osservatori. Ma questo porta dritto all'interrogativo cruciale, il vero nodo politico e normativo che riguarda la Federazione Italiana Giuoco Calcio: com'è possibile che un conflitto d'interessi così evidente, riconosciuto perfino dai tifosi meno critici, non trovi alcun tipo di sbarramento, divieto o sanzione preventiva all'interno delle carte federali?
Il nodo normativo mai risolto
La risposta si trova nelle numerose zone grigie del Codice di Giustizia Sportiva. Un testo normativo con lacune significative, che nel tempo ha consentito alla società interista di muoversi nelle pieghe dei regolamenti, aggirando i paletti etici e superando i conflitti d'interesse attraverso soluzioni procedurali non sempre lineari. Non si tratta necessariamente di sviste redazionali o di pigrizia legislativa, quanto di un impianto normativo che, secondo diversi osservatori, avrebbe garantito nel tempo un'applicazione della legge sportiva particolarmente elastica in determinati casi.
Il regista del sistema: Giancarlo Viglione
L'artefice, tra i principali responsabili di questo impianto normativo, è l'avvocato Giancarlo Viglione. Per anni figura di riferimento dell'Ufficio Legislativo della FIGC, Viglione è stato un collaboratore stretto e il consigliere giuridico di fiducia dell'ex presidente federale Gabriele Gravina. È stato proprio Viglione a gestire la riscrittura e la manutenzione ordinaria del codice di giustizia sportiva. Ed è analizzando il suo percorso personale, le sue frequentazioni, le sue uscite pubbliche e alcune sue presenze pubbliche che la struttura di quel testo rivela, secondo i critici, la sua natura di tutela non sempre uniforme.
Un legame mai nascosto
La vicinanza d'ambiente e la passione di Viglione per i colori dell'Inter non sono mai state un mistero nei palazzi del potere sportivo. Le sue presenze a bordo campo durante i festeggiamenti ufficiali dello scudetto della squadra milanese rappresentano soltanto l'aspetto più visibile di un legame mai nascosto. Un'affinità che nel tempo si è tradotta in scelte istituzionali discusse, come l'incontro avvenuto a Milano presso il ristorante The Wild. Un incontro riservato in cui, secondo quanto riportato, sarebbero state discusse le linee gestionali e procedurali relative al patteggiamento riguardante il delicato caso delle curve e dei rapporti tra ambienti del tifo organizzato e tesserati nerazzurri.
Le ombre delle indagini
Ancora più delicata appare la posizione di Viglione nell'ambito dei filoni d'indagine e delle intercettazioni legate allo scandalo di Interòpoli e al tema delle pressioni sulla sala VAR di Lissone e sulle designazioni arbitrali. L'episodio più discusso è emerso grazie alle intercettazioni e ai retroscena investigativi riportati dalla Cospia, che avrebbero collocato il responsabile dell'Ufficio Legislativo federale in una situazione quantomeno delicata. Il giorno immediatamente successivo alla sua formale audizione davanti al Pubblico Ministero Maurizio Ascione nelle aule della Procura di Milano, Viglione sarebbe stato intercettato all'interno del noto hotel romano Parco dei Principi.
A quel tavolo riservato, secondo quanto riportato, si sarebbe trovato a colloquio con Beppe Marotta e con il legale di fiducia dell'Inter. Un incontro avvenuto all'indomani di un atto istruttorio giudiziario di primaria importanza, che ha sollevato interrogativi rilevanti sull'effettiva terzietà e sull'indipendenza di chi avrebbe dovuto tutelare la neutralità delle istituzioni rispetto ai singoli club. Una condotta che, in altri contesti, avrebbe potuto sollevare richieste di chiarimento immediate, ma che nel sistema federale non ha avuto conseguenze concrete.
I costi per le casse federali
A confermare le criticità nella gestione dell'Ufficio Legislativo guidato da Viglione ci sono anche i costi sostenuti direttamente dalle casse federali. Va ricordata la vicenda del contenzioso con l'Antitrust sui tornei giovanili, dove la FIGC è stata condannata per abuso di posizione dominante a restituire e pagare una sanzione di circa quattro virgola uno milioni di euro. Un danno rilevante, scaturito da un errore procedurale e da scadenze non rispettate dalla struttura legale guidata da Viglione, che ha consentito il ripristino di una multa precedentemente sospesa. Una vicenda di fronte alla quale la FIGC non ha mai chiesto alcun risarcimento danni o rivalsa al proprio avvocato, spingendo la Fondazione Jdentità Bianconera a promuovere un'azione formale per denunciare il danno patrimoniale e l'omessa vigilanza dei vertici.
Un nuovo assetto di potere
Oggi, tuttavia, il quadro politico e gli equilibri di potere sono cambiati in modo significativo. Gabriele Gravina non ricopre più la carica di presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio e l'avvento della nuova presidenza guidata da Giovanni Malagò ha ridisegnato la mappa dei comandi, modificando equilibri che sembravano consolidati. Pur essendo riuscito a mantenere il proprio ruolo a capo dell'Ufficio Legislativo, Viglione ha visto ridursi in modo significativo la propria sfera di influenza politica e strategica.
Il segnale più chiaro di questo ridimensionamento si è consumato in occasione dell'assegnazione della carica di Segretario Generale della FIGC, la figura che rappresenta a tutti gli effetti il Capo di Gabinetto del governo federale. Viglione era il candidato naturale, sostenuto dall'asse politico guidato da Beppe Marotta, per completare il controllo sulla macchina amministrativa. Ma la scelta di Malagò ha sorpreso le aspettative della cordata nerazzurra: la nomina è andata infatti all'avvocato Luca Bergamini, ex dirigente del Bologna. Una sconfitta politica significativa per le aspirazioni di Viglione e dei suoi sostenitori.
Un'eredità ancora operativa
Tuttavia, nonostante Oaktree abbia momentaneamente ritirato la propria candidatura per i diritti tv e Viglione abbia perso parte del controllo operativo, l'eredità di quel Codice di Giustizia Sportiva, scritto con non poche lacune, rimane pienamente operativa. Una rete normativa che continua a offrire, secondo i critici, margini interpretativi a chi sa muoversi tra gli spazi lasciati aperti dal regolamento. La dimostrazione, per molti osservatori, che finché quel codice non verrà rivisto in modo sostanziale, il calcio italiano resterà esposto al rischio di un sistema percepito come non del tutto equilibrato nei confronti di tutti i club.




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