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Caso arbitri, tutti parlano di Ielo.

  • Immagine del redattore: Antonio
    Antonio
  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min
Forse stanno guardando dalla parte sbagliata

Paolo Ielo è uno di quei magistrati la cui presenza, da sola, sposta il baricentro di un’indagine. Ha diretto il pool reati contro la pubblica amministrazione a Roma, ha gestito procedimenti che hanno toccato vertici istituzionali e apparati sensibili dello Stato, e ha costruito una reputazione di rigore che non lascia spazio a letture accomodanti. Quando un procuratore aggiunto con questo profilo entra in un fascicolo, il segnale che normalmente arriva all'esterno è quello di una presa in carico diretta e consapevole delle scelte che dovranno essere compiute.


Nelle ultime ore si è diffusa una lettura quasi automatica: l’ingresso del procuratore aggiunto Paolo Ielo nel fascicolo sul sistema arbitrale sarebbe un segnale di raffreddamento dell’indagine, quasi che la presenza di un magistrato più esperto fosse la premessa naturale per un ridimensionamento delle contestazioni. È una lettura possibile, certo, ma non è affatto l’unica e, a ben vedere, non è neppure la più coerente con ciò che sta realmente accadendo dentro la Procura di Milano.


Per comprendere il senso di questo passaggio bisogna partire da un dato che molti commentatori stanno dando per scontato, ma che merita una precisazione. Il trasferimento di Maurizio Ascione all’EPPO non è ancora formalizzato: il decreto di nomina del ministro Nordio non risulta, ad oggi, pubblicato e quindi non risulta ancora pubblicamente perfezionato il suo passaggio a Roma. Finché il trasferimento non risulta formalmente perfezionato e conoscibile all'esterno, Ascione continua a esercitare pienamente le proprie funzioni di pm presso la Procura di Milano. E questo dettaglio, che dettaglio non è, cambia radicalmente la lettura degli eventi. Perché se il trasferimento non risulta ancora formalmente perfezionato e conoscibile all'esterno, l’ingresso di Ielo non è un atto dovuto, non è un passaggio obbligato, non è una procedura automatica. È una scelta. E se è una scelta, può essere letta più come una decisione di rafforzamento e presa in carico del fascicolo che come un segnale di progressivo disimpegno. È una decisione organizzativa dell’ufficio, non una conseguenza burocratica. E questo, per chi conosce la dinamica interna delle procure, è un segnale molto più interessante di quanto la narrativa giornalistica stia lasciando intendere.


La stampa, in particolare quella che negli ultimi giorni ha raccontato la vicenda con toni rassicuranti, sta anticipando un passaggio istituzionale che non è ancora avvenuto e lo sta usando per costruire una cornice di “fase finale”, “passaggio di consegne”, “chiusura imminente”, quando in realtà non c’è alcun atto formale che renda obbligatorio un passaggio di consegne. È un modo di raccontare le cose che semplifica, certo, ma che non restituisce la realtà. E la realtà è che la Procura avrebbe potuto tranquillamente attendere la formalizzazione del decreto, lasciare il fascicolo in sospeso e affidarlo successivamente a un nuovo magistrato. Non è ciò che è accaduto.


La scelta di affiancare ad Ascione un procuratore aggiunto come Paolo Ielo, uno dei magistrati più autorevoli dell’ufficio, e di sottoporre contestualmente il fascicolo all’attenzione del procuratore capo Marcello Viola, non è un gesto di routine. È un atto di presa in carico istituzionale. Quando un procuratore aggiunto entra formalmente come coassegnatario, quando il procuratore capo visiona personalmente gli atti e quando il magistrato titolare potrebbe lasciare l’ufficio nelle prossime settimane, significa che l’indagine sta entrando in una fase di definizione, non di spegnimento. È un movimento che appartiene più alla logica della responsabilità che a quella della chiusura, più alla volontà di assumere una posizione chiara che a quella di lasciar evaporare un fascicolo scomodo.


È in questo contesto che va interpretata anche la formula, ripetuta da più giornali, secondo cui “non sono emersi elementi di novità”. Una frase che molti hanno scambiato per un giudizio di merito, come se la Procura avesse certificato la debolezza del fascicolo. In realtà è una fotografia dello stato attuale: non ci sono nuovi indagati, non ci sono nuovi filoni, non ci sono nuove iscrizioni. Ma le contestazioni già mosse restano tutte lì, intatte e non ridimensionate. Tre capi di imputazione per concorso in frode sportiva a carico di Rocchi, due relativi alle designazioni “gradite” o “sgradite” all’Inter e uno alla “bussata” alla sala VAR; l’indagine su Gervasoni per il filone delle interferenze; la posizione di Nasca e Di Vuolo per Inter–Verona; l’episodio della presunta combine del 2 aprile 2025. Nulla è stato tolto, nulla è stato archiviato, nulla è stato alleggerito. E nulla, soprattutto, è stato dichiarato chiuso.


C’è poi un ulteriore elemento che merita attenzione, perché dice molto più sulla comunicazione che sull’indagine. In questi giorni alcuni organi di stampa hanno presentato l’ingresso di Ielo come un passaggio “obbligato” in vista della partenza di Ascione, dando per scontato un decreto di nomina che non esiste ancora. È un modo di raccontare che non solo anticipa la realtà, ma la inserisce in una chiave interpretativa secondo cui l'indagine sarebbe ormai in fase discendente, priva di ulteriori sviluppi, destinata a chiudersi senza scossoni.L'effetto oggettivo di questa impostazione narrativa è quello di spostare l'attenzione dall'evoluzione dell'indagine alla posizione del magistrato titolare, riducendo il peso del dibattito sugli atti e aumentandolo sul contesto procedurale. È una forma di gestione mediatica dell’incertezza, più che una descrizione fedele dello stato del fascicolo. E in un contesto in cui la Procura è chiamata a definire le proprie determinazioni, questa narrativa rischia di apparire più come una gestione comunicativa dell'incertezza che come una vera analisi dello stato del fascicolo.


In questo contesto, la notizia finisce per produrre un effetto comunicativo molto preciso: può produrre l'effetto di pre-incorniciare e attenuare preventivamente l'impatto di eventuali atti potenzialmente rilevanti che potrebbero essere in procinto di uscire, spostando l’attenzione dalla sostanza dell’indagine alla presunta “legittimità” del pm titolare. Il risultato è quello di suggerire, implicitamente, che nuovi avvisi di garanzia o persino un rinvio a giudizio potrebbero essere letti come l’iniziativa di un magistrato considerato in uscita e dunque meno autorevole o meno pienamente titolato ad agire. È una dinamica comunicativa molto comune nelle fasi calde delle indagini: quando non si ha accesso agli atti e si percepisce che possano arrivare sviluppi significativi, la narrazione tende a costruire una cornice preventiva che attenui l’impatto della notizia, introduca un dubbio sulla titolarità dell’azione e offra un appiglio interpretativo a chi dovrà difendersi pubblicamente. Non è necessario attribuire intenzioni per riconoscere che l’effetto complessivo è quello di incidere sulla percezione pubblica della forza istituzionale degli atti, qualunque essi siano.


Ed è proprio in questa prospettiva che assume rilievo un altro passaggio che molti stanno sottovalutando. Se tra qualche settimana dovesse arrivare un avviso di conclusione delle indagini firmato congiuntamente da Ascione e Ielo, quel documento avrebbe un peso diverso rispetto a un atto sottoscritto dal solo pm titolare. Sarebbe più difficile liquidarlo come l’iniziativa isolata di un singolo magistrato, così come sarebbe più difficile interpretare una richiesta di archiviazione come un gesto di prudenza politica. La presenza di due firme, soprattutto se una delle due è quella di un procuratore aggiunto con l’esperienza di Ielo, conferisce all’atto una forza istituzionale che va oltre il merito delle contestazioni e che rende più solida qualunque scelta verrà compiuta, sia essa il mantenimento delle contestazioni, una loro riformulazione o una loro archiviazione. Una firma congiunta renderebbe molto più difficile contestare la continuità dell'azione dell'ufficio o ridurre l'atto all'iniziativa del solo magistrato titolare perché la co‑assegnazione del fascicolo rende pienamente legittima la firma congiunta di Ascione e Ielo su qualunque atto, incluso un eventuale rinvio a giudizio. Una soluzione che, proprio per la sua forza istituzionale, neutralizzerebbe in radice ogni tentativo di spostare il dibattito dalla sostanza delle contestazioni alla presunta legittimità del magistrato titolare.


Il punto vero è un altro: nei prossimi mesi Ascione e Ielo saranno chiamati a definire il procedimento. È un passaggio obbligato, non un segnale politico. Un’indagine non può restare sospesa nel vuoto mentre il pm titolare potrebbe lasciare l’ufficio, e la presenza di un coassegnatario serve proprio a garantire continuità, coerenza e responsabilità istituzionale. È in questa prospettiva che l’ingresso di Ielo assume un significato diverso da quello che molti gli stanno attribuendo: non un gesto di raffreddamento, ma un gesto di consolidamento. Se la Procura avesse voluto semplicemente accompagnare l’indagine verso una lenta archiviazione, non avrebbe avuto alcun bisogno di coinvolgere un magistrato del suo calibro. Avrebbe potuto limitarsi a lasciare che il fascicolo attendesse tempi migliori. Il fatto che abbia scelto di rafforzarlo indica invece la volontà di assumere una posizione chiara e condivisa prima del passaggio di consegne.


Naturalmente tutto questo non dice nulla sulla fondatezza delle accuse. Saranno gli atti, le intercettazioni, le testimonianze e le valutazioni giuridiche a stabilire se le contestazioni reggeranno o meno. Ma dice qualcosa sulla considerazione che la Procura sembra attribuire al fascicolo. E oggi, alla luce degli elementi disponibili, l’ingresso di Paolo Ielo appare meno come un segnale assolutorio e più come il segno di una presa in carico piena, consapevole e istituzionalmente solida dell’inchiesta da parte dei vertici dell’ufficio milanese.

 
 
 

1 commento


Fanio Di Noi
Fanio Di Noi
5 giorni fa

Ho la netta sensazione che il fatto è molto grosso ( come già detto in un post su X. Molti hanno confuso le parole "affiancamento" e "sostituzione".

Però la domanda è d'obbligo. È possibile che il fascicolo dell'inchiesta di Ascione abbia preso una piega che tale da unirsi anche alla vicenda Inter-Comune-San Siro?

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