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Zazzaroni, la Procura e le designazioni

Il filo invisibile tra stampa e arbitri
Le date che incastrano il contesto

Il Corriere dello Sport pubblica il suo articolo il 5 aprile 2026, all’indomani di Milan–Empoli (giocata il 4 aprile 2026 a San Siro). In quelle righe, il quotidiano anticipa le prossime designazioni arbitrali:

“Chiusa la partita di ieri sera, Rocchi potrà mettere la ceralacca sulle dsignazioni, la cui griglia è già pronta ma si aspettava l’esito del match di San Siro per poterla ufficializzare.”

Un dettaglio che oggi, alla luce dell’inchiesta milanese su Arbitropoli, assume un peso decisivo.

Il pezzo cita anche Ayroldi e Doveri, “indiziati per Parma Inter con Rapuano”, segnalando che le scelte erano già delineate prima dell’ufficializzazione.


Il nodo delle designazioni

La frase del Corriere dello Sport. rivela un meccanismo preciso: le designazioni venivano congelate in attesa dell’esito di una  partita. Un comportamento anomalo per un sistema che dovrebbe garantire neutralità e indipendenza.

Il riferimento diretto a Rocchi, designatore allora sotto indagine per frode sportiva in concorso con rappresentanti dell’Inter, rafforza il sospetto di un coordinamento informativo tra AIA e stampa.

 

Ma Perché Zazzaroni è stato chiamato come testimone

La Procura di Milano, guidata da Ascione e Ielo, ha convocato Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, come testimone. Non per le sue opinioni, ma per le informazioni pubblicate dal suo giornale.

Tre ipotesi spiegano la scelta:

 

  1. Accesso privilegiato alle designazioni: il Corriere anticipava nomi e griglie arbitrali prima delle comunicazioni ufficiali AIA.


  1. Verifica delle fonti: gli inquirenti vogliono capire da chi provenivano quelle informazioni e se vi fosse un canale diretto con Rocchi o con ambienti federali.


  1. Ruolo mediatico nel condizionamento: la Procura indaga anche sull’influenza della stampa  sportiva nel creare un clima favorevole o ostile verso determinate decisioni arbitrali.

 

Zazzaroni, dunque, è stato ascoltato non come indagato, ma come testimone qualificato, per chiarire l’origine delle anticipazioni e il loro eventuale legame con la catena decisionale arbitrale.

 

Un dettaglio che pesa

Il passaggio “si aspettava l’esito del match di San Siro per poterla ufficializzare” è la chiave dell’intero caso. Significa che l’esito di Milan–Empoli influiva sulle designazioni successive, tra cui Parma–Inter.

Un sistema che, se confermato, metterebbe in discussione l’autonomia dell’AIA e la trasparenza  delle scelte arbitrali.

 

Conclusione

L’articolo del Corriere dello Sport del 5 aprile 2026 non è solo una cronaca sportiva: è una traccia investigativa. La Procura l’ha letta come un indizio di comunicazione impropria tra chi decide le designazioni e chi le racconta.

Ecco perché Zazzaroni è stato chiamato: per spiegare come il suo giornale sapeva ciò che nessuno avrebbe dovuto sapere. 


Aggiornamento: l’audizione del 12 maggio 2026

Il 12 maggio 2026 Ivan Zazzaroni è stato effettivamente ascoltato come testimone dal pm Maurizio Ascione, titolare del fascicolo per frode sportiva. Secondo quanto riportato da Fanpage e da Il Fatto Quotidiano, l’audizione è durata circa due ore ed è stata incentrata sul filone relativo alle presunte designazioni arbitrali pilotate a favore dell’Inter, contestate all’ex designatore Gianluca Rocchi. Il giornalista non risulta indagato: è stato sentito, come specificato dalle fonti, in qualità di persona informata sui fatti.


I due filoni dell’inchiesta

Le fonti concordano nell’indicare che l’inchiesta della Procura di Milano si sviluppa su due binari paralleli:

 

  1. Le cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone, ovvero presunte pressioni o interferenze esterne per condizionare le decisioni arbitrali durante la scorsa stagione di campionato.

  2. Lesospette designazioni pilotate a favore dell’Inter, filone su cui si sarebbe concentrata in particolare l’audizione di Zazzaroni.

 

Su questo secondo fronte, Fanpage riporta due episodi citati dagli inquirenti: la designazione di Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia 2024-2025 tra Inter e Milan, che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe servita a “schermare” un arbitro considerato poco gradito al club nerazzurro; e la designazione di Andrea Colombo, indicato come arbitro gradito all’Inter, per Bologna-Inter del 20 aprile 2025. Le stesse fonti sottolineano che si tratta di ipotesi investigative, non di fatti accertati.

 

L’autosospensione di Rocchi

Il 25 aprile 2026 Gianluca Rocchi si è autosospeso dall’incarico di designatore arbitrale, in seguito alla nascita dei due filoni d’indagine sopra descritti. È, ad oggi, il fatto politico-sportivo di maggior rilievo emerso dall’inchiesta.

 

Chi altro è stato ascoltato

Prima di Zazzaroni, in Procura è stato sentito anche l’avvocato Giancarlo Viglione, responsabile delle Relazioni istituzionali e dell’Ufficio legislativo della FIGC, la cui testimonianza avrebbe fornito agli inquirenti — secondo Il Giorno — uno “spaccato importante” sul tema delle bussate alla sala Var. Al momento, secondo quanto riportato dalle fonti, gli unici iscritti nel registro degli indagati risultano essere arbitri e addetti Var: non risultano coinvolti dirigenti di club.

 

La posizione di Zazzaroni

Zazzaroni ha più volte respinto pubblicamente, anche sui social, ogni ipotesi di coinvolgimento dell’Inter nella vicenda, definendo la questione priva di fondamento rispetto al club nerazzurro. Resta comunque, allo stato attuale, un testimone e non un indagato.

 

Nota

Gli atti dell’inchiesta sono coperti da segreto investigativo. Le ricostruzioni riportate sopra derivano da fonti giornalistiche (Fanpage, Il Fatto Quotidiano, Il Giorno, Calcio e Finanza) e vanno intese come ipotesi al vaglio della magistratura, non come fatti giudizialmente accertati.

 
 
 

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