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Maldini, Orsato e il declino di Marotta

Il potere non è più suo.

Paolo Maldini nuovo dt della Nazionale non è una semplice nomina: è un atto politico. Un segnale diretto, frontale, quasi provocatorio. E soprattutto è la conferma che il nuovo Presidente Federale ha deciso di non piegarsi alle logiche di potere che per anni hanno ruotato attorno a Giuseppe Marotta, considerato — e raccontato — come il vero regista del calcio italiano.

 

Maldini come Orsato: i nomi che non piacciono a Marotta

La dinamica è identica a quella vissuta con Daniele Orsato. Un arbitro di peso, non allineato, non “comodo”, che negli anni in cui non era funzionale alle strategie dominanti è stato spedito in Serie C. Non per demerito tecnico: per incompatibilità politica.

Ora tocca a Maldini. Un altro nome che non rientra nella lista dei graditi. Un altro segnale che il Presidente Federale non ha alcuna intenzione di farsi dettare l'agenda da chi, per anni, ha influenzato equilibri, rapporti, designazioni e narrazioni.

 

Il prossimo CT: il colpo di grazia

La vera bomba deve ancora esplodere: la scelta del nuovo Commissario Tecnico. Se il Presidente dovesse optare per un profilo non gradito a Marotta, non compiacente, non organico alle sue logiche, allora il quadro sarebbe definitivo: il potere del dirigente più influente del Paese non è più determinante.

Per anni si è raccontato che Marotta fosse il dominus del sistema:

 

•      ascoltato dai vertici federali,

•      temuto dai club,

•      rispettato dagli arbitri,

•      capace di orientare nomine e decisioni.

Oggi, invece, due scelte consecutive — Orsato e Maldini — vanno nella direzione opposta.

 

Sta perdendo colpi?

La domanda è inevitabile. E soprattutto è legittima.

 

Quando un Presidente Federale, appena insediato, compie due mosse così pesanti contro la linea di gradimento del dirigente più potente del calcio italiano, significa che qualcosa è cambiato. Che il vento non soffia più nella stessa direzione. Che il sistema non è più disposto a farsi dettare le scelte da un singolo uomo.

Gli insider lo ripetono da settimane: il nuovo Presidente non si fa influenzare. E i fatti, oggi, lo confermano.


Il potere non è eterno

Marotta ha costruito un impero. Ha dominato rapporti, equilibri, narrazioni. Ha avuto un peso politico superiore a quello di molti presidenti di club. Ma il calcio italiano, dopo anni di tensioni, scandali, inchieste e sospetti, sembra aver imboccato una strada diversa: una strada che non passa più dal suo ufficio.

La nomina di Maldini è un atto di rottura. La scelta del CT potrebbe essere l'atto finale.

 

E allora sì, la domanda diventa inevitabile: Marotta sta perdendo colpi? O, più semplicemente, il sistema ha deciso che è arrivato il momento di ridimensionare il suo ruolo?

 

Conclusione

Il calcio italiano è entrato in una fase nuova. Non sappiamo se sarà migliore, ma è certamente diversa. E il segnale politico è chiarissimo: il Presidente Federale non è un esecutore delle volontà di Marotta.

E questo, nel panorama degli ultimi vent'anni, è una rivoluzione.

 

 
 
 

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