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X FILES, UBO.

21 apr
Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 22 apr

La Fondazione Jdentità Bianconera pone la domanda che le istituzioni non vogliono sentire


Vi sono domande che disturbano non perché siano sbagliate, ma perché sono giuste. «Chi è il vero proprietario dell'FC Internazionale Spa?» È questa la domanda che la Fondazione Jdentità Bianconera — organizzazione di avvocati e professionisti del diritto costituita a tutela dei tifosi juventini e della legalità nel calcio italiano — ha posto con un comunicato pubblicato oggi, 21 aprile 2026. Una domanda apparentemente banale. Eppure, a guardar bene, nessuno sembra volerle rispondere.


I fatti: Brookfield, Oaktree e la catena che non si vede


Il comunicato della Fondazione parte da un dato accertato e documentato. Alla fine del 2025, poco prima della svendita di un quartiere di Milano comprendente il Meazza, il colosso canadese Brookfield Asset Management ha acquisito per 3 miliardi di dollari il restante 26% delle quote del fondo statunitense Oaktree Capital Management — che a sua volta aveva escusso le quote dell'Inter da Suning nel maggio 2024. Con questa operazione, Brookfield ha incamerato il controllo formale e totale, pari al 100%, dell'Inter.


Il beneficiario effettivo dell'Inter non è più Oaktree, bensì un superfondo canadese quotato alla Borsa di New York e a quella di Toronto, con circa 1 trilione di dollari di asset in gestione. Non un soggetto qualunque: un colosso globale che opera su infrastrutture, immobili e transizioni energetiche su scala planetaria.

Ma c'è un problema, e non è di poco conto. Con il subentro di Brookfield, mai neanche lontanamente comparsa negli atti ufficiali del Comune di Milano pubblicati sul sito web dell'amministrazione, non è dato sapere quale sarà la catena di comando della nuova entità, né quali saranno gli UBO — gli Ultimate Beneficial Owners, i titolari effettivi — della vasta operazione immobiliare.

La domanda della Fondazione JB, dunque, non è retorica. È tecnica, giuridicamente precisa, e rimasta senza risposta.



La vendita di San Siro e l'istruttoria che non c'è stata


Per capire la gravità della situazione, occorre ricostruire il contesto. Nella relazione redatta prima della vendita di San Siro, il consulente del Comune, il prof. avv. Alberto Toffoletto, aveva individuato dieci soggetti giuridici beneficiari effettivi dell'operazione, tutti di diritto lussemburghese. Tra questi: Grand Tower Sarl, Grand Sunshine Sarl, Lionrock Zuqiu Ltd, Great Horizon Sarl, e una serie di entità OCM Luxembourg, oltre a Oaktree Opportunity Fund XI. Per ciascuna di queste società erano indicate cinque persone fisiche iscritte nel registro lussemburghese dei beneficiari effettivi.


Un labirinto societario, dunque. Ma almeno, in quel momento, mappato. Il problema è ciò che è accaduto dopo: tra la delibera consiliare del 30 settembre 2025 e il rogito del 5 novembre 2025, Brookfield Asset Management aveva completato l'acquisizione del 100% di Oaktree. Il dato relativo al titolare effettivo era diventato, a quel punto, sconosciuto al Consiglio Comunale di Milano, che aveva autorizzato la vendita sulla scorta di un accertamento ormai superato.



Che cosa cambia

Non cè dubbio della necessità di un nuovo accertamento, di una nuova istruttoria prima della vendita degli immobili di proprietà del Comune di Milano.

Scrive il Sole24Ore in un articolo del 31.10.2025 a firma di Stefano Elli dal titolo "L’Inter passa a Brookfield, chi sono ora i beneficiari effettivi".


"Che cosa cambia rispetto alla situazione precedente? Poco nella sostanza parecchio nella forma: di fatto è mutato il beneficiario effettivo dell’operazione: non più Oaktree ma un altro soggetto, un superfondo di origini canadesi, quotato alla Borsa di New York e su quella di Toronto, con due trilioni di dollari di fondi in gestione e ramificazioni in ogni dove, isole (Cayman) comprese".


Della necessità della individuazione dei beneficiari/titolari effettivi scrisse anche l'Avv. Michele La Francesca, punto di riferimento "giuridico" dei tifosi interisti, che in data 01.11.2025, a quattro giorni dalla stipula dell'atto pubblico di vendita di San Siro, sulla pagina www.fcinter1908.it dichiarò:

"Ribadisco che non cambierà nulla sulle scelte gestionali dell’Inter. L’unica incombenza è che entro 15 giorni va fatta la comunicazione dei nuovi beneficiari effettivi ai sensi dell’art.20 bis delle NOIF per la verifica dei requisiti di onorabilità".

La scelta di procedere comunque non è stata casuale: una nuova verifica avrebbe fatto slittare la firma a una data successiva al 10 novembre, data dopo la quale sarebbe scattato il vincolo su San Siro che ne avrebbe impedito la demolizione.

Il comunicato della Fondazione Jdentità Bianconera mette il dito esattamente su questa ferita: l'istruttoria sugli UBO, che pure era stata avviata per Oaktree, non è stata estesa a Brookfield. E — dettaglio dirompente — quella su Oaktree era stata condotta in larga parte sulla base di autocertificazione. Per quanto riguarda il Milan, il Comune non aveva ottenuto una dichiarazione in merito alla modalità di assunzione delle decisioni gestorie, ma un'autocertificazione che confermava l'UBO finale. Lo stesso criterio era stato applicato alla sponda nerazzurra.


Abodi lo aveva detto: «La struttura proprietaria deve arrivare fino al beneficiario finale»

Il paradosso più acuto di questa vicenda è che il problema era già stato sollevato pubblicamente — e dalla voce di un ministro della Repubblica. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, intervistato da Report su Rai 3, aveva dichiarato che i controlli sulle società di calcio devono riguardare «anche la struttura proprietaria dei club che deve arrivare fino al beneficiario finale, come prevedono le norme federali: deve esserci trasparenza». E alla domanda se se ne sentisse il bisogno, aveva risposto: «Se ne sentiva il bisogno perché c'è una norma interna alle regole della Federcalcio, ma probabilmente non c'è stata un'applicazione della norma sistematica, puntuale, efficace, trasparente».


Parole pesanti. Parole che descrivono con precisione chirurgica esattamente ciò che è accaduto con Brookfield e San Siro. Eppure quelle parole sono rimaste sospese nel vuoto. Le istituzioni preposte — FIGC, Comune di Milano, CONI — non hanno mosso un dito per verificare chi fossero, concretamente, i nuovi titolari effettivi dell'Inter al momento del rogito.


Le ombre su Brookfield: da Raffaelli alla SEC


Il comunicato della Fondazione JB non si limita a sollevare il problema della catena proprietaria. Entra nel merito del profilo del soggetto che oggi controlla l'Inter, e lo fa citando procedimenti di pubblico dominio.

Josh Raffaelli, ex managing partner di Brookfield, ha intentato una causa presso la Corte Superiore della Contea di San Mateo in California, accusando il fondo di frode, cattiva gestione, ritorsioni e tentata corruzione. Raffaelli sostiene di essere stato licenziato dopo aver segnalato alla SEC presunte irregolarità nelle fusioni di alcuni fondi di investimento e pratiche scorrette a danno dei clienti, tra cui fondi pensione di agenti di polizia e vigili del fuoco.

Raffaelli afferma che Brookfield gli aveva offerto compensi potenzialmente nell'ordine dei 46 milioni di dollari per convincere i propri investitori ad approvare la fusione con Pinegrove Capital Partners, operazione che lui interpretò come un tentativo di corruzione. L'avvocato di Raffaelli ha dichiarato che «Brookfield ha tradito ripetutamente la fiducia e gli interessi dei suoi investitori, e ha poi licenziato il dipendente che ne aveva contestato il comportamento». Brookfield ha definito la causa «assolutamente priva di merito».

Non è l'unico procedimento. Brookfield è stata coinvolta in complessi arbitrati internazionali relativi alla concessione "Rutas de Lima" in Perù, dove i querelanti hanno tentato di annullare contratti sostenendo che i partner precedenti avessero pagato tangenti. Le operazioni brasiliane di Brookfield sono state oggetto di un'indagine da parte della SEC e della magistratura sudamericana per presunte tangenti pagate a funzionari locali per ottenere permessi edilizi a San Paolo.


Inchieste e cause non equivalgono a condanna. La presunzione di innocenza vale per tutti. Ma la questione che pone la Fondazione JB è di natura procedurale, non penale: quando si vende un bene pubblico — un intero quartiere di Milano, lo stadio più celebre d'Italia — a soggetti con strutture societarie così articolate e con procedimenti aperti nelle giurisdizioni internazionali, è legittimo — è doveroso — sapere con esattezza chi siano i titolari effettivi. E quella verifica non è stata fatta.



L'omertà delle istituzioni: un silenzio che pesa


La Procura di Milano ha aperto un'indagine per turbativa d'asta e rivelazione di segreti d'ufficio in relazione alla vendita di San Siro. Nove le persone indagate, tra cui ex assessori comunali, il direttore generale del Comune, consulenti di Inter e Milan. La Guardia di Finanza ha perquisito smartphone e dispositivi elettronici, con 150 parole chiave tra le quali figurano "Marotta Giuseppe" e "Oaktree".


Eppure FIGC, CONI e le istituzioni sportive hanno mantenuto un silenzio assoluto sulla questione degli UBO di Brookfield. Non una circolare. Non una richiesta di chiarimento. Non un'istruttoria avviata d'ufficio.

Una ricerca dell'Università di Manchester ha evidenziato come le strutture proprietarie del calcio moderno si fondino su tre elementi ricorrenti: la presenza di strutture proprietarie inutilmente complesse, società situate nei paradisi fiscali — in primo luogo il Delaware — e l'assenza di informazioni sui beneficiari effettivi. Questi tre elementi, secondo i ricercatori, sono la caratteristica delle cosiddette "proprietà straniere" che ormai controllano oltre la metà dei grandi club europei.


Il caso dell'Inter incarna perfettamente questo schema. E la Fondazione Jdentità Bianconera è — al momento — l'unico soggetto organizzato che lo ha detto pubblicamente, nero su bianco, assumendosene la responsabilità.



Il lavoro degli avvocati che le istituzioni non fanno


La Fondazione Jdentità Bianconera, presieduta e animata da un gruppo di avvocati, non è un'associazione di tifosi in cerca di polemica. È un soggetto giuridicamente strutturato, con sede a Torino, che agisce attraverso esposti, diffide e azioni legali formali. Nel corso degli ultimi mesi ha presentato esposti per violazioni del Codice di Giustizia Sportiva, diffide su designazioni arbitrali, segnalazioni alla Procura federale. Tutto documentato, tutto firmato, tutto pubblico.

Quello che questa Fondazione fa — ricostruire catene societarie, verificare la conformità delle istruttorie agli obblighi normativi sull'antiriciclaggio, sollevare questioni di titolarità effettiva — è esattamente ciò che le autorità preposte avrebbero il dovere di fare d'ufficio e non fanno.

Il diritto dell'UE in materia antiriciclaggio — recepito nell'ordinamento italiano con il D.Lgs. 231/2007 — impone l'identificazione del titolare effettivo per qualsiasi operazione rilevante. Il titolare effettivo deve essere individuato nelle persone fisiche con partecipazione superiore al 25% in ogni persona giuridica della catena di controllo.

Nel caso di Brookfield, questa identificazione non risulta essere stata effettuata prima del rogito del 5 novembre 2025.



Conclusione: la domanda che resta senza risposta


«Chi è il vero proprietario dell'FC Internazionale Spa?» La Fondazione Jdentità Bianconera ha posto la domanda. L'ha documentata. L'ha argomentata giuridicamente.

Le istituzioni tacciono.

Andrea Abodi aveva detto a Report che la struttura proprietaria dei club «deve arrivare fino al beneficiario finale». Quelle parole rimangono, per ora, una promessa. Un impegno enunciato in televisione ma dimenticato nei corridoi del potere sportivo italiano.

Ci sono vicende in cui il silenzio non è una posizione neutrale. È una scelta. E le scelte, prima o poi, chiedono conto di sé.




 
 
 

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