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schenone, L'allievo di Rocchi

Dal campo con Rocchi in UEFA, all'Inter nel 2020, ai corsi federali come docente: la storia di Giorgio Schenone non è quella di un semplice addetto all'accoglienza degli arbitri. È la mappa di un sistema che si è costruito sotto gli occhi di tutti.

CHI È: LA CARRIERA ARBITRALE (1990–2020)

Dal 1990 al 2020 Giorgio Schenone è stato assistente di linea nella sezione di Genova; dal 2009 al 2020 ha fatto parte della CAN di A e B, il vertice dell'arbitraggio italiano. Dal 2017, anno dell'introduzione del VAR in Serie A, e fino al 2020 ha svolto anche il ruolo di AVAR.

Il dettaglio che conta: per anni Schenone è stato uno dei guardalinee di assoluta fiducia di Gianluca Rocchi, accompagnandolo in numerose trasferte europee. Rocchi era arbitro Élite UEFA e si avvaleva frequentemente di Schenone come assistente nelle competizioni continentali. Si tratta di un legame costruito sul campo nel tempo — non un rapporto istituzionale generico: anni di partite condivise ai massimi livelli, in Italia e in Europa.

L'INGRESSO ALL'INTER (2020) E LA COINCIDENZA CON LA NOMINA DI ROCCHI

Nel 2020, al momento del ritiro dall'attività arbitrale, Schenone entra a far parte dell'Inter come club referee manager. Non è un dettaglio marginale: nello stesso arco temporale Rocchi compie il percorso opposto e speculare — lascia il campo da arbitro e sale nella gerarchia istituzionale, diventando prima consulente per le relazioni della FIGC e poi, dal 2021, designatore della CAN A e B.

In altre parole: nel giro di dodici mesi i due ex colleghi di campo si ritrovano rispettivamente come numero uno delle designazioni arbitrali e come uomo-arbitri del club più titolato d'Italia in quel momento. Una convergenza che nessuno ha mai interrogato pubblicamente fino all'apertura dell'inchiesta.

IL RETICOLO ISTITUZIONALE: SCHENONE DENTRO LA FIGC

Qui emerge il dato più rilevante e meno commentato. Schenone non è solo un dirigente di club: è diventato parte del sistema formativo federale.

Aprile 2022 — Primo corso FIGC per «Dirigenti addetti agli arbitri»


Il programma del primo corso prevede tra i docenti il designatore Gianluca Rocchi, il presidente AIA Alfredo Trentalange e il vicepresidente Duccio Baglioni. Al Centro VAR di Lissone intervengono poi Giuseppe Marotta e Davide Biondini. Schenone è tra i corsisti. Il punto: Rocchi è docente, Schenone è allievo. Il designatore forma chi poi, dall'Inter, lo dovrà «interpellare» secondo i canali ufficiali. L'asimmetria formale esiste, ma il rapporto personale preesiste e si consolida in questo contesto istituzionale.

Durante le giornate a Lissone, Rocchi dichiara ai corsisti: «La figura dell'addetto all'arbitro avrà un ruolo sempre più importante e il nostro impegno è quello di qualificarla per creare dei futuri nostri interlocutori». «Futuri interlocutori»: Rocchi usava questa espressione per descrivere ciò che stava costruendo. Vale la pena tenerla a mente.


Futuri interlocutori: Rocchi descriveva così ciò che stava costruendo.

Dal 2022: Schenone diventa docente


Dal 2022 Schenone è anche docente a chiamata per i corsi tenuti dal settore tecnico della FIGC: il corso di addetto agli arbitri, di direttore sportivo e di team manager. Il cerchio si chiude: era allievo nel primo corso, diventa docente nei successivi. Un ex collaboratore di campo di Rocchi, assunto dall'Inter, ora forma altri referee manager per conto della FIGC

— la stessa federazione che avrebbe dovuto vigilare sui confini tra club e arbitri.


Ottobre 2023 — Terzo corso FIGC a Lissone


Tra le personalità intervenute al terzo corso figurano il presidente AIA Carlo Pacifici, il responsabile CAN Gianluca Rocchi, il componente CAN Andrea Gervasoni, il dirigente addetto agli arbitri dell'Inter Giorgio Schenone, e Marotta. Rocchi, Gervasoni e Schenone nello stesso tavolo — gli stessi tre nomi che compaiono oggi, da posizioni diverse, nell'inchiesta della Procura di Milano.

Aprile 2024 — Corso «Management del calcio» alla Bocconi


Tra i corsisti del programma executive organizzato con SDA Bocconi compare il nome di Giorgio Schenone. Tra i docenti del modulo su «Organizzazione e capitale umano» figurano il CEO del Milan Giorgio Furlani, il vicepresidente Inter Javier Zanetti e l'AD Sport Giuseppe Marotta.


AGOSTO 2024 — LO SHERATON: LA SCENA CHE OGGI RISUONA DIVERSAMENTE

Il 28 agosto 2024, all'Hotel Sheraton San Siro di Milano, nei giorni finali del calciomercato, Marotta è presente come presidente dell'Inter e dell'A.Di.Se. Rocchi arriva da designatore, invitato a parlare di riforme regolamentari. In pubblico Rocchi ringrazia Marotta «per come lavora l'Inter» e cita il modello del Referee Assistant Manager come formula istituzionale da seguire.

Intervendo al fianco di Rocchi, Marotta dichiara: «Nella passata stagione noi siamo stati la squadra con meno ammonizioni grazie al lavoro di Giorgio Schenone. Ringrazio Rocchi per quello che fa».

È la fotografia pubblica di un sistema: il presidente dell'Inter ringrazia il designatore arbitrale davanti a una platea di addetti ai lavori, citando il proprio referee manager come strumento di quella efficienza. Nello stesso evento, Rocchi promuove il modello Inter. Oggi quella scena ha un peso specifico completamente diverso.


IL NODO DE MARCO: UNA RETE LIGURE

Un elemento poco sottolineato. Schenone conosce molto bene Andrea De Marco, l'ex arbitro incaricato di gestire per conto della CAN le relazioni con le società. De Marco è anch'egli ligure — nato a Sestri Levante, sezione di Chiavari — come Schenone, che viene da Genova.

De Marco compare direttamente nella vicenda Inter-Atalanta di marzo 2026: il confronto post-partita tra Inter e la squadra arbitrale ha visto protagonisti anche lui e Andrea Gervasoni — lo stesso Gervasoni oggi indagato, che nell'interrogatorio ha scelto il silenzio assoluto.


IL CASO INTER-ATALANTA: SCHENONE IN PRIMA PERSONA

È stato Schenone a gestire il caso di Inter-Atalanta, quando Chivu venne espulso e la società impose il silenzio stampa. L'arbitro Manganiello aveva convalidato il gol di Krstovic dopo un contrasto contestato e negato un rigore per un fallo di Scalvini su Frattesi che la stessa AIA avrebbe poi riconosciuto come netto. Negli spogliatoi i dirigenti dell'Inter, Schenone compreso, ebbero un confronto con la squadra arbitrale e con De Marco.

È rilevante perché dimostra che Schenone non si limitava al ruolo cerimoniale di accoglienza degli arbitri: era presente nei confronti post-gara con la terna, fianco a fianco con dirigenti di primo piano e con il rappresentante CAN. Una posizione operativa che va ben oltre il perimetro dichiarato della figura.


IL DATO STATISTICO CHE NESSUNO CONTESTAVA PRIMA

La ricostruzione circolata nel dibattito indica, per il periodo 2021/22–2024/25, una distanza netta tra le espulsioni subite dall'Inter (5) e quelle di altre squadre: Lazio 26, Milan e Bologna 21, Roma 17, Juventus e Fiorentina 15, Napoli 11, Atalanta 10.

Marotta lo citava come fiore all'occhiello del lavoro di Schenone. Oggi lo stesso dato è diventato un elemento del contesto investigativo.


Il numero che Marotta celebrava accanto a Rocchi è ora parte del contesto investigativo.


SINTESI: LA MAPPA DEL SISTEMA

Quello che emerge non è un rapporto bilaterale Schenone-Rocchi, ma un sistema multilaterale documentato pubblicamente:

— Schenone era corsista di Rocchi nel primo corso FIGC per dirigenti addetti agli arbitri (aprile 2022).

— Dal 2022 è diventato docente FIGC lui stesso, formando altri referee manager per conto della federazione.

— È comparso fianco a fianco con Rocchi, Marotta e Gervasoni in eventi istituzionali a Lissone (2022, 2023) e allo Sheraton (agosto 2024).

— Ha gestito episodi arbitrali contestati in prima persona, confrontandosi negli spogliatoi con la terna e con il responsabile CAN De Marco.

— Il suo nome è ora citato nell'intercettazione ambientale del 2 aprile 2025 che ha fatto scattare l'inchiesta.

— Il tutto in un quadro in cui l'Inter risulta la squadra meno espulsa d'Italia in cinque anni — dato celebrato pubblicamente dal presidente del club accanto al designatore degli arbitri.



Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, costituisce prova di illecito. Ma il reticolo — documentato, pubblico, costruito in anni di corsi, eventi e incarichi incrociati — descrive qualcosa che va ben oltre il caso. Descrive un metodo.


 
 
 

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