Rocchi non si presenta in procura: cosa può sapere e cosa no
- Cristiano Murtas

- 5 giorni fa
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Una guida procedurale al diritto dell'indagato nelle indagini preliminari
La notizia che Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale della Serie A, non si presenterà all’interrogatorio fissato dalla Procura di Milano ha sollevato una domanda legittima: rifiutando di comparire davanti al pubblico ministero, l’indagato rinuncia anche alla possibilità di conoscere i nomi di chi lo ha accusato e i dettagli delle contestazioni a suo carico? La risposta, come spesso accade nel diritto penale italiano, è più articolata di quanto sembri.
Il diritto al silenzio non è una confessione
In Italia, un indagato ha piena facoltà di non presentarsi all’interrogatorio. E se decide di presentarsi, può comunque avvalersi del diritto di non rispondere, domanda per domanda o in blocco, senza che questo comportamento venga interpretato come un’ammissione di colpa o costituisca un elemento a suo carico. È una garanzia fondamentale del sistema accusatorio, sancita dal codice di procedura penale.
La scelta di Rocchi, dunque, è legalmente ineccepibile. Ma va letta anche alla luce di un contesto procedurale preciso.
Cosa può vedere la difesa in questa fase
Siamo ancora nella fase delle indagini preliminari, il che significa che l’accesso agli atti da parte della difesa è strutturalmente limitato. Il legale di Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro, può attualmente prendere visione soltanto di una parte del fascicolo. Nello specifico: • Gli atti depositati in occasione di eventuali misure cautelari, qualora ce ne siano state; • La documentazione allegata alle contestazioni specifiche notificate prima dell’interrogatorio, che per legge deve essere depositata almeno 24 ore prima dell’audizione; • Gli atti che non siano più coperti da segreto istruttorio. Tutto il resto — intercettazioni, verbali di audizione di altri testimoni o indagati, nomi di chi ha reso dichiarazioni accusatorie — può essere mantenuto sotto segreto dalla procura per tutta la durata delle indagini.
Chi decide cosa mostrare e quando
È esclusivamente il pubblico ministero a stabilire quali atti depositare prima di un interrogatorio. Il codice prevede che il PM alleghi alla convocazione la documentazione relativa alle specifiche contestazioni che intende muovere in quella sede — non l’intero fascicolo investigativo. Questo significa che la procura ha un ampio margine discrezionale nel determinare quanta parte delle indagini rendere nota alla difesa in ciascuna fase del procedimento.
Il paradosso dell’interrogatorio «al buio»
Qui sta il nodo più interessante della vicenda. Ci si potrebbe chiedere se Rocchi, non presentandosi, stia rinunciando alla possibilità di conoscere i nomi dei colleghi che lo hanno chiamato in causa. In realtà, la logica è ribaltata rispetto all’intuizione comune. È probabile che il legale abbia già ricevuto, tramite il deposito pre-interrogatorio, almeno una parte degli atti relativi alla contestazione principale — quella riguardante la riunione del 2 aprile 2025 a San Siro, dove Rocchi avrebbe incontrato colleghi del mondo arbitrale per orientare le designazioni verso arbitri graditi all’Inter. La scelta di non rispondere, in questo contesto, non serve a evitare di conoscere le accuse: serve a evitare di cristallizzare dichiarazioni che, messe a verbale, potrebbero essere usate contro di lui nel prosieguo del procedimento. Rispondere «al buio» — cioè senza sapere con precisione cosa hanno detto tutti gli altri sentiti dalla procura — è un rischio che molti legali scelgono di non correre. Una risposta apparentemente innocua potrebbe infatti contraddire una testimonianza già acquisita, trasformandosi in un elemento a carico.
Quando Rocchi potrà conoscere tutto
La piena discovery del fascicolo — ovvero il momento in cui la difesa ha diritto di accedere a tutti gli atti delle indagini, compresi nomi, verbali e intercettazioni — arriva con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, previsto dall’articolo 415-bis del codice di procedura penale. È il segnale che la procura ha chiuso la fase investigativa e si appresta a decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. Solo in quel momento Rocchi e il suo legale avranno un quadro completo di chi ha detto cosa, e potranno costruire una difesa consapevole di tutti gli elementi raccolti dall’accusa.
Fino ad allora, il silenzio non è necessariamente oscurità. Spesso, è strategia.



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