PARTE LESA IN SUITE
- Cristiano Murtas

- 21 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Settanta clienti, un solo colpevole: cercasi bianconero
Esiste nel calcio italiano una figura retorica che non si trova nei manuali di stile ma che ogni cronista esperto riconosce al volo: la vittima seriale. Quella che compare puntualmente sul luogo del delitto, raccoglie i cocci, chiama i fotografi e sporge denuncia. Contro se stessa, naturalmente. È un’arte raffinata, e in Italia c’è chi la pratica con la naturalezza di un mestiere antico.
Facciamo un passo indietro, con la flemma di chi ha visto troppe partite e troppi processi per sorprendersi ancora.
Nel settembre 2024, il blitz della “Doppia Curva” scosse le fondamenta del calcio milanese. La Curva Nord interista fu riconosciuta come un mero contesto di copertura per affari illegali, con un rapporto di protezione di matrice mafiosa avallato dal clan della ’ndrangheta dei Bellocco, mentre le indagini evidenziarono che la società interista si trovava in una situazione di sudditanza nei confronti degli esponenti della Curva Nord, finendo di fatto per agevolarli. Eppure — con una disinvoltura che avrebbe fatto invidia ai grandi avvocati di casa Savoia — l’Inter si costituì parte civile, lamentando danni non patrimoniali alla propria immagine, onorabilità e reputazione.
Parte lesa. Naturalmente.
Chi scrive non ha dimenticato che, per fattispecie assai meno imbarazzanti sul versante dei rapporti istituzionali, la Juventus pagò in termini di immagine, di processi mediatici e di gogna pubblica ciò che altri liquidano in silenzio con una stretta di mano davanti al notaio. Ma questo è un vecchio vizio italiano: la colpa, come l’IVA, si scarica sempre a valle.
Arriviamo al presente, che è persino più istruttivo del passato.
LA SCUSA, PUNTUALE COME UN CALENDARIO LITURGICO
Ma non disperate: l’Inter ha già pronta la giustificazione. Ce la svela, in anticipo, la tradizione.
La squadra, con ogni probabilità, non sapeva nulla. I giocatori erano lì per caso. Il gas esilarante era per un compleanno. I bonifici su Revolut erano donazioni benefiche. E comunque — questo è il capolavoro — la società è parte lesa, perché l’immagine del club ha subito un vulnus dall’aver avuto propri tesserati che frequentavano festini a pagamento organizzati da criminali.
Una logica così elastica che potrebbe coprire qualsiasi evento, dalla caduta di Troia alla crisi del debito greco.
La vera domanda non è se i colpevoli pagheranno. La vera domanda è la stessa di sempre: chi decide chi è colpevole? E soprattutto: chi decide chi è parte lesa?
In Italia, evidentemente, quella casella è riservata a chi ha il numero giusto in rubrica.



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