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Orsato riduce i vantaggi Inter al VAR

11 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Il nuovo corso arbitrale isola l'ambiente nerazzurro


L'editoriale di Zazzaroni e la linea arbitrale di Orsato

Vi sono momenti in cui le prese di posizione giornalistiche smettono di essere semplici analisi sportive e diventano la spia di un malessere più profondo. L'ultimo intervento firmato da Ivan Zazzaroni sulle pagine del Corriere dello Sport, duro nei toni verso il nuovo approccio di Daniele Orsato agli arbitraggi, si presta a una lettura che va oltre la cronaca sportiva. Il direttore di un quotidiano attraversato da una crisi aziendale profonda si propone come paladino della tecnologia, definendo il nuovo corso una "restaurazione" che avrebbe di fatto ridimensionato il ruolo del VAR. Vale la pena, allora, ripercorrere quell'editoriale, esaminare le sei domande retoriche rivolte a Orsato, osservarne i toni e provare a capire cosa si nasconda dietro queste critiche: un fronte isolato nel panorama calcistico nazionale, composto da Zazzaroni e da una parte dell'ambiente interista, gli unici a guardare con nostalgia all'epoca di Gianluca Rocchi e a un uso pervasivo della revisione al monitor.


La crisi del Corriere dello Sport

Per comprendere la frequenza e il tono di certi interventi, occorre partire dallo stato di salute della testata che li ospita. I dati ufficiali sulla diffusione della carta stampata restituiscono una parabola editoriale non semplice. Sotto la gestione Zazzaroni, il Corriere dello Sport ha registrato un calo costante delle vendite in edicola, toccando minimi storici che hanno ridotto sensibilmente la tiratura quotidiana. In un contesto segnato da perdite di bilancio e da ricavi digitali che non compensano il calo del cartaceo, resta da capire come una direzione giornalistica possa sostenere la propria autorevolezza nell'editoria sportiva. Una possibile risposta sta nel valore della notizia in anteprima: lo scoop, l'anticipazione esclusiva ottenuta per primi, prima che la concorrenza possa raggiungerla.


Il legame con la gestione Rocchi e l'inchiesta Interopoli

In questo contesto si inserisce il sostegno convinto alla passata gestione dell'AIA guidata da Gianluca Rocchi. Un canale di comunicazione diretto con i vertici arbitrali avrebbe permesso di accedere con anticipo alle designazioni della settimana, riempiendo le prime pagine e sostenendo le vendite. Non si tratta di una semplice suggestione: il tema è emerso anche nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria nota come "Interopoli". Zazzaroni è stato convocato dalla Procura di Milano in qualità di persona informata sui fatti, nell'ambito degli accertamenti sull'anticipazione delle designazioni arbitrali pubblicata dal suo quotidiano il 3 aprile 2024, il giorno successivo alla nota intercettazione ambientale del 2 aprile a San Siro. Con l'avvicendamento al vertice arbitrale e il conseguente cambio nei rapporti con la stampa, quel canale privilegiato sembra essersi interrotto, lasciando il quotidiano privo delle anticipazioni esclusive che ne avevano caratterizzato l'informazione in questi anni.


Il sostegno del tifo nerazzurro

Il direttore non è solo in questa posizione. A fargli da eco è la tifoseria che più di ogni altra rimpiange l'epoca precedente: quella nerazzurra. Per il club di Viale della Liberazione e per i suoi sostenitori, il richiamo all'era Rocchi e a un uso più pervasivo del VAR viene letto da alcuni osservatori non tanto come ricerca di giustizia sportiva, quanto come un calcolo legato ai rapporti di forza in campionato. Secondo questa lettura, negli ultimi anni l'Inter avrebbe beneficiato in modo sistematico delle riletture al monitor, con la sala VAR di Lissone chiamata a rivalutare ogni contatto in area e, in alcuni casi, a ribaltare decisioni prese sul campo.


I numeri della stagione

Sono i dati di questo avvio di campionato ad alimentare il dibattito. In appena cinque giornate, gli episodi dubbi o giudicati favorevoli all'Inter avrebbero già toccato quota undici, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche. Una serie di contatti in area che, sempre secondo queste analisi, avrebbe garantito ai nerazzurri un vantaggio stimato in alcuni punti di classifica rispetto a quanto maturato sul campo. Alla luce di questi dati, si comprende perché l'Inter continui a chiedere un ricorso ampio al monitor: la tecnologia, in questa lettura, diventerebbe uno strumento capace di orientare le interpretazioni arbitrali, riducendo quel margine di imprevedibilità che il gioco ad armi pari comporterebbe.


La filosofia arbitrale di Orsato

È in questo quadro che la figura di Daniele Orsato diventa centrale, sia nell'editoriale di Zazzaroni sia nelle attese del mondo nerazzurro. La linea che nell'editoriale del Corriere viene definita, non senza una punta polemica, quella del "restauratore di Montecchio Maggiore" si fonda su un principio semplice: restituire centralità all'arbitro in campo. Quando Orsato interviene sul confine tra errore semplice ed errore chiaro ed evidente, o sui criteri per trattenute e tocchi di mano, chiedendo che sia chi si trova a pochi metri dall'azione a valutare per primo e riservando il VAR ai soli casi di errore manifesto, riduce lo spazio per un condizionamento a distanza delle decisioni. L'arbitro torna così a essere una figura autonoma, meno esposta alla pressione mediatica e meno condizionata dalla rilettura sistematica al rallentatore.


Le domande di Zazzaroni

Dai criteri per il rosso diretto fino all'impatto psicologico dell'On Field Review sull'arbitro, i sei quesiti posti nell'editoriale del Corriere dello Sport restituiscono una lettura critica del nuovo corso più che una richiesta di chiarimento neutrale. Sono domande che sembrano riflettere il disagio di chi vede ridimensionato un equilibrio consolidato, più che un'esigenza di trasparenza rivolta al pubblico. La richiesta implicita che la sala VAR intervenga su ogni contatto equivale, in questa lettura, a spostare peso decisionale dall'arbitro in campo alle sale di regia di Lissone.


Un asse isolato nel calcio italiano

La posizione di Zazzaroni e dell'ambiente nerazzurro resta priva di sponde nel resto del movimento calcistico. Nessun'altra tifoseria, nessun altro addetto ai lavori e nessun altro giornale rivendica con la stessa insistenza il ritorno a un uso più ampio della moviola. La convergenza tra la difficoltà di un direttore rimasto privo delle sue anticipazioni esclusive e le preoccupazioni di un club che teme di perdere un vantaggio nell'uso della tecnologia disegna un quadro particolare. L'attacco a Orsato, più che un contributo alla trasparenza, sembra la reazione di chi osserva la fine di una stagione in cui l'informazione riservata rappresentava una risorsa preziosa e la tecnologia uno strumento capace di orientare l'esito delle partite.

 
 
 

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