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MAURIZIO ASCIONE, COSA SUCCEDE

  • Immagine del redattore: Antonio
    Antonio
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Il "quando" che cambia tutto

Quando un magistrato viene designato dal CSM per un incarico fuori ruolo, come quello di Procuratore europeo delegato presso l'EPPO, l'attenzione pubblica si concentra quasi sempre sul "chi" e sul "dove". Molto meno sul "quando". Eppure, nel caso di Maurizio Ascione, è proprio il quando a diventare la chiave per leggere il resto.

La designazione e i suoi tempi

Ascione, sostituto procuratore della Repubblica a Milano e titolare dell'indagine sugli arbitri che ha coinvolto il designatore Gianluca Rocchi, è stato scelto all'unanimità dal CSM come nuovo PED per la sede di Roma. Una selezione netta, limpida, che lo ha visto primo in graduatoria. Ma la designazione del CSM non coincide con la presa di servizio: tra le due cose vi sono passaggi attuativi e amministrativi conseguenti, spesso ignorati nel dibattito pubblico, nei quali si inserisce anche il provvedimento ministeriale di collocamento fuori ruolo.

A differenza di quanto accade in altri ambiti della pubblica amministrazione, il Ministero non ha un termine perentorio entro cui firmare il decreto di collocamento fuori ruolo. Non c'è una scadenza fissata dalla legge, né un automatismo procedurale. Il decreto ministeriale non risulta assistito da un termine perentorio predeterminato e i tempi possono variare in base ai passaggi amministrativi e organizzativi del caso.

Quanto può durare l'attesa?

Questo significa che, almeno in teoria, il Ministero potrebbe anche prendersi molto tempo. Persino un anno? In astratto sì, perché nessuna norma lo vieta. In concreto no: sarebbe un ritardo talmente fuori scala da generare tensioni istituzionali con l'EPPO, che ha bisogno di personale operativo e lunghe attese potrebbero creare tensioni operative o istituzionali. Nella prassi recente, spesso i tempi tra la delibera del CSM e la presa di servizio si collocano in un arco di alcuni mesi (frequentemente intorno ai 2–4 mesi). Una finestra che, considerando i tempi tipici tra delibera CSM e decreto ministeriale, rende plausibile un arrivo di Ascione a Roma tra luglio e settembre. Ma, è bene sottolinearlo, ciò deriva dalle prassi e quindi questa non è una data vincolante, né definitiva, né garantita.

L'indagine può influire sui tempi?

Ma la domanda vera è un'altra: l'indagine sugli arbitri può incidere sui tempi del decreto? Per rispondere bisogna uscire dalla logica del sospetto e rientrare nella logica dell'amministrazione. Il Ministero non firma un decreto guardando ai contenuti di un'indagine — sarebbe improprio, oltre che pericoloso. Tuttavia, esigenze organizzative legate alla continuità dell'ufficio possono verosimilmente riflettersi anche sulla tempistica amministrativa, senza che ciò implichi interferenze sul merito dell'indagine.

Se un magistrato sta seguendo un fascicolo complesso, esposto mediaticamente e ancora in fase attiva, i tempi amministrativi possono anche risentire di esigenze organizzative legate alla continuità dell'ufficio di provenienza. Non per "aspettare l'esito", ma per evitare di creare un vuoto operativo in un momento delicato. È una forma di prudenza amministrativa, non un'interferenza. E nel caso di Ascione, la tempistica degli atti recenti — notifiche, acquisizioni, attività istruttorie — suggerisce che il procedimento risulti ancora in una fase istruttoria non conclusa. Non c'è un 415-bis, non c'è una chiusura formale, non c'è un fascicolo pronto per essere archiviato o inviato a giudizio.

Il passaggio di consegne: una procedura ordinaria

Ed è proprio qui che entra in gioco un altro elemento spesso trascurato: il passaggio di consegne. Quando un PM lascia l'ufficio, i fascicoli non lo seguono. Restano alla Procura di appartenenza e vengono riassegnati dal Procuratore capo. È una procedura ordinaria, prevista dall'ordinamento giudiziario. Gli atti già compiuti restano validi, il nuovo PM può proseguire la linea o ricalibrarla, e l'indagine continua senza soluzione di continuità. Non esiste un momento in cui "non c'è nessuno": il PM uscente resta operativo fino all'ultimo giorno utile, e il subentrante prende in mano il fascicolo con tutti gli atti già cristallizzati.

In questo contesto, sarebbe del tutto fisiologico che un magistrato in uscita tenda a mettere in sicurezza alcuni passaggi istruttori prima del trasferimento. Non per chiudere l'indagine — non ci sono segnali in tal senso — ma per consegnare al collega subentrante un fascicolo ordinato, con gli atti più delicati già formalizzati. Si tratterebbe di una dinamica fisiologica di ordinata gestione del fascicolo, non di un'accelerazione sospetta. La Procura di Milano, dal canto suo, non resta mai scoperta: quando un PM lascia un fascicolo sensibile, il Procuratore capo valuta se mantenere il fascicolo al titolare fino all'ultimo giorno o anticipare il passaggio di consegne.

La cornice plausibile

Alla fine, la domanda iniziale — "quando prenderà servizio Ascione?" — non ha una risposta definitiva, ma ha una cornice chiara. Il Ministero non ha obblighi temporali, ma ha responsabilità operative. L'EPPO, per esigenze operative, mal si concilierebbe con ritardi indefiniti. La Procura di Milano deve garantire continuità su un fascicolo sensibile. E Ascione, come ogni magistrato in uscita, ha interesse a lasciare un lavoro ordinato.

Dentro questa cornice, una presa di servizio tra luglio e settembre è plausibile ma non certa; una firma immediata appare possibile, ma non necessariamente la soluzione più prevedibile alla luce delle prassi osservate; un'attesa di un anno sarebbe irrealistica.

L'ipotesi Monza: una proiezione teorica

C'è poi un altro punto che merita di essere rimesso al suo posto: la possibile competenza del Tribunale di Monza. Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato che, qualora si arrivasse a un processo e qualora il reato fosse individuato nelle condotte tenute da Rocchi nella sala VAR di Lissone, la sede naturale del giudizio sarebbe appunto Monza. È un ragionamento che, sul piano teorico, ha una sua coerenza: la competenza territoriale del processo penale si determina, per regola generale, in base al luogo di consumazione del reato.

Se l'eventuale imputazione dovesse ruotare attorno a condotte giuridicamente rilevanti collocate nella sala VAR di Lissone, è verosimile che la competenza del futuro processo si radicherebbe a Monza. Ma questo riguarda un domani ancora tutto da costruire, non l'oggi. Siamo ancora nel pieno delle indagini preliminari, senza avviso di conclusione, senza richiesta di rinvio a giudizio, senza un capo di imputazione formalizzato. Oggi, quella di Monza è una proiezione teorica, non un dato operativo: non incide sul trasferimento di Ascione, non sposta nulla nella gestione del fascicolo, non entra nel perimetro delle scelte attuali della Procura di Milano.

La giustizia ha i suoi ritmi

Il resto appartiene più al rumore del dibattito che al funzionamento di istituzioni che, quando funzionano, hanno tempi più lenti dei social e più razionali delle narrazioni. La vicenda di Ascione racconta una verità semplice e spesso dimenticata: le indagini non vivono nel tempo frenetico dei social, ma in quello lento, stratificato e prudente delle istituzioni. I decreti non inseguono i trend, i passaggi di consegne non si piegano alla narrazione del giorno, e un fascicolo non cambia natura perché cambia il magistrato che lo tiene in mano.

La giustizia ha i suoi ritmi, le sue liturgie, le sue cautele. E quando funziona, non accelera per compiacere e non rallenta per paura: procede. Con un PM che parte, uno che arriva, e un'indagine che continua a camminare sulle proprie gambe.

 
 
 

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