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La vendita del Meazza: dinamiche, omissioni, collusioni e implicazioni giudiziarie e sportive

13 ago
Tempo di lettura: 7 min

Premessa

La vicenda della vendita dello stadio Giuseppe Meazza di San Siro non è soltanto un capitolo urbanistico della città di Milano. È un caso che intreccia politica, finanza, sport, amministrazione pubblica e giustizia. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio, contestando a nove persone – tra dirigenti comunali, manager di Inter e Milan e consulenti – di aver alterato il procedimento amministrativo che ha portato alla cessione dell’intera area di San Siro ai due club per 197 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti, il procedimento sarebbe stato “orientato” fin dal 2017 attraverso accordi informali, collusioni, scambi di bozze di delibere e interlocuzioni non trasparenti tra pubblico e privato. Le fonti confermano che il Comune avrebbe costruito un avviso pubblico “su misura” per i due club, rendendo di fatto impossibile la partecipazione di altri soggetti.


Il valore reale di San Siro e la questione del vincolo storico

San Siro non è solo uno stadio: è un’area di 280.000 metri quadrati, una delle più strategiche della città. La vendita per 197 milioni equivale a 704 euro al metro quadrato, in una zona dove gli immobili vengono venduti a circa 8.000 euro al metro quadrato. Questo scarto enorme è uno dei punti centrali dell’inchiesta.

Ma il nodo più delicato riguarda il vincolo storico. Il secondo anello dello stadio, costruito nel 1955, avrebbe potuto far scattare la tutela culturale prevista dal Codice dei beni culturali, che protegge gli immobili pubblici con più di 70 anni. La data ufficiale considerata dal Comune è il 15 novembre 2015, ma fotografie del maggio 1955 mostrano il secondo anello già affollato.

Secondo diverse testate, alcuni documenti comunali che avrebbero potuto confermare la data esatta di completamento del secondo anello risultavano “non reperibili” al momento della verifica del vincolo. Questa circostanza, riportata da più fonti, ha alimentato il sospetto che la ricostruzione cronologica sia stata “aggiustata” per evitare la tutela e consentire la demolizione.

La Procura sta verificando se la mancata reperibilità di tali documenti sia frutto di una semplice disorganizzazione archivistica o di una rimozione deliberata. Al momento, non esiste una prova definitiva, ma la questione è considerata “rilevante e meritevole di approfondimento”.


La corsa contro il tempo e le pressioni interne

Inter e Milan hanno manifestato da anni la volontà di costruire un nuovo stadio e valorizzare l’area circostante. Il vincolo storico rappresentava un ostacolo enorme.

In una chat intercettata tra Alessandro Antonello, amministratore delegato corporate dell’Inter fino al 2025, e Giuseppe Bonomi, advisor del Milan, emerge chiaramente la pressione sui tempi:

“Se non chiudiamo entro l’estate, il vincolo ci blocca tutto. Bisogna accelerare.”

Questa frase, riportata dagli atti, è uno dei passaggi più significativi per comprendere la dinamica della vicenda.


Dal 2017 all’avviso pubblico del 2025: una procedura orientata

Secondo la Procura, il procedimento amministrativo sarebbe stato “costruito” per favorire Inter e Milan. Le perquisizioni del 31 marzo 2026 hanno portato alla luce decine di chat, email, bozze di delibere e documenti condivisi in anticipo con consulenti dei club.

Il Comune, secondo gli inquirenti, avrebbe scelto un percorso “ondivago”: prima la negoziazione diretta, poi un bando ad hoc, poi un avviso pubblico costruito sulle esigenze dei club. Il risultato, secondo la Procura, è una procedura che non ha garantito la concorrenza, ma ha favorito i due soggetti già presenti nell’area.


Le interlocuzioni informali e le bozze anticipate

Le intercettazioni mostrano un flusso costante di informazioni tra dirigenti comunali e consulenti dei club. Secondo il decreto di perquisizione, Giancarlo Tancredi (ex assessore alla Rigenerazione urbana) e Christian Malangone (direttore generale del Comune) avrebbero anticipato bozze di delibere ai privati prima dell’approvazione.

Una chat del 5 novembre 2021, riportata negli atti, mostra Tancredi scrivere al sindaco Sala:

“Possiamo sentirci un minuto su delibera Stadio? Sono qui con segretario generale. C’è un punto sul Meazza che vorrei condividere con te.”

Subito dopo parte una telefonata. Secondo i pm, questo episodio non è isolato, ma parte di una serie di interlocuzioni “non trasparenti e indebite”.

Un’altra intercettazione riguarda Ada Lucia De Cesaris, ex vicesindaca e consulente Inter:

“Ho già visto la bozza, ma serve sistemarla prima che la giunta la approvi.”

Queste frasi mostrano un livello di coinvolgimento dei privati nella formulazione degli atti pubblici che la Procura considera “incompatibile con la correttezza amministrativa”.


Gli indagati e i loro ruoli

Le fonti confermano che gli indagati sono nove, divisi in tre blocchi: pubblico, club, consulenti.

Sul fronte pubblico:   Christian Malangone, direttore generale del Comune di Milano. Giancarlo Tancredi, responsabile unico del procedimento dal 2019 al 2021, poi assessore alla Rigenerazione urbana. Simona Collarini, direttrice della pianificazione urbanistica, subentrata come RUP nel 2021.

Sul fronte Inter:   Alessandro Antonello, amministratore delegato corporate fino al 2025. Mark Van Huuksloot, procuratore e dirigente finanziario. Fabrizio Grena, consulente Inter.

Sul fronte Milan:   Giuseppe Bonomi, advisor del Milan per l’operazione stadio. Marta Spaini, consulente legale del Milan.

Consulenti trasversali:   Ada Lucia De Cesaris, ex vicesindaca, poi consulente Inter.


Il prezzo e gli sconti: una svendita?

Il prezzo di 197 milioni per 280.000 mq è considerato dagli inquirenti “non congruo”. Secondo le fonti, nel 2025 si discuteva di ridurre ulteriormente il valore di circa 30 milioni per bonifiche e costi a carico del Comune. La domanda è: quanto incasserà davvero il Comune?


Chi compra davvero?

Inter è controllata da Oaktree, acquisita al 100% da Brookfield nel 2025. Il Milan è controllato da RedBird. La Procura chiede chiarezza sul beneficiario effettivo, dato il valore dell’area e la complessità delle strutture finanziarie coinvolte.


La delibera e i vincoli per il Comune

Secondo i ricorrenti, la delibera imponeva condizioni molto favorevoli ai club, limitando la capacità del Comune di intervenire sull’assetto dell’area.

La Procura sta verificando se tali condizioni siano state “negoziate informalmente” prima della pubblicazione degli atti.


I ricorsi al TAR

Il 23 giugno 2026 si tiene l’udienza pubblica al TAR Lombardia. Ricorrenti: cittadini, comitati, Fondazione Jdentità Bianconera, consigliere Fedrighini.

I temi: legittimità degli atti, legge stadi, impatto ambientale, valore dell’area.


La giustizia sportiva e il precedente Juventus

L’articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva FIGC impone lealtà, correttezza e probità. La Procura Federale può acquisire le carte dell’inchiesta anche senza attendere la sentenza penale. Il precedente Juventus sulle plusvalenze mostra che la giustizia sportiva può intervenire su condotte economiche se collegate all’attività sportiva.


LA NARRAZIONE DELL’INIDONEITÀ DEL MEAZZA

La vicenda della presunta “inidoneità” del Meazza per gli eventi UEFA del 2032 è stata uno dei pilastri comunicativi utilizzati per giustificare la necessità di un nuovo stadio e, di conseguenza, la vendita dell’intera area di San Siro. Tuttavia, non esiste alcun documento ufficiale della UEFA che certifichi l’impianto come non conforme agli standard richiesti. La UEFA non ha mai imposto la demolizione del Meazza né ha dichiarato che non possa ospitare competizioni internazionali future. Al contrario, lo stadio è stato indicato come sede per partite nazionali e internazionali fino al 2031, con una capienza superiore ai 70.000 spettatori.

La narrazione dell’inidoneità, dunque, non è tecnica ma politica. È una cornice costruita per sostenere la necessità di un nuovo stadio, quando in realtà il Meazza ha ricevuto negli ultimi anni oltre 30 milioni di euro di interventi di manutenzione, riconosciuti dal Comune alle società come opere necessarie per mantenere l’impianto efficiente. La Corte dei Conti sta valutando se tali riconoscimenti possano configurare una forma di sconto mascherato.


LA CONFUSIONE SUL DOCUMENTO UEFA

Secondo diverse fonti, il Comune avrebbe confuso un documento redatto dalle società con un documento ufficiale della UEFA. Questo errore ha alimentato una narrazione priva di fondamento, ma utile a sostenere la necessità di un nuovo stadio. È fondamentale chiarire questa circostanza, perché se davvero si fosse trattato di un documento delle società erroneamente interpretato come atto UEFA, la narrazione pubblica sarebbe stata costruita su un equivoco.

La FIGC, nonostante il procedimento penale in corso e il contratto di vendita ancora sottoposto a condizione sospensiva, ha indicato Milano come sede per Euro 2032 senza specificare un impianto alternativo. Se il Meazza fosse realmente inidoneo, la FIGC avrebbe dovuto indicare un’altra struttura. Non lo ha fatto.


IL COMMISSARIO STRAORDINARIO E IL LIMITE DEL PENALE

L’articolo 9-ter del D.L. 96/2025, oggi Legge 119/2025, istituisce un commissario straordinario abilitato ad agire in deroga alle norme ordinarie, ma con un limite invalicabile: la deroga non può operare in presenza di profili penali. È per questo che i media evitano di ricordare che l’ex amministratore delegato dell’Inter, il procuratore del club e diversi consulenti sono indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. La presenza di un procedimento penale rende impossibile qualsiasi accelerazione commissariale.


La narrazione mediatica attribuisce i ritardi del nuovo stadio alla “burocrazia”, ignorando che quella stessa burocrazia – secondo gli atti – avrebbe permesso ai consulenti dei club di contribuire alla stesura di delibere e ordini del giorno del Consiglio comunale. Ignorando che la burocrazia avrebbe escluso imprenditori di primaria importanza dalla possibilità di partecipare alla procedura, turbando l’asta e rivelando segreti d’ufficio a un solo soggetto. Ignorando che negli atti depositati al TAR è scritto tutto, ma le redazioni evitano di pubblicarlo.


Secondo gli atti, è stato persino pubblicato un documento di autocertificazione firmato da un soggetto che non rappresentava la società, nel quale venivano “certificate” le qualità di terzi cittadini extra-UE. Lo stesso soggetto, dopo aver autocertificato, si sarebbe presentato come parte alla stipula. Una dinamica che solleva interrogativi profondi sulla trasparenza dell’intero procedimento.


La domanda che emerge è inevitabile: chi credono di ingannare? Chi ha comprato, negli atti, non risulta mai. E la vicenda non si chiuderà con un titolo di giornale. Ci saranno il TAR, la Procura della Repubblica, il Consiglio di Stato, la Cassazione e, se necessario, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.


LA SVENDITA DI UN QUARTIERE E LE CONSEGUENZE PER I CITTADINI

Non è stato venduto uno stadio, ma un quartiere intero. Duecentottantamila metri quadrati di città. Un patrimonio pubblico che comprende spazi, volumetrie, infrastrutture, aree verdi e luoghi simbolici come il Parco dei Capitani, oggi privato e formalmente oggetto di bonifica. Durante l’udienza davanti al TAR è stata addirittura demolita una biglietteria, senza fornire risposte a chi chiedeva chiarimenti, determinando la necessità di un nuovo contenzioso.


La domanda finale è semplice e non può essere elusa: se il Meazza non è idoneo per la UEFA, allora non dovrebbe essere idoneo nemmeno per la Serie A o per la Champions League. Se invece è idoneo per ospitare 70.000 persone e generare 8 milioni di incasso per un derby, allora la narrazione dell’inidoneità è una costruzione artificiale, una giustificazione per una vendita che oggi è sotto indagine penale.


Conclusione: la domanda che resta

Quanto vale davvero San Siro?

E quanto sarebbe potuto valere con una procedura aperta, trasparente e competitiva?

Lo diranno il TAR, la Procura di Milano e la Procura Federale FIGC. Perché non esiste una doppia verità: una condotta è lecita o non lo è, davanti a tutti gli ordinamenti.

 
 
 

4 commenti


Ogni giorno è un giorno in cui il quotidiano nerazzurro, ah ‘bianconero’ deve impazzire e piangere

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Quindi ANSA non è un’agenzia affidabile mentre voi sì? Ahahaha, impazziti siete

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Siamo in lutto anche oggi?

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Tutto bello, ma perchè piangete così tanto?

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