L’immagine che annuncia la fine di un sistema
- Luigi - Gigio Juve

- 11 ago
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Guardate questa foto. Guardatela con attenzione estrema. Fissate ogni dettaglio, ogni linea del volto, ogni sfumatura di questo scatto. Perché non vi trovate affatto di fronte a una semplice fotografia d’occasione. Non è il classico, freddo e formale scambio di convenevoli immortalato a margine della finale di Champions League Duemilaventisei. No. Assolutamente no.
Questa è l’immagine simbolo che racchiude, in un solo e nitido fotogramma, il terremoto politico definitivo che sta per travolgere, radere al suolo e cancellare per sempre l’intero palazzo del potere nerazzurro. Da un lato della figura, Aleksander Čeferin; dall’altro, la sagoma imponente di John Elkann. Un vertice riservato, un colloquio a quattr’occhi che moltissimi osservatori superficiali avevano liquidato con colpevole leggerezza, ma che oggi, alla luce degli sconvolgenti eventi che stanno sventrando il pianeta calcio, assume i contorni chiarissimi di una condanna a morte per l’intero sistema interista.
La caduta dell’impero
Cadono i pezzi. Cadono uno dopo l’altro. Con una precisione chirurgica, spietata, quasi scientifica. Quello che fino a pochissimi mesi fa appariva come un impero d’acciaio inattaccabile, blindato e protetto nelle stanze segrete di Zurigo così come nei saloni dorati di Milano, si sta disgregando sotto i colpi sferzanti di una regia silenziosa, invisibile, ma devastante.
E adesso a tremare, fino ai vertici più alti, è proprio Gianni Infantino. Il presidente della FIFA. L’uomo che più di ogni altro ha rappresentato la massima copertura istituzionale internazionale. Il salvagente intoccabile di determinati equilibri milanesi. L’attacco frontale che lo sta travolgendo, culminato con la storica lettera di sfiducia firmata congiuntamente da UEFA, AFC e Concacaf, coincide con un’altra mossa letale: la denuncia penale avanzata da Michel Platini per traffici d’influenza e diffamazione.
Nulla accade per caso
Ma davvero c’è ancora qualcuno così ingenuo, così sprovveduto o così in mala fede da credere che tutto questo stia accadendo per puro caso? Davvero volete continuare a credere alla storiella rassicurante delle coincidenze fortunate?
Nulla accade per caso. Assolutamente nulla, in un ambiente in cui ogni mossa viene studiata con mesi di anticipo. Per comprendere dove sia stato toccato il punto di non ritorno, bisogna riavvolgere il nastro della memoria. Tornare a quel fatidico quattordici febbraio: la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di veleno, ingiustizie e strascichi intollerabili.
Quel giorno, l’ennesima simulazione di Bastoni ha scatenato la reazione rabbiosa e incontrollabile di chi, fino a quel momento, aveva preferito osservare nell’ombra. È stato in quell’istante che il proprietario della Juventus ha capito che non si poteva più aspettare. In quel secondo preciso, John Elkann ha premuto il pulsante della resa dei conti. Andava messa la parola fine. Andava sradicata una ragnatela soffocante che da troppi anni avvelenava la regolarità delle competizioni.
L’onda d’urto
Da quel quattordici febbraio si è scatenata un’onda d’urto titanica. Una concatenazione spaventosa di eventi legali, giudiziari e politici che sta travolgendo la società nerazzurra da ogni lato, smantellando pezzo dopo pezzo ogni certezza.
Pensate alla causa sullo stadio di San Siro, esplosa con violenza nei palazzi comunali. Pensate alla riapertura minuziosa dei fascicoli sulle curve e sui rapporti pericolosi con ambienti ambigui, insabbiati per anni. Pensate alle gravissime accuse che hanno travolto Bastoni per la vicenda della prostituzione minorile.
Ogni tesi difensiva costruita dai media di regime sta crollando come un castello di carta. La maxi inchiesta Interopoli ha ripreso linfa vitale, riaprendo processi e faldoni che qualcuno sperava fossero stati sepolti nell’oblio della prescrizione.
Il livello supremo: la geopolitica del calcio
E poi c’è il livello istituzionale internazionale. Il livello supremo, dove si muovono i veri pezzi sulla scacchiera globale. Il faccia a faccia tra John Elkann e Michel Platini, unito alla stretta di mano tra Elkann e Čeferin durante la finale di Champions, ha tracciato il solco definitivo per l’isolamento politico di Gianni Infantino.
La denuncia formale di Platini contro il numero uno della FIFA è stata il fendente finale. Le Roy, completamente riabilitato, è tornato per saldare i conti, colpendo con precisione proprio chi aveva approfittato della sua uscita di scena.
La fine di un’era
Osservate la realtà. Guardate cosa sta accadendo attorno all’Inter in questo momento storico. Siamo di fronte alla fine inesorabile di un’era. L’energia distruttiva accumulata in pochi mesi sta sbriciolando le fondamenta di una piovra che per anni ha tessuto la sua rete nei palazzi che contano.
Le protezioni politiche a Zurigo stanno cadendo una dopo l’altra. I garanti istituzionali sono sotto assedio, privi di vie d’uscita. Le inchieste avanzano senza freni, senza condizionamenti. Quel castello edificato su favoritismi, coperture mediatiche e silenzi complici è stato spazzato via da un vento impetuoso di restaurazione che parte da Torino e attraversa le sedi più importanti del calcio europeo.
Il conto finale
Non esiste più alcuna via di fuga. Le maschere sono cadute. Le tessere del domino stanno rovinando al suolo con un rumore assordante che riecheggia nei palazzi del potere. E il conto finale, per tutti coloro che per anni si sono illusi di essere inattaccabili, superiori alle leggi e al di sopra di ogni regola, sta per essere presentato in tutta la sua spietata durezza.



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