INTERVISTA – Comunicazione, negazione e percezione nel caso arbitri - Inter
- Dott.ssa Barbara Zedda

- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Quando negare troppo rafforza il dubbio
Dottoressa Barbara Zedda, in questi giorni si ripete con insistenza che “non ci sono indagati dell’Inter”. È solo informazione o c’è anche un effetto comunicativo?
Dott.ssa Zedda
È certamente un’informazione, ma ha anche un effetto comunicativo molto preciso. Quando una negazione viene ripetuta con insistenza, non si limita a chiarire un dato: contribuisce a mantenere attivo, nella mente del pubblico, il tema che vorrebbe chiudere.
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In che senso la negazione può avere un effetto opposto?
Dott.ssa Zedda
Perché il nostro sistema cognitivo non elabora le negazioni in modo lineare. Quando ascoltiamo “non ci sono indagati dell’Inter”, la mente attiva comunque i concetti di “Inter” e “indagine”. La negazione arriva dopo, ma l’immagine mentale è già stata costruita.
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Esistono teorie che spiegano questo meccanismo?
Dott.ssa Zedda
Sì. Possiamo richiamare l’Illusory Truth Effect, secondo cui la ripetizione aumenta la familiarità di un contenuto, rendendolo più presente nella percezione.
Ma ancora più efficace è il paradosso descritto da Daniel Wegner: “non pensare a un elefante”. Nel momento in cui lo diciamo, l’elefante diventa inevitabilmente il centro del pensiero.
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Quindi ripetere una negazione può rafforzare ciò che si vuole smentire?
Dott.ssa Zedda
Esattamente. Più si ripete una negazione, più si rafforza l’associazione mentale tra gli elementi coinvolti. In questo caso, tra il club e il tema dell’indagine. Anche se il contenuto è smentito, il collegamento resta attivo.
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Questo significa che la comunicazione sta sbagliando?
Dott.ssa Zedda
Non necessariamente. Può essere una scelta comunicativa legata al contesto. Tuttavia, è importante essere consapevoli dell’effetto: negare non equivale automaticamente a chiudere il tema. A volte significa mantenerlo in circolazione.
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Qual è il rischio principale di questa dinamica?
Dott.ssa Zedda
Il rischio è che la ripetizione trasformi una smentita in un richiamo costante. Non si parla più del fatto, ma della sua negazione. E la negazione, proprio perché reiterata, continua a riportare l’attenzione su quel tema.
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In sintesi, cosa sta accadendo a livello comunicativo?
Dott.ssa Zedda
Sta accadendo qualcosa di molto tipico nella comunicazione contemporanea: il tentativo di chiudere una narrazione attraverso la negazione rischia di produrre l’effetto opposto, cioè di mantenerla viva.
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Conclusione della professionista.
A questo punto, la domanda non è più se ci sia o meno qualcosa.
La domanda è perché sia necessario dirlo così tante volte.
Perché la comunicazione ha una regola semplice:
ciò che ripeti, esiste.
E quando la negazione diventa il messaggio principale, il confine tra chiarire e controllare la percezione si assottiglia fino quasi a scomparire.
Nel calcio di oggi non conta solo cosa accade.
Conta chi riesce a decidere cosa deve restare nella mente di chi ascolta.



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