interopoli - intervista all'avvocato
L'analisi di un importante avvocato penalista
Alla luce delle novità emerse in tarda serata del 7 luglio 2026, attraverso l'articolo del "Corriere della sera" abbiamo contattato un noto avvocato penalista e cassazionista, di fama nazionale, per darci la sua competente lettura.
Ecco cosa ci ha detto.
I punti chiave dell'articolo
Il titolo e la tesi dei PM: l'apertura recita «Arbitri concordati con esponenti dell'Inter in rapporti con Gravina». Il focus si concentra su un nuovo invito a comparire notificato all'ex designatore Gianluca Rocchi.
Il caso Torino-Inter: viene inserita negli atti la designazione dell'arbitro Mariani per la partita del 26 aprile 2026. Secondo la ricostruzione, tale scelta sarebbe stata contestata dall'Inter ma confermata e difesa da Rocchi in un colloquio con un esponente AIA che gli aveva riferito le lamentele del club.
L'ipotesi di reato: si parla di frode sportiva in concorso "con esponenti della società sportiva Inter". Viene comunque specificato che al momento nessun dirigente interista risulta indagato.
I rapporti con la FIGC: l'atto di citazione menziona l'agire dei soggetti coinvolti "per effetto dei rapporti preferenziali" con il presidente della FIGC Gabriele Gravina.
Le nuove indagini: il GIP ha autorizzato la riattivazione delle intercettazioni telefoniche per la durata di tre mesi, per approfondire i contatti e i flussi di comunicazioni.
L'intervista
D: Avvocato, secondo lei la situazione si complica molto per la società nerazzurra?
R: Guardi, la situazione si fa decisamente più pesante e intricata rispetto alle indiscrezioni dei giorni scorsi. Ci sono tre elementi chiave che spiegano perché questo sviluppo rischia di essere un salto di livello, oserei dire quasi fondamentale, nelle indagini preliminari.
Il punto più delicato è la formulazione dell'ipotesi di reato: frode sportiva in concorso. Anche se l'articolo specifica chiaramente che al momento nessun dirigente dell'Inter risulta iscritto nel registro degli indagati, l'atto dei magistrati parla esplicitamente di un reato commesso "con esponenti della società sportiva Inter". Significa che per i PM esiste un quadro in cui pezzi del club e della classe arbitrale muovevano fili insieme, ed è proprio su questo "concorso" che si concentreranno i prossimi accertamenti.
Il coinvolgimento — a livello di citazione negli atti — del presidente della FIGC Gabriele Gravina sposta la faccenda dal piano puramente arbitrale a quello del potere politico del calcio. La dicitura "per effetto dei rapporti preferenziali" suggerisce che, secondo la procura, esistesse un asse solido in grado di influenzare l'andamento delle cose, creando una corsia preferenziale che andrebbe ben oltre le normali dinamiche di dialogo tra club e FIGC.
La mossa che certifica la gravità del momento è la riattivazione delle intercettazioni per tre mesi disposta dal GIP. Non si parla più solo di analizzare il passato, ma di ascoltare in tempo reale: segno che la procura ritiene che questo sistema di contatti sia tuttora attivo e che ci sia ancora molto materiale da raccogliere alla ricerca di riscontri definitivi.
D: Avvocato, si può profilare l'ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva?
R: Dal punto di vista strettamente giuridico, e stando a quanto emerso dall'articolo del Corriere della Sera, al momento la procura non ha formulato l'imputazione di associazione a delinquere (art. 416 c.p.).
La fattispecie contestata dai magistrati è la frode sportiva in concorso. La differenza tecnica è sostanziale, e le spiego anche perché:
il concorso di persone nel reato implica che più soggetti (in questo caso esponenti arbitrali e, secondo l'ipotesi dei PM, esponenti del club) si siano accordati o abbiano collaborato per commettere uno o più atti specifici di frode sportiva relativi a determinati eventi o designazioni;
l'associazione a delinquere richiederebbe invece la prova di una struttura organizzativa stabile, permanente e duratura, nata con il preciso scopo di commettere una serie indeterminata di delitti.
Tuttavia, la decisione del GIP di riattivare le intercettazioni telefoniche per tre mesi serve proprio a capire la stabilità e l'estensione di questo network di contatti. I PM vogliono verificare se si sia trattato di singoli episodi di "rapporti preferenziali" e pressioni, o se esista una vera e propria struttura organizzata e stabile nel tempo. Solo l'esito di questi tre mesi di ascolti e lo sviluppo delle indagini diranno se il quadro penale è destinato ad aggravarsi ulteriormente.
D: Avvocato, ma non le suona strano che il GIP autorizzi le nuove intercettazioni ad aprile? Se il 24 aprile è arrivato l'avviso di garanzia a Rocchi, com'è possibile parlare di intercettazioni riattivate legate a una designazione del 26 aprile?
R: Lei ha perfettamente ragione a farsi questa domanda, perché la cronologia e le tempistiche sono proprio il punto che sembra non quadrare, e che mostra quanto la materia sia ingarbugliata.
Ci sono due aspetti fondamentali che spiegano questa apparente incongruenza.
Il primo riguarda la tempistica delle intercettazioni. Quelle di cui parla questo nuovo atto, e che sono state "riattivate", non sono state registrate dopo l'avviso di garanzia. Si tratta dei flussi e dei dialoghi raccolti a ridosso di quella data (il 26 aprile, giorno della partita), quando l'indagine era ancora coperta dal segreto istruttorio. I PM stavano già ascoltando prima di notificare l'atto ufficiale. Il GIP ora ha dato il via libera per riattivare i telefoni per altri tre mesi proprio perché, analizzando il materiale di aprile che ha portato al primo scossone, ritiene che il "sistema" di contatti non si sia interrotto con l'autosospensione, o che ci sia una rete più ampia ancora da monitorare.
Il secondo aspetto è il paradosso della designazione "blindata". Il fulcro dell'incongruenza sta nel comportamento: se Rocchi sapeva di avere i fari puntati addosso (o se l'avviso era imminente), perché blindare una designazione contestata dal club proprio in quei giorni? L'atto di citazione fotografa esattamente questo momento di massima tensione. La difesa della "bontà" di Mariani da parte di Rocchi viene letta dai PM non come una normale scelta tecnica, ma come un elemento inserito in quel quadro di "rapporti preferenziali" con la FIGC che l'inchiesta vuole scoperchiare.
In pratica, i magistrati stanno usando i tabulati e i dialoghi intercettati esattamente nelle ore calde di fine aprile — quando il caso stava per esplodere pubblicamente — per giustificare la necessità di continuare ad ascoltare adesso. È una mossa investigativa per non far spegnere i riflettori proprio mentre l'indagine sembrava essersi arenata. Questo, secondo me, mostra come il quadro investigativo dei PM Maurizio Ascione e Paolo Ielo sia cambiato in modo profondo.
D: Perché, avvocato, lei afferma ciò?
R: La GIP dottoressa Giulia Marozzi aveva autorizzato la riattivazione delle spie telefoniche poco prima che il caso esplodesse pubblicamente. I PM hanno ascoltato in diretta proprio i giorni caldi in cui si decideva Torino-Inter. L'intercettazione chiave risale a ridosso del 21 aprile 2026 (indicata come data di fine reato): un dirigente AIA telefona a Rocchi per riferirgli i "pesanti malumori" dell'Inter, che non gradiva Mariani. Rocchi, parlando con questo intermediario, blinda la designazione rivendicandone la "bontà". Per i PM, il fatto che ci sia stato questo fitto passaggio di informazioni, e che alla fine sia arrivato un "previo consenso", configura l'ipotesi di reato. Poco dopo, il 24 aprile, scatta il primo invito a comparire, e il 25 Rocchi si autosospende.
Rispetto al primo atto di aprile, l'accusa si è pesantemente evoluta: prima si parlava genericamente di aver "accettato interferenze". Ora la procura scrive nero su bianco che Rocchi ha agito «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro». Dal punto di vista tecnico-giuridico, inserire il "concorso" è un passo pesante, anche se l'articolo ribadisce che nessun dirigente nerazzurro è attualmente iscritto nel registro degli indagati. I magistrati sostengono che questi esponenti interisti si muovessero sfruttando "rapporti preferenziali" con Gabriele Gravina (all'epoca presidente FIGC, prima delle dimissioni e della sostituzione con Giovanni Malagò). Anche Gravina, viene specificato, non è indagato.
D: Avvocato, perché secondo lei Rocchi va volontariamente dai PM per essere ascoltato?
R: Perché, a differenza del 30 aprile, quando si era avvalso della facoltà di non rispondere, nei giorni scorsi Rocchi ha cambiato strategia, affrontando un interrogatorio in gran segreto davanti ai PM e al procuratore aggiunto Paolo Ielo (magistrato di grandissima esperienza in inchieste complesse). Assistito dai suoi legali, Rocchi ha risposto a tutto, spiegando che la sua difesa di Mariani era una legittima rivendicazione tecnica di fronte alle lamentele che gli venivano riferite, e non il frutto di un accordo illecito. L'obiettivo della difesa è puntare dritti all'archiviazione. La situazione si è complicata perché i PM hanno allargato il perimetro all'attuale campionato (inserendo la quarta partita, Torino-Inter del 2026) e hanno ipotizzato un "concorso" esplicito con sponde istituzionali.
D: Può darsi che i dirigenti dell'Inter che agirebbero in concorso siano indagati anche se non ufficialmente? Mi risulta essere una facoltà della procura, questa...
R: Sì, la sua intuizione è tecnicamente corretta. Nel sistema giudiziario italiano esiste il registro delle notizie di reato (modello 21), ma esiste anche la possibilità per la procura di mantenere l'iscrizione di un nome coperta da segreto per un determinato periodo (inizialmente fino a tre mesi, prorogabili) se la conoscenza dell'indagine può pregiudicare le investigazioni.
Quando un articolo di un giornalista esperto di cronaca giudiziaria riporta "nessun dirigente risulta indagato", significa che dalle verifiche ufficiali (i classici certificati ex art. 335 c.p.p. che i legali possono richiedere) non compare alcun nome. Tuttavia, se la procura formula un'accusa di "frode sportiva in concorso con esponenti dell'Inter", i casi sono due: o i PM intendono procedere a breve all'iscrizione formale dopo aver raccolto i riscontri di questi tre mesi di intercettazioni riattivate; oppure i nomi sono già stati iscritti, ma il dato è secretato per evitare che i diretti interessati, sapendo di essere sotto indagine, cambino abitudini telefoniche o distruggano prove. Quindi, il fatto che oggi "non risultino" indagati non significa affatto che non possano esserlo domani, o che non lo siano già in un fascicolo parallelo o secretato. L'analisi sulla tempistica e sulle notizie contrastanti coglie una dinamica di "guerra di veline" molto frequente in queste indagini.
Far uscire un avviso di garanzia il 24 aprile, solo pochissimi giorni dopo aver ottenuto la riattivazione delle intercettazioni (avvenuta intorno al 21 aprile, data di fine del reato contestato per Torino-Inter), è una mossa investigativamente anomala. Se un PM ottiene tre mesi di intercettazioni, di norma ascolta in silenzio il più a lungo possibile. Se l'avviso è scattato subito, è altamente probabile che ci sia stata una fuga di notizie imminente, o che l'atto sia stato "bruciato" da uno spiffero che ha costretto i PM a uscire allo scoperto prima del tempo per non compromettere tutto.
Mi si consenta di dire che le indiscrezioni che parlavano di una strada spianata verso l'archiviazione per Rocchi sono in palese contrasto con il durissimo quadro descritto oggi dal Corriere, che parla invece di una nuova contestazione con l'aggravante del "concorso" e dei "rapporti preferenziali". Questo contrasto suggerisce l'esistenza di due spinte opposte. Da un lato, fonti vicine alle difese o ad ambienti istituzionali del calcio che tendono a minimizzare, parlando di indagine sgonfiata (anche facendo leva sul fatto che il capitolo delle "bussate al VAR" a Lissone è effettivamente sparito). Dall'altro lato, lo spiffero di oggi, che mostra come i PM stiano invece andando dritti al punto, avendo blindato un nuovo invito a comparire e avendo interrogato segretamente l'ex designatore. L'inserimento nel pool del procuratore aggiunto Paolo Ielo — magistrato di grande peso ed esperienza a Milano — indica che la procura non ha alcuna intenzione di mollare l'osso, e sta strutturando l'atto in modo molto più solido rispetto alla prima stesura.
D: Avvocato, qual è secondo lei il punto cruciale?
R: Il punto cruciale che spiega la reale portata di questa inchiesta è la menzione di Gabriele Gravina, che definisce la vera "struttura" del sistema ipotizzato dai PM. Il fatto che all'epoca dei fatti più recenti (aprile 2026) Gravina fosse già dimissionario non è una contraddizione, ma la prova che la procura sta valorizzando un patrimonio informativo immenso raccolto ben prima, che non è ancora stato del tutto svelato. Ci sono tre motivi principali che spiegano questa dinamica.
L'articolo del Corriere della Sera svela che le primissime intercettazioni risalgono addirittura ad aprile 2025. Questo significa che i PM hanno in mano un intero anno di indagini antecedente ai fatti di Torino-Inter. I "rapporti preferenziali" a cui fa riferimento la procura nell'atto di citazione si sono consolidati e sono stati registrati dai magistrati in quel periodo, quando Gravina era nel pieno delle sue funzioni ed esercitava il totale controllo politico sulla FIGC. L'episodio del 2026 è solo la "coda", o la conferma di un modus operandi che i PM ritengono di aver già documentato nei mesi precedenti.
Le prime tre gare finite nel mirino della procura appartengono tutte alla scorsa stagione: Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e Inter-Milan di Coppa Italia del 23 aprile 2025. In quel preciso momento storico, il quadro politico e istituzionale vedeva Gravina saldamente alla guida della federazione. È in quel segmento temporale che i PM ipotizzano si siano concretizzati gli accordi e il "previo concerto" con gli esponenti del club nerazzurro.
Dal punto di vista penale, il fatto che una figura istituzionale si dimetta (lasciando il posto a Giovanni Malagò) non cancella la rilevanza dei fatti commessi o favoriti in precedenza. La procura sostiene che gli esponenti dell'Inter abbiano agito "per effetto" di quei legami preferenziali: il potere di influenza derivante da quel canale politico-istituzionale ha continuato a produrre i suoi effetti, riverberandosi fino alle designazioni di aprile 2026, a prescindere dal formale passo indietro del presidente della FIGC.
In sostanza, i PM hanno usato l'episodio recente di Torino-Inter per raccordare e blindare il materiale ben più massiccio accumulato nel 2025, dimostrando la continuità di un asse che legava i vertici arbitrali, esponenti del club e sponde politiche.
D: Avvocato, in definitiva, cosa si aspetta nei prossimi giorni?
R: La chiave sono i tre mesi di intercettazioni: la decisione della GIP Giulia Marozzi di riattivare i telefoni serve proprio a questo. I PM usano il "concorso" per fotografare gli episodi specifici che hanno in mano (le quattro partite tra 2025 e 2026), ma ascoltano in diretta per tre mesi per capire se la rete è ancora attiva, quanti soggetti tocca e se ci sono gli estremi legali per contestare la stabilità del vincolo associativo di cui all'art. 416 c.p.
Il fatto che nell'atto si parli di "rapporti preferenziali" con l'ex presidente FIGC e di "concorso con esponenti dell'Inter", pur specificando che non sono formalmente indagati, è il classico "avviso ai naviganti". I PM stanno descrivendo la struttura del sistema per giustificare i decreti di intercettazione, ma tengono i nomi fuori dal registro ufficiale (o secretati) finché i nuovi tre mesi di ascolti non daranno la prova definitiva del loro ruolo attivo.
In pratica, la procura ha disegnato la mappa di un sistema verticale (club-arbitri-federazione), ma sta procedendo un passo alla volta per evitare passi falsi giudiziari, usando la frode in concorso come grimaldello per scavare più a fondo e arrivare molto presto all'avviso di conclusione delle indagini preliminari e al deposito della discovery, come stabilisce l'art. 415 c.p.p.
D: Un'ultima domanda: è possibile che arrivi già alla fine di luglio '26?
R: Sì, tecnicamente è possibile. Tenga conto che, se i PM dovessero chiedere il rinvio a giudizio, tutta la discovery deve essere trasmessa alla Procura Federale, perché si potrebbe configurare l'illecito sportivo, che potrebbe comportare in astratto la retrocessione o una forte penalizzazione. Dipende tutto dal fatto che vi sia una responsabilità diretta o oggettiva del club.
Ringraziamo l'avvocato per la disponibilità e la competenza dimostrate in questa intervista: una personalità molto nota nel panorama penalistico italiano, che in questo frangente ha preferito mantenere l'anonimato, riservandosi di svelare la propria identità solo dopo la chiusura delle indagini.
L'articolo integrale del Corriere della Sera
Milano. Ci sono tempi supplementari di intercettazioni sul mondo del calcio, riattivate meno di tre mesi fa, nell'inchiesta della procura di Milano sulle ipotizzate interferenze dell'Inter sul designatore (Gianluca Rocchi) degli arbitri del campionato di calcio di Serie A. Al punto che in un invito a comparire, nuovo e differente rispetto a quello del 24 aprile scorso, le partite nel mirino non sono più tre e soltanto della stagione scorsa (Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e Inter-Milan di Coppa Italia il 23 aprile 2025), ma quattro: e la quarta è una gara del campionato in corso, addirittura di appena due mesi e mezzo fa. È «Torino-Inter del 26 aprile 2026, in cui — ritiene di descrivere la Procura — Rocchi designava come direttore di gara Maurizio Mariani soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito». Cambia del resto, rispetto alla prima stesura, l'accusa d'aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto coinvolgimento della competizione»: perché ora nell'ipotesi di frode sportiva Rocchi è posto dai PM «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della FIGC-Federazione Italiana Giuoco Calcio» (dimessosi dopo la fallita qualificazione degli azzurri al Mondiale e sostituito da Giovanni Malagò). Né Gravina né dirigenti interisti risultano indagati. E Rocchi, diversamente dalla facoltà di non rispondere il 30 aprile, giorni fa ha accettato di farsi interrogare in gran segreto, col legale Antonio D'Avirro e il nuovo codifensore Antonio Bana, a confronto del PM Maurizio Ascione e del da poco affiancato procuratore aggiunto Paolo Ielo. Finora si era ricostruito che l'iniziale accusa a Rocchi si basava sulle intercettazioni disposte dall'allora GIP Anna Calabi intorno al 2 aprile 2025, di cui poi in quell'estate la GIP aveva negato al PM Ascione la proroga, valutando non producessero più esiti significativi. Ora si intuisce che, a cavallo dell'emergere ad aprile 2026 dell'indagine su Rocchi, la subentrata GIP Giulia Marozzi aveva autorizzato la riattivazione di un segmento di intercettazioni chieste dal PM. Poiché Rocchi si è autosospeso il 25 aprile scorso da designatore arbitrale (proprio ieri l'AIA-Associazione Italiana Arbitri ha scelto Daniele Orsato), è in quei pochi giorni, forse il «21 aprile» indicato dai PM come data di fine reato ipotizzato, che deve essere stato intercettato un colloquio nel quale un dirigente dell'AIA riportava a Rocchi i pesanti malumori dell'Inter per la designazione di Mariani in Torino-Inter del 26 aprile: designazione (paradossalmente l'ultima di Rocchi e da lui confermata) di cui Rocchi ha spiegato ai PM di aver rivendicato la bontà di fronte alle contestazioni riferitegli dall'interlocutore come provenienti dal mondo Inter. E se Rocchi ora confida sull'archiviazione della propria posizione, già ha incassato una novità positiva: nel nuovo invito a comparire e nell'interrogatorio è totalmente sparito il capitolo (inizialmente invece pure contestato come reato) delle cosiddette «bussate» alla sala VAR di Lissone per far cambiare in diretta le decisioni e i suggerimenti dei «varisti» agli arbitri in campo.




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