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Il Grande Bluff dei valori

Come stadio, consulenze, algoritmi e community plasmano il valore del calcio moderno


i Vasi Comunicanti delle Big Four e il Valore Gonfiato dell'Inter

Lo Stadio Giuseppe Meazza di San Siro non è semplicemente il tempio del calcio milanese; è il motore immobile di un opaco e fittissimo intreccio di relazioni istituzionali, societarie e finanziarie dove la trasparenza sembra essere l'ultimo dei pensieri. Al cuore di questa colossale macchina da soldi si muovono Inter (F.C. Internazionale Milano S.p.A.), Milan (A.C. Milan S.p.A.) e la loro utile scatola societaria, la joint venture paritetica M-I Stadio S.r.l. Un teatrino d'affari blindato, scortato storicamente dai giganti della consulenza e della revisione contabile come KPMG, in cui i confini tra controllore e controllato si fanno così sottili da evaporare.


Lo Schermo Societario: Il Gioco delle Scatole Cinesi di M-I Stadio S.r.l.

Che cos'è, nella realtà dei fatti, M-I Stadio S.r.l.? Sulla carta, è una società costituita in modo paritetico (50% Inter e 50% Milan) che ha in concessione dal Comune di Milano la gestione dei servizi dello stadio, dei flussi di pubblico, degli eventi collaterali (come i grandi concerti estivi) e delle redditizie attività commerciali connesse all'impianto. Gli amministratori che siedono comodamente nel consiglio di amministrazione di M-I Stadio sono nominati direttamente e senza intermediari dai vertici dei due club.


In questo contesto, la gestione del botteghino (ticketing) e dei relativi sistemi automatizzati di ingresso (i tornelli) viene spacciata come una delle funzioni operative più delicate. M-I Stadio incassa e ridistribuisce flussi milionari legati ai biglietti, alle royalties, ai canoni d'affitto versati dai due club e ai servizi commerciali.


Il legame sostanziale (e l'ipocrisia formale): Gli avvocati si affannano a difendere la separazione giuridica, ma la verità economica è sotto gli occhi di tutti. Lavorare per M-I Stadio S.r.l. significa, di fatto, lavorare direttamente per conto e nell'ecosistema aziendale di Inter e Milan. L'incarico ai professionisti esterni viene deliberato, approvato e profumatamente pagato con il benestare delle due proprietà. Uno schermo perfetto dietro cui trincerarsi quando le cose si mettono male.


 Il Ruolo di KPMG: Il Controllore "Cieco" davanti alla Tempesta

A vigilare sulla trasparenza contabile e sulla correttezza di questa enorme idrovora finanziaria c'è KPMG S.p.A., uno dei quattro network di revisione contabile (auditing) più grandi al mondo (le cosiddette "Big Four"). Il suo core business storico sarebbe la revisione legale dei conti: il controllo e la certificazione ufficiale che i bilanci d'esercizio siano veritieri e corretti.

Nello specifico, il compito del network di revisione è:


• Esaminare i bilanci d'esercizio di M-I Stadio S.r.l.

• Convalidare i flussi aggregati di cassa del botteghino e dei sistemi di biglietteria.

• Certificare i rapporti di debito e credito tra le due capogruppo (Inter e Milan).


Questo ruolo viene dipinto come un presidio istituzionale fondamentale per garantire un equilibrio trasparente, un "garante neutrale" che assicuri che nessuna delle due squadre "freghi" l'altra sulla contabilità. Un incarico che copre gli esercizi più recenti ed è tuttora in corso nell'attualità. Ma dov'era questo garante mentre lo stadio veniva saccheggiato?


Il Paravento delle "Muraglie Cinesi" e i Confini (Molto Elastici) della Liceità

La legge italiana ed europea prevede paletti rigidissimi sull'indipendenza dell'auditor. La regola d'oro recita: un revisore non può fare da consulente a se stesso, perché finirebbe per certificare bilanci influenzati dalle sue stesse valutazioni strategiche. Eppure, sorge spontanea una domanda che scotta: è lecito che KPMG valuti (o abbia valutato tramite studi) sia lo stadio che il valore della società Inter?


La finanza aziendale si salva in corner arrampicandosi sulla distinzione tecnica tra "Revisione Obbligatoria" (Audit) e "Valutazione/Consulenza" (Advisory).


L'operato di KPMG viene definito "del tutto lecito" per tre ragioni che sanno di capestro formale:

• Soggetti giuridici diversi: KPMG S.p.A. è il revisore di M-I Stadio S.r.l., non dell'Inter.


L'Inter è socia al 50%, ma il bilancio certificato è quello della joint-venture. La revisione legale dell'Inter è stata infatti affidata a un'altra delle Big Four (PricewaterhouseCoopers - PwC).


Poiché non c'è un rapporto di auditing diretto con il club, per la legge il conflitto d'indipendenza si dissolve. Comodo, no?

• Separazione dei servizi (Le "Muraglie Cinesi"): All'interno del colosso KPMG esistono divisioni separate da presunte barriere informative invalicabili (le Chinese Walls).

Chi fa la revisione contabile sui libri di M-I Stadio appartiene alla divisione Audit;

Chi analizza il valore del brand dell'Inter o fa stime immobiliari lavora nella divisione Corporate Finance o Advisory. Due tasche della stessa giacca che fingono di non conoscersi.

• Natura delle valutazioni pubbliche (Football Benchmark): I famosi report ripresi dai media sul valore aziendale di Inter o Milan erano "semplici" studi macroeconomici di mercato, non perizie giurate destinate ai bilanci ufficiali. Analisi comparative basate su algoritmi pubblici che, formalmente, non violano alcuna norma sulla revisione.


La balla della trasparenza sulla vendita: Ci dicono che se il Comune di Milano o i club decidessero di procedere a una compravendita formale o a una cessione ufficiale dell'area di San Siro, la perizia sul valore reale verrebbe commissionata a un ente terzo neutrale come l'Agenzia delle Entrate. Una foglia di fico ex-post, perché i dati di partenza utilizzati per qualsiasi futura trattativa rimangono i numeri storici consolidati e "certificati" proprio da queste società di consulenza.


L'Incrocio Temporale con l'Inchiesta "Doppia Curva": Il Grande Cortocircuito

Tutta questa impalcatura di certificazioni e bollini di garanzia si è schiantata contro la realtà giudiziaria della maxi-inchiesta "Doppia Curva", condotta dalla Procura Antimafia di Milano e della DDA.

La Timeline del Malaffare (2018-2024)

L'indagine ha coperto un arco temporale lunghissimo, svelando anni di cecità istituzionale: o 2018-2019: Partono i primi monitoraggi silenziosi della Procura sui segnali d'infiltrazione della criminalità organizzata nel bagarinaggio e nei parcheggi di San Siro. o 2020-2024: È il cuore del festival dell'illegalità. Mentre i club entravano nell'era post-pandemia, i direttivi delle curve ultras di Inter e Milan stringevano un "patto di non belligeranza" per spartirsi i profitti illeciti. Un business fatto di estorsioni sui biglietti (clamoroso il caso della finale di Champions League a Istanbul del 2023), controllo violento del racket dei parcheggi sotterranei ed esterni, del merchandising e dei banchi di somministrazione alimentare (paninari e baracchini). o Settembre 2024: Il castello di carte crolla. Il 4 settembre l'omicidio dell'esponente della 'ndrangheta Antonio Bellocco per mano del capo ultras Andrea Beretta costringe la Procura ad accelerare. Il 30 settembre 2024 scatta il maxi-blitz con 19 arresti che azzerato i direttivi delle curve.

Dove Guardavano i Revisori?


Durante tutto questo scempio (2018-2024), KPMG ha operato regolarmente, esaminando e certificando i bilanci in cui confluivano i ricavi ufficiali di M-I Stadio S.r.l.


Ci tengono a precisare che né KPMG né i manager apicali dei club o di M-I Stadio sono stati indagati per associazione a delinquere. Ma questo non fa che confermare un cortocircuito strutturale imbarazzante: i business illeciti della tifoseria organizzata — contanti estorti, biglietti venduti in nero con prezzi raddoppiati — viaggiavano sistematicamente su canali paralleli e invisibili. L'economia criminale dello stadio prosperava indisturbata alla luce del sole, totalmente impermeabile alle "ordinarie e formali verifiche documentali" dei revisori dei conti, che continuavano a vidimare carte immacolate mentre fuori i parcheggi della stessa M-I Stadio erano in mano alla malavita.


Il Caso Andrea Sartori: Strategia, Spin-Off e Tempismo Perfetto

In questa melina di ruoli spicca la figura di Andrea Sartori, un nome che serve a comprendere come la narrazione dello sport business sappia sempre dove posizionarsi.

Ruolo, Competenze e la Comoda Timeline

Sartori non era un grigio revisore incaricato di contare i centesimi dei tornelli di San Siro. È stato per 27 anni una figura di punta di KPMG, di cui gli ultimi 19 come Partner e Global Head of Sports. Il suo lavoro era la consulenza strategica (Advisory) a livello mondiale: assisteva i fondi d'investimento per l'acquisto di club, gestiva trattative per i diritti TV, ideava piani di fattibilità per i nuovi stadi e ha creato il network KPMG Football Benchmark.

Con un tempismo invidiabile, Sartori lascia il network nei primi mesi del 2022, portandosi via proprio Football Benchmark come spin-off indipendente e mettendosi in proprio. Questo gli permette oggi di dire che, durante la fase più acuta dell'indagine "Doppia Curva" (2022-2024), lui non faceva più parte di KPMG. Resta il fatto che i dati contabili e di redditività dello stadio validati dal team Audit di KPMG erano gli stessi vasi comunicanti usati dal suo team di advisory per confezionare le analisi strategiche sui club.


La Macchina del Fango Finanziario: La Fabbrica del Valore Gonfiato

Arriviamo così al capolinea di questo sistema: la creazione di valutazioni aziendali che sembrano scritte su misura per le esigenze di immagine dei club. Di recente, Sartori ha stilato il valore dell'Inter, sovrastimandolo clamorosamente rispetto alle analisi decisamente più severe di testate storiche come Forbes. Gli studi e gli articoli programmatici di Sartori, non a caso, trovano una cassa di risonanza continua e vengono spesso pubblicati integralmente su portali di riferimento della tifoseria come FCInter08.


È una pratica legale? Sì, ma sa di beffa


È legalissimo. Nella finanza creativa del calcio non esiste un prezzo unico per legge. Chiunque può pubblicare classifiche basandosi su modelli matematici astratti. Non trattandosi di perizie giurate destinate ai bilanci ufficiali dell'Inter, non si rischia il reato di falso in bilancio o manipolazione del mercato. Siamo nel campo della pura opinione... o della propaganda.


La Guerra dei Metodi: Come si gonfia un prezzo

Mentre Forbes applica la logica del mercato real, usando multipli rigidi sui ricavi attuali e scontando spietatamente i pesantissimi debiti finanziari strutturali dell'Inter, il metodo di Football Benchmark (Sartori) si muove nel mondo delle favole futuristiche.


Il suo algoritmo si basa su 5 pilastri:

  • Redditività

  • Popolarità del brand

  • Potenziale dello stadio: Questa specifica voce è il perno del miracolo contabile di Sartori. All'interno dello studio pubblicato in questi giorni di maggio 2026, il valore del potenziale di sfruttamento commerciale dell'impianto è stato inserito con un peso a bilancio virtuale spaventoso, arrivando a incidere per oltre il 30% sul valore totale che l'analista ha attribuito all'Inter (portandola alla cifra monstre complessiva di circa 1,3 miliardi di euro). Questi valori iperbolici sono stati prontamente rilanciati con enorme enfasi dalle prime pagine della Gazzetta dello Sport, utili a consolidare mediaticamente la solidità finanziaria del club.

  • Diritti TV

  • Valore della rosa


Questa specifica voce è il perno del miracolo contabile di Sartori. All'interno dello studio pubblicato in questi giorni di maggio 2026, il valore del potenziale di sfruttamento commerciale dell'impianto è stato inserito con un peso a bilancio virtuale spaventoso, arrivando a incidere per oltre il 30% sul valore totale che l'analista ha attribuito all'Inter (portandola alla cifra monstre complessiva di circa 1,3 miliardi di euro). Questi valori iperbolici sono stati prontamente rilanciati con enorme enfasi dalle prime pagine della Gazzetta dello Sport, utili a consolidare mediaticamente la solidità finanziaria del club. o Diritti TV o Valore della rosa


Di fatto, inserendo nel calcolo variabili totalmente soggettive (come lo sviluppo futuribile del brand in Asia o, appunto, le proiezioni speculative su un nuovo impianto o sul San Siro post-vendita), il valore complessivo schizza alle stelle.


Un Conflitto d'Interessi Sostanziale nascosto dietro la Trasparenza

La difesa formale è sempre la stessa: Sartori è autonomo dal 2022, Football Benchmark è un osservatorio terzo che vende dati a tutti, UEFA compresa. Ma la realtà sostanziale svela il gigantesco bias di prossimità: chi campa vendendo consulenze nel calcio ha tutto l'interesse a diffondere una narrazione in cui l'intero sistema vale oro. Più i club valgono (sulla carta), più i fondi d'investimento si fiondano sul business, più aumentano le ricche consulenze richieste a specialisti come Sartori.

Se un report spara cifre record sull'Inter, si attiva un circolo di mutuo soccorso:

  • La proprietà dell'Inter esibisce il report alle banche internazionali per rifinanziare i bond, nascondere i debiti e presentarsi ai potenziali acquirenti con un cartellino del prezzo artificialmente alto.

  • Il consulente ottiene titoli sui giornali, visibilità mediatica e credibilità nel settore.


Conclusioni: L'Effetto Domino Finanziario

Il cerchio si chiude sulla pelle dello stadio. Sollevare e pompare il "potenziale dello stadio" San Siro — lo stesso impianto i cui bilanci sono certificati da KPMG — serve esattamente ad alimentare la narrazione pro-Inter e a far lievitare il valore dell'intera società.

È l'essenza della finanza del calcio moderno: un gioco di specchi in cui M-I Stadio produce utili ufficiali puliti, KPMG vidima i registri garantendo che tutto va bene, i consulenti di advisory trasformano quei numeri in proiezioni futuristiche miliardarie e la proprietà del club usa quel valore gonfiato come leva finanziaria. Poco importa se nel frattempo, nella realtà sotterranea e in nero delle curve, il racket viaggiava indisturbato a colpi di estorsioni e criminalità organizzata.

Oggi Inter e Milan dicono di voler "ripensare radicalmente i modelli di sicurezza e blindare i canali digitali" per evitare nuove indagini. La verità è che devono proteggere la loro gallina dalle uova d'oro: perché finché la narrazione dello stadio tiene, il bluff del valore dei club può continuare a essere venduto al miglior offerente.


I Padroni dei Numeri: Come nasce il valore di un calciatore tra algoritmi milionari, forum di tifosi e retroscena di mercato

Nel calcio moderno, la frase "il mercato ha stabilito che vale cento milioni" viene pronunciata come un dogma di fede. Ma chi stabilisce, cifre alla mano, quanto costa davvero un calciatore? Dietro le grafiche televisive di Sky Sport, i bilanci dei top club e le discussioni al bar, si muove un ecosistema complesso dominato da due giganti: Football Benchmark e Transfermarkt. Due realtà apparentemente simili ma profondamente diverse, unite da un insospettabile legame commerciale di tipo fornitore-cliente.

Ecco come funziona davvero la sala dei bottoni del calciomercato.


Il cervello economico: Andrea Sartori e la Business Intelligence di Football Benchmark

Al vertice della piramide dell'analisi finanziaria calcistica c'è Andrea Sartori, manager di lungo corso ed ex capo globale dello sport per il colosso della consulenza KPMG. Oggi Sartori è alla guida di Football Benchmark (sotto l'egida di Ace Advisory), una piattaforma di business intelligence utilizzata da investitori, fondi sovrani, leghe e club per valutare la salute economica del calcio.


Se un tempo le analisi di Sartori erano relegate ai tavoli dei consigli di amministrazione, oggi sono diventate di dominio pubblico grazie a una fitta rete di collaborazioni con i media, su tutte Sky Sport (con lo speciale Sky Football Benchmark). Sartori è spesso ospite nei palinsesti televisivi per spiegare, con la lucidità del matematico, i bilanci dei club, l'impatto dei diritti TV o la sostenibilità economica dei trasferimenti.


Tuttavia, per far girare i suoi complessi modelli econometrici (come i calcoli di regressione lineare), Football Benchmark ha bisogno di una materia prima fondamentale: i dati grezzi. Ed è qui che entra in gioco il suo fornitore ufficiale.


Il patto segreto (e commerciale): Perché Football Benchmark paga Transfermarkt

Contrariamente a quanto si possa pensare, Football Benchmark non inventa da zero i dati anagrafici o sportivi dei calciatori, né tantomeno lo fa Transfermarkt basandosi sui bilanci. Il rapporto tra le due entità è strettamente commerciale ed è regolato da un contratto B2B (Business-to-Business).

Football Benchmark è il cliente, Transfermarkt è il fornitore.

Football Benchmark acquista da Transfermarkt licenze commerciali per l'utilizzo delle sue API e Data Feed. In parole semplici, Sartori paga la piattaforma tedesca (di proprietà del colosso editoriale Axel Springer) per avere accesso pulito, legale e automatizzato a un database monumentale.


A cosa servono a Sartori questi dati acquistati?

L'algoritmo di Football Benchmark non calcola il valore di un giocatore basandosi sul "sentiment", ma su dati oggettivi. Per farlo ha bisogno di sapere:


• Scadenze contrattuali esatte e opzioni di rinnovo.

• Storico completo dei trasferimenti passati (prezzi reali pagati).

• Minutaggio effettivo, infortuni, gol e assist di oltre 37.000 calciatori nel mondo.


Una volta acquistati questi dati grezzi da Transfermarkt, l'algoritmo di Football Benchmark li incrocia con i bilanci reali delle società, sputando fuori un valore economico puramente finanziario del cartellino.


Il "Popolo" decide il prezzo: Come Transfermarkt valuta i calciatori

Dall'altra parte della barricata c'è Transfermarkt, che risponde a una domanda diversa: «A quanto verrebbe venduto questo giocatore oggi?». La sua metodologia non è un algoritmo chiuso, ma un mix unico di intelligenza collettiva e moderazione editoriale.


Il processo si basa su criteri rigorosi e su una struttura piramidale:

I Criteri di Valutazione: Età del calciatore (i giovani valgono di più per il potenziale di rivendita), prestazioni sul campo, status internazionale (Nazionale), appeal commerciale del campionato, propensione agli infortuni e, soprattutto, la "tendenza di mercato" (quali e quanti club sono disposti a fare un'asta).

Il Forum Ufficiale: Il cuore del sistema è il forum nativo di Transfermarkt. Nelle sezioni dedicate ai "Valori di Mercato", gli utenti si confrontano proponendo rialzi o ribassi. • La Meritocrazia degli Esperti: Non tutti i voti pesano uguali. Gli utenti più oggettivi e storici ottengono la qualifica di "Esperti" (i cosiddetti Cappotti Bianchi), le cui analisi guidano la community evitando i deliri del tifo da tastiera.


Il fattore umano: Chi c'è dietro ai dati in Italia? Il caso Aniello Luciano

Per far funzionare questo meccanismo in Italia, Transfermarkt si affida a figure chiave radicate nel giornalismo e nello scouting locale.

Una delle colonne portanti della redazione italiana è Aniello Luciano.


Il ruolo in azienda e la passione nerazzurra

All'interno di Transfermarkt.it, Aniello Luciano ricopre il ruolo strategico di Data Scout. È uno dei gestori operativi della community e del database: il suo compito è monitorare le statistiche, coordinare le discussioni sul forum, filtrare le proposte degli utenti e tradurre i rumors di mercato e i dati sul campo in cifre concrete durante gli aggiornamenti dei valori dei calciatori.

Parallelamente alla sua attività per il colosso dei dati, Luciano è un giornalista sportivo e un profondo conoscitore delle dinamiche di casa Inter. Scrive ed è un collaboratore attivo di FCInter1908.it (testata del network SportReview interamente dedicata al mondo nerazzurro), dove pubblica editoriali, analisi tattiche e approfondimenti di mercato.


Il blog storico: "Luciano - Interista Sempre"

L'amore per l'analisi e il mondo nerazzurro ha radici lontane. Aniello Luciano è infatti il fondatore e lo storico gestore del blog "Luciano - Interista sempre" (famoso nella blogosfera interista fin dai primi anni 2010).


Questo spazio web è nato come un vero e proprio laboratorio di analisi calcistica: un forum/blog indipendente dove Luciano, ben prima che i "Big Data" diventassero una moda, analizzava con i tifosi le prestazioni della prima squadra, ma soprattutto monitorava con occhio clinico il Settore Giovanile dell'Inter, scoprendo talenti e discutendo di dinamiche societarie.

È proprio da questa palestra di analisi indipendente e dal dibattito continuo con la sua community che è nata la competenza che oggi Luciano mette a disposizione, da un lato, dei lettori di FCInter1908 e, dall'altro, del database di Transfermarkt.


Un altro volto della community italiana: Stefano Buonfino e il tema dell’imparzialità

Accanto alla figura di Aniello Luciano, legata in modo evidente al mondo nerazzurro, nella galassia italiana di Transfermarkt emerge anche il nome di Stefano Buonfino, giornalista e analista che firma articoli e aggiornamenti sui valori di mercato per il portale, in particolare sulla Serie A. In diversi contenuti editoriali viene presentato come esperto del campionato italiano e voce di riferimento per l’interpretazione dei dati e degli aggiornamenti sui valori dei calciatori.


Al di fuori del perimetro strettamente professionale, però, la sua presenza sui social restituisce anche il ritratto di un tifoso schierato nel dibattito calcistico. In un vecchio post pubblico su Facebook, ad esempio, Buonfino scriveva che «gli juventini non sanno più cosa inventarsi per screditare l'inter», attribuendo ai tifosi bianconeri un atteggiamento “sadico e antisportivo” nel tentativo di togliere piacere alle vittorie interiste. Un linguaggio e un posizionamento che appartengono chiaramente al registro del tifo, non a quello della neutralità statistica.


Mettendo in fila questi elementi — da un lato Aniello Luciano, storico blogger dichiaratamente interista e data scout di Transfermarkt Italia; dall’altro Stefano Buonfino, volto editoriale del sito e autore di post social fortemente critici verso la Juventus e solidali con l’universo nerazzurro — è inevitabile che una parte del pubblico possa percepire il rischio di una lettura dei dati non del tutto asettica. La metodologia ufficiale di Transfermarkt si fonda su criteri dichiarati, forum strutturati e meccanismi di controllo interno; ma la forte connotazione di alcuni protagonisti della community italiana apre quantomeno il tema di quanto, nella pratica quotidiana, la valutazione dei calciatori possa essere influenzata — o apparire influenzata — da sensibilità e appartenenze di tifo molto marcate.


CONCLUSIONE

In fondo a questa inchiesta resta una domanda che nessuno, nel sistema calcio, ha il coraggio di pronunciare ad alta voce: chi controlla davvero la narrazione?

Perché i numeri, quando diventano arma, non descrivono più la realtà: la costruiscono. E qui, la costruzione è fin troppo evidente.

Da un lato c’è San Siro, con i suoi bilanci certificati da KPMG, che diventano la base “scientifica” per gonfiare il valore dell’Inter. Dall’altro c’è Football Benchmark, che trasforma quei numeri in proiezioni futuristiche, rilanciate dai media come verità assolute. E poi c’è Transfermarkt Italia, dove figure chiave della community — dichiaratamente interiste, attivissime sui social, schierate nel tifo — contribuiscono a definire i valori dei calciatori che alimentano proprio quelle stesse narrazioni.

È un ecosistema perfetto, chiuso, autoreferenziale:   i numeri certificano i numeri, le proiezioni giustificano le proiezioni, le community amplificano ciò che conviene amplificare. E tutto converge verso un unico punto: presentare l’Inter come un gigante economico, tecnico e mediatico, anche quando analisi indipendenti — come quelle di Forbes — raccontano una storia molto diversa, molto meno scintillante, molto meno conveniente.

Il risultato? Una distorsione sistemica.   Una bolla narrativa che cresce, si autoalimenta, si difende. Una rappresentazione del valore che non nasce dal campo, ma da consulenze intrecciate, algoritmi opachi, community orientate e media compiacenti. Una rappresentazione che non descrive ciò che l’Inter è, ma ciò che deve apparire per continuare a sostenere un modello finanziario fragile, esposto, dipendente dalla percezione più che dai fatti.

E allora la domanda finale non è più “quanto vale l’Inter?”, ma:

quanto vale davvero un sistema che ha bisogno di gonfiare se stesso per sopravvivere?

Finché nessuno avrà il coraggio di rispondere, il bluff continuerà. E continuerà a funzionare. Perché nel calcio moderno, più ancora dei gol, vince chi controlla il racconto.

 
 
 

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