AVOCAZIONE E GOLDEN POWER
- Cristiano Murtas

- 19 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min
Lo strumento che potrebbe riscrivere il calcio italiano — e perché il silenzio dell'inchiesta Ascione fa più rumore delle parole
Ci sono momenti, nelle grandi inchieste, in cui il silenzio parla più delle notizie.
L'inchiesta della Procura di Milano sulle designazioni arbitrali — affidata al PM Maurizio Ascione — è entrata in una fase apparentemente immobile. Le audizioni si sono fermate.
Nessun nuovo indagato. Nessuna pistola fumante mostrata pubblicamente. Eppure qualcosa si muove, e si muove a un livello che i radar del calcio mainstream faticano a intercettare.
Per capirlo, bisogna fare un passo indietro e spiegare due strumenti giuridici che in Italia restano nell'ombra finché non esplodono: l'avocazione — o, come la chiamano alcuni operatori del diritto anglofoni, la Golden Power — e la gestione delle intercettazioni in linguaggio criptato.
Cos'è l'avocazione — ovvero la Golden Power
Nel sistema giudiziario italiano esiste uno strumento poco conosciuto al grande pubblico ma di straordinaria potenza: l'avocazione. Si tratta del potere riconosciuto al Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di sottrarre un procedimento penale alla Procura titolare e farlo proprio, assumendone direttamente la gestione.
In termini semplici: il Procuratore Generale può togliere un'indagine dalle mani del PM che la conduce e portarla a sé. Non è uno strumento che si usa di routine. È una misura eccezionale, prevista da specifici articoli del Codice di Procedura Penale — artt. 372 e 412 c.p.p. — che scatta in situazioni precise e tassativamente previste dalla legge.
Nel gergo degli addetti ai lavori di area anglofona, questa facoltà è talvolta chiamata Golden Power: il potere di "prendersi" — letteralmente avocare a sé — un fascicolo che si ritiene rilevante, sottraendolo all'ufficio che lo gestisce. Non è un'espressione ufficiale del diritto italiano, ma rende perfettamente l'idea della forza di questo istituto.
Quando si usa: i casi previsti dalla legge
Il potere di avocazione può essere esercitato nei seguenti casi:
• Inerzia del PM: quando il pubblico ministero non compie atti dovuti entro i termini previsti dalla legge — non esercita l'azione penale né chiede l'archiviazione.
• Astensione o incompatibilità: quando un magistrato non può essere sostituito tempestivamente dal capo dell'ufficio, e questo non vi provvede.
• Indagini collegate su gravi delitti: in presenza di procedimenti connessi che richiedono un coordinamento sovraordinato, impossibile da garantire a livello di primo grado.
Esistono casi di avocazione obbligatoria — il Procuratore Generale deve intervenire per legge — e casi di avocazione facoltativa, in cui dispone di discrezionalità pur dovendo rispettare i criteri di priorità della Procura di primo grado. Una volta disposta, il Procuratore Generale si sostituisce a tutti gli effetti al PM originario e ha novanta giorni per svolgere le indagini indispensabili e formulare le proprie richieste.
Non si tratta, è bene sottolinearlo, di un'interferenza politica. È un meccanismo di garanzia, nato per impedire che le indagini si arenino — per inerzia, per cambio di titolarità, o per ragioni che non sempre vengono dichiarate pubblicamente.
Il caso Ascione: un'indagine apparentemente in stallo
Per comprendere perché questi strumenti tornino oggi al centro della scena, è necessario ricostruire con precisione lo stato dell'inchiesta.
Il PM Maurizio Ascione della Procura di Milano è il titolare dell'indagine che ha scosso il calcio italiano: un'inchiesta per frode sportiva che ha portato all'autosospensione dell'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, e che ha messo sotto la lente le designazioni arbitrali in alcune partite della stagione 2024-2025. Cinque gli indagati, tutti appartenenti alla classe arbitrale. Al centro un presunto incontro del 2 aprile 2025 a San Siro, in cui si sarebbero concordate designazioni di arbitri "graditi" e si sarebbero evitati quelli "sgraditi" all'Inter.
Tra i nomi emersi nelle indagini anche Giorgio Schenone, Club Referee Manager dell'Inter, ascoltato come testimone ma non iscritto nel registro degli indagati. Secondo la Procura, Schenone avrebbe avuto contatti con Rocchi che andavano oltre il lecito — nelle intercettazioni si sente "Non lo vogliono più vedere" — ma fino ad oggi non è scattato nessun provvedimento nei suoi confronti.
A maggio 2026, le audizioni si sono fermate. Un vertice tra il procuratore capo Marcello Viola e Ascione ha stabilito che non ci saranno nuovi indagati né ulteriori testimonianze.
La Guardia di Finanza e il PM si stanno prendendo del tempo per rianalizzare intercettazioni e atti.
Nessuna "pistola fumante" è stata mostrata pubblicamente durante gli interrogatori. Due le interpretazioni circolate: o Ascione ha già tutto in mano e aspetta il momento giusto, oppure l'indagine si avvia verso l'archiviazione per mancanza di prove sufficienti.
C'è però un terzo elemento che pochi hanno considerato: Ascione è stato nominato dal CSM procuratore Europeo Delegato con sede a Roma. Il trasferimento è previsto per luglio 2026. Dopo quella data, il fascicolo passerà a un altro PM. Ed è qui che la questione si fa interessante.
L'ipotesi (?) investigativa: intercettazioni in codice
Proviamo a fare un ragionamento che nessuno ha ancora formulato esplicitamente, ma che l'analisi degli elementi disponibili rende plausibile.
Una delle caratteristiche più singolari dell'inchiesta Ascione è il silenzio che avvolge il materiale intercettivo.
A nessuno degli ascoltati — testimoni e indagati — è stata mostrata o fatta sentire un'intercettazione rilevante. Questo è insolito. In genere, nei procedimenti penali, le intercettazioni vengono utilizzate negli interrogatori proprio per ottenere riscontri, confessioni parziali, o per verificare la coerenza dei testimoni.
Perché, allora, questo materiale viene tenuto coperto con tale cura?
Una delle risposte possibili — e qui entriamo nel territorio della speculazione giornalistica, dichiarata come tale — è che una parte del materiale intercettivo non sia ancora del tutto leggibile. Non perché tecnicamente inutilizzabile, ma perché le comunicazioni potrebbero essere avvenute, in parte o totalmente, attraverso un linguaggio convenzionale o in codice.
Il fenomeno del linguaggio criptato nelle intercettazioni è ben documentato nella giurisprudenza italiana. La Cassazione ha affrontato più volte casi in cui i soggetti intercettati usavano termini apparentemente banali per indicare tutt'altro: nomi di oggetti per indicare persone, prezzi per indicare quantità, riferimenti sportivi per indicare accordi illeciti. In questi casi, le procure si avvalgono di esperti di linguistica forense e, quando il codice è più strutturato, di consulenti specializzati nella decodifica di comunicazioni criptate.
I tempi di questa decodifica non sono brevi. Possono richiedere settimane, a volte mesi.
E il materiale non viene mostrato agli indagati né ai testimoni finché il suo contenuto non è stato pienamente compreso e contestualizzato dagli inquirenti.
Mettiamo insieme i pezzi: un'indagine che improvvisamente si ferma.
Un PM in partenza per un altro incarico entro luglio. Nessun atto mostrato pubblicamente durante gli interrogatori. Una GdF che si prende settimane per "rianalizzare" il materiale.
Un fascicolo nato nel 2024 con oltre due anni di indagini. E — questo è il punto che rende
tutto più denso — la possibilità concreta che il Procuratore Generale di Roma abbia
ricevuto elementi tali da valutare se esercitare la propria Golden Power.
Se le intercettazioni più rilevanti fossero state condotte in un linguaggio convenzionale — e se fosse stato necessario del tempo per trascriverle, interpretarle e decodificarle — avrebbe perfettamente senso che il materiale più esplosivo non fosse ancora stato "consumato" pubblicamente. Avrebbe senso che il PM abbia scelto di congelare le audizioni non per mancanza di elementi, ma per non bruciare prove che sono ancora in fase di elaborazione.
Perché la Golden Power cambierebbe tutto
Se il Procuratore Generale di Roma dovesse esercitare l'avocazione sull'inchiesta Ascione — o su filoni collegati — le conseguenze sarebbero di portata eccezionale.
Prima di tutto, il cambio di titolarità legato al trasferimento di Ascione diventerebbe irrilevante: non sarebbe più un PM di Milano a gestire il fascicolo, ma la Procura Generale, con una prospettiva e una gerarchia completamente diverse.
In secondo luogo, il perimetro dell'indagine potrebbe ampliarsi.
Oggi l'inchiesta è formalmente limitata al mondo arbitrale. Ma se emergessero intercettazioni che provano non solo la disponibilità degli arbitri, ma anche chi ha esercitato pressioni e con quale finalità sistematica, il passo da frode sportiva episodica a sistema organizzato sarebbe
breve — e le conseguenze, anche sportive, sarebbero di un ordine di grandezza completamente diverso.
La domanda che vale la pena porsi non è se questo stia accadendo.
È: se stesse accadendo, lo sapremmo? E la risposta, quasi certamente, è no. Non finché qualcuno non deciderà che è il momento di farcelo sapere.
Il quadro più ampio: un calcio già sotto pressione
Tutto questo si inserisce in un contesto in cui la giustizia sportiva italiana è già sotto il fuoco incrociato di più fronti.
Da un lato, il caso Agnelli-Arrivabene alla CGUE mette in discussione la legittimità stessa dell'impianto disciplinare federale. Dall'altro, la Procura di Milano indaga sulla presunta "turbativa d'asta" riguardo la vendita del quartirere di San Siro.
In questo scenario, uno strumento come la Golden Power — l'avocazione — non è solo un dettaglio procedurale.
È una delle poche leve che può accelerare, riorientare o ampliare un'indagine che altrimenti rischia di dissolversi nella burocrazia del cambio di titolarità.
È lo strumento che può trasformare un'inchiesta episodica in qualcosa di strutturale.
E se davvero esistesse del materiale intercettivo ancora in fase di decodifica — conversazioni condotte con un linguaggio volutamente oscuro, costruito per non essere immediatamente comprensibile — allora il tempo che manca a luglio 2026 potrebbe non essere un problema. Potrebbe essere, invece, esattamente il tempo che serve.



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