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Il Giurista e la Sciarpetta – Anatomia di un autogol di credibilità

7 ago
Tempo di lettura: 5 min

Dalla rassicurazione del 2025 alla smentita del 2026: cronaca di una contraddizione che travolge un intero sistema mediatico

Il cortocircuito del diritto piegato al tifo

Il grande cortocircuito del diritto applicato alla passione del tifo ha appena regalato una di quelle perle destinate a rimanere scolpite negli archivi del giornalismo e dei social network. Quando un professionista del foro sceglie di dismettere i panni della neutralità per indossare la veste dell'analista mediatico, l'opinione pubblica si aspetta rigore, coerenza e soprattutto quella precisione tecnica che la toga dovrebbe garantire.


Ma cosa succede quando la sciarpetta della propria squadra del cuore prende il sopravvento sul Codice Civile? Succede esattamente quello che è andato in scena nelle ultime ore sotto gli occhi increduli di migliaia di appassionati e lettori.


Una vicenda che supera il semplice dibattito teorico per trasformarsi in un vero e proprio autogol di credibilità, un corto circuito argomentativo che lascia sgomenti per la facilità con cui si può smentire se stessi nel giro di pochi mesi.


Il caso La Francesca e la narrazione acrobatica

Al centro di questo uragano di reazioni c'è l'avvocato Michele La Francesca, firma nota al pubblico nerazzurro per i suoi interventi sulle vicende societarie dell'Inter.

La questione riguarda un tema caldissimo, un intreccio finanziario e giuridico di enorme rilevanza: il passaggio delle quote del fondo Oaktree sotto il controllo completo del colosso Brookfield.


Una materia complessa, dove le date, i formalismi e la natura dei contratti determinano la realtà dei fatti. Eppure, proprio su questa vicenda, la narrazione offerta al pubblico ha subito una virata così acrobatica da costringere chiunque a stropicciarsi gli occhi davanti agli schermi.


La prima versione: novembre 2025

Riavvolgiamo il nastro e ricostruiamo la cronologia di questo clamoroso scivolone ideologico e comunicativo. È il primo novembre del 2025. Sulle colonne di una nota testata di settore, l'avvocato firma un'analisi rassicurante e perentoria.

La tesi sostenuta davanti alla platea dei tifosi è lineare: il passaggio di Oaktree al 100% a Brookfield viene descritto come un fatto ormai acquisito. Si parla di una sostanza che non cambia, di una macchina che ha già completato il suo percorso e di un'operazione per la quale resterebbero soltanto mere incombenze burocratiche.


Secondo quella lettura, insomma, i giochi erano fatti e la transizione era da considerarsi sostanzialmente definita, riducendo le fasi successive a un puro formalismo senza particolari scossoni giuridici. Ed è proprio qui che risiede il punto focale dell'intera questione: quella tesi del 2025 era la lettura giuridica corretta, l'unica linearmente fondata.


Una posizione che finiva per dare pienamente ragione alla Fondazione Identità Bianconera, la quale aveva sollevato la gravissima anomalia della mancata dichiarazione dei beneficiari effettivi per la vendita di San Siro, promuovendo una formale richiesta di annullamento dell'atto notarile per la violazione dei presupposti di legge.


La seconda versione: agosto 2026

Ma il tempo, si sa, è galantuomo ed è anche il peggior nemico di chi costruisce teorie a geometria variabile pur di difendere l'operabile. Arriviamo al 6 agosto del 2026. Lo scenario cambia, la piattaforma diventa X e il tono dell'avvocato si fa improvvisamente severo, cattedratico, quasi sdegnato.


Con un post che vuole essere una lezione di diritto societario dall'alto della cattedra, La Francesca attacca frontalmente chiunque stia sostenendo che l'acquisizione fosse già perfezionata prima del closing ufficiale. Ed è qui che la realtà supera ogni fantasia drammaturgica e mostra la seconda previsione totalmente sbagliata del giurista.


Pur di giustificare a ogni costo l'operato dell'Inter e pur di scagliarsi a testa bassa contro le argomentazioni della Fondazione Jdentità Bianconera, l'avvocato inventa una ricostruzione giuridica che non sta né in cielo né in terra. Per smontare le ragioni degli avversari, arriva a smentire se stesso, ribaltando la sua stessa esatta analisi di pochi mesi prima e bollando come errore concettuale proprio ciò che lui stesso aveva scritto e teorizzato.


La disinformazione amplificata dagli influencer

Ma il vero dramma informativo non si consuma soltanto nell'intimità di un profilo social o tra le righe di un articolo smentito. Il problema assume contorni ancora più foschi quando questo tipo di narrazione a doppio binario diventa la matrice argomentativa recepita, amplificata e sparata a reti unificate da una cassa di risonanza formata da un'intera schiera di influencer e creator di fede nerazzurra.


Orientati da simili disamine, decine di canali e opinionisti della rete hanno iniziato a veicolare la medesima lettura depotenziata delle vicende societarie, citando l'avvocato come uno scudo indiscutibile da somministrare alle masse di tifosi. Una vera e propria catena di disinformazione mediatica che ha finito per aizzare il popolo del web e scatenare ingiustificate gogne digitali contro la Fondazione Jdentità Bianconera, colpevole soltanto di aver fatto emergere le falle procedurali relative all'atto di San Siro e di essersi contestualmente dichiarata parte lesa nell'ambito del separato e gravissimo filone dell'inchiesta su Arbitropoli.


Le carte giudiziarie che smentiscono la propaganda

Peccato però che la realtà delle carte abbia la testarda abitudine di spazzare via le rassicurazioni di facciata dei social media.

Le azioni legali intraprese dalla Fondazione Jdentità Bianconera hanno evidenziato la gravità dei procedimenti penali in corso presso la Procura della Repubblica di Milano, dove risultano formalmente iscritti nel registro degli indagati figures di primissimo piano dell'assetto societario nerazzurro, come l'ex amministratore delegato Alessandro Antonello, per ipotesi di reato pesantissime quali turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio.


Fatti di estrema rilevanza che smentiscono drammaticamente tutto il castello di carte eretto dagli imbonitori della rete e dimostrano senza ombra di dubbio chi avesse ragione e chi avesse torto fin dal primo momento.


Il crollo della credibilità e la lezione finale

L'impatto di questo cortocircuito è dunque devastante sotto ogni profilo. Ci troviamo di fronte a un caso di amnesia selettiva che scuote le fondamenta stesse del ruolo di chi fa informazione giuridica applicata allo sport.

Come si può ergersi a custode della verità contrattuale, accusando gli altri di letture sbagliate, quando negli archivi di Internet figura la propria firma in calce alla medesima interpretazione? Non stiamo parlando di una sfumatura marginale.

Qui siamo davanti alla negazione di ciò che si è affermato in precedenza, un ribaltamento totale delle proprie convinzioni logiche a seconda della convenienza del momento.


La gravità della situazione non risiede soltanto nel grossolano errore di valutazione, ma nell'effetto domino che questo tipo di comunicazione causa sul pubblico e sulla comunità digitale. Quando un professionista si presenta al cospetto dei lettori facendo valere il proprio titolo accademico, esercita un potere di persuasione notevole. Il lettore comune tende a fidarsi, vede nel titolo di avvocato un presidio di garanzia, un faro di competenza in grado di orientare il giudizio tra le nebbie del diritto societario.


Usufruire di quel prestigio per orientare l'opinione pubblica, distorcere la percezione dei fatti e poi smentire le proprie righe senza una piega rappresenta una caduta di stile che travalica di gran lunga il semplice dibattito calcistico. La sensazione netta è che il rigore dell'analisi sia stato piegato all'opportunismo. Prima si rassicura la piazza riducendo tutto a una formalità burocratica, poi si imbraccia il codice per fare le pulci agli avversari e dimostrare che le formalità sono invece l'essenza stessa della legge. La toga cede il passo alla foga, la precisione cede il passo alla convenienza emotiva.


E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un clamoroso autogol di credibilità che distrugge l'autorevolezza di chi l'ha compiuto e smaschera l'inconsistenza di un intero sistema d'informazione d'assalto.

In un'epoca in cui ogni dichiarazione resta tracciata, tentare acrobazie di questo tipo è un esercizio pericolosissimo. La rete non dimentica, i tifosi leggono, le carte parlano e gli archivi conservano la memoria delle parole usate.


L'editoriale del 2025 e il post del 2026 restano lì, l'uno di fronte all'altro, a testimoniare una smentita in piena regola firmata dal medesimo autore. Una lezione indimenticabile per chiunque pensi di poter maneggiare i concetti del diritto come se fossero elastici da tirare a seconda della corrente. La reputazione si costruisce con la coerenza e si sgretola nel tempo di un clic, quando la brama di impartire lezioni agli altri finisce per travolgere chi ha dimenticato di rileggere i propri scritti.

 

 
 
 

1 commento


Gigio ti porto i fazzoletti

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