Il fine e i mezzi: sradicare gli "ultras" dai posti di comando
Quando in gioco c'è la sopravvivenza stessa della credibilità di un intero movimento, la dottrina machiavellica diventa un imperativo categorico: ogni fine giustifica i mezzi. E nel panorama desolante del calcio italiano contemporaneo, il "fine" ha un contorno nitido e inequivocabile: la pulizia radicale di un sistema incancrenito.
È ormai utopico, persino grottesco, sperare in una redenzione spontanea. È impensabile credere che, per osmosi o per miracolo, spariscano d'incanto quelle figure apicali che, spogliate dell'abito istituzionale, si rivelano null'altro che ultras prestati alla scrivania, pronti a proteggere le solite consorterie a scapito delle fazioni odiate. Risuona ancora, nelle orecchie di chi non ha la memoria corta, l'eco delle parole di un alto dirigente come Butti: "Ma vaffanculo! Guarda veramente cazzo… ma era giusto che ci fosse Calciopoli cazzo…”.
Questa è l'humus in cui prospera l'attuale governance. Un sistema che tollera figure dirigenziali in Lega, preposte a un compito delicato come la stesura dei calendari, che nutrono un astio così viscerale verso società come la Juventus da esprimersi con parzialità sconcertante, gettando ombre pesantissime sulla regolarità del torneo. I risultati di questa gestione non li immaginiamo: li abbiamo visti, li stiamo vivendo. Di fronte a tre fallimenti mondiali sul campo, a una giustizia sportiva ridotta a clava a geometria variabile e a una Lega impantanata nelle sue stesse contraddizioni, l'idea di "commissariare la FIGC" smette di essere un mero slogan d'impatto e diventa l'unico grimaldello per raddrizzare le storture.
Il Re è nudo: l'inganno dei requisiti e la scure del CONI
Chi oggi si erge a strenuo difensore dello status quo non lo fa per salvaguardare l'autonomia dello sport, ma è mosso esclusivamente da meri interessi personali e di bottega. Ma qui non si parla di salvaguardare il feudo di pochi; qui si parla di una comunità sportiva nazionale che deve, obbligatoriamente, ripartire.
E dunque, tornando al principio, ogni mezzo sarà giustificato. E in questa partita, il "mezzo" istituzionale ha un nome preciso: il CONI di Giovanni Malagò.
L'innesco di questa rivoluzione non è un capriccio, ma affonda le radici nella nuda realtà dei fatti: la clamorosa rilevazione dei mancati requisiti di candidabilità ai vertici federali. Un cortocircuito che la Commissione di vigilanza e controllo ha omesso di sanzionare e che la Procura Federale ha cercato maldestramente di coprire, nell'estremo – e patetico – tentativo del sistema di proteggere se stesso.
Ma il banco è saltato. Il Procuratore Generale dello Sport del CONI, Ugo Taucer, ha dovuto certificare la realtà, sbugiardando di fatto Giuseppe Chiné e spogliando il Re. Ora il Re è nudo. La procedura per il malfunzionamento della Federazione è avviata, e con essa la presa d'atto dell'assenza dei requisiti che porterà alla decadenza del Presidente FIGC.
L'effetto domino: fine del feudo e caduta della Procura
Sarà un effetto domino inevitabile, una slavina impossibile da arrestare. A cascata, insieme al vertice federale, dovranno cadere la Lega, la Procura Federale e infine l'Ufficio Legale della FIGC, quello guidato da Giancarlo Viglione, la cui nota e fervente fede interista rappresenta l'ennesima anomalia in un organo che dovrebbe fare della terzietà il suo dogma assoluto. Non si può ricostruire un palazzo lasciando intatte le fondamenta marce.
Il bluff di Nyon e la risposta tranciante di Abodi
Di fronte a questo ineluttabile redde rationem, la parte resistente del sistema ha provato a giocare l'ultima, disperata carta: intorbidire le acque, urlando all'ingerenza politica e allertando l'UEFA. Un'operazione di misinformazione culminata con l'intervista del presidente Aleksander Ceferin alla Gazzetta dello Sport (quotidiano che, non a caso, agisce ormai da house organ e sponsor ufficiale dell'Inter). Si è cercato di agitare lo spauracchio della revoca di Euro 2032 per fermare la mano del CONI.
Una mistificazione che il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha smontato pezzo per pezzo, restituendo dignità all'iter in corso e spazzando via le bugie della "resistenza":
«Credo di dimostrare la mia maturità in un sistema calcistico che non sempre ha affrontato i problemi, e non sempre ha trattato le questioni con un metro uguale per tutti. E il calcio ne è testimone negli ultimi 20 anni. Qui non c'è un tema né personale né politico. Secondo me il tentativo di metterla su questo piano è un tentativo di confusione, della quale non ha bisogno il sistema che ha bisogno di ripartire, e quindi ci sono mille questioni da affrontare».
Sulla narrazione che vorrebbe il Governo regista occulto, il Ministro è definitivo:
«La politica qua non esiste, contrariamente a quello che si vuole dire, e la si butta in politica perché, ripeto, si vuole confondere. Nel momento in cui è il CONI che prende una decisione, metterla sul piano politico è una mistificazione nei confronti del CONI che credo che il CONI non meriti. Affrontare ogni decisione, ognuno con le proprie convinzioni, è un argomento che comunque è sottoposto alla valutazione non di una persona ma di più persone. Questo deve essere anche un fattore di garanzia. Quindi deciderà la Giunta, deciderà il Consiglio Nazionale. Più garanzie di queste non ce ne sono».
E sulla finta clava dell'UEFA mossa da un Ceferin palesemente imbeccato male, Abodi chiude il cerchio:
«Anche in questo caso si è cercato un po' di intorbidire le acque, dicendo "rischiamo di perdere Euro 32". [...] L'Uefa, se ha le informazioni giuste, riesce anche a rappresentare preoccupazioni effettive e reali, cosa che non è stata in questi giorni e io ho detto che chi ha informato il Presidente Ceferin, quantomeno lo ha fatto per nobili motivi (ironico, ndr). [...] Siamo estremamente fiduciosi, come lo siamo sempre stati quando abbiamo preso una responsabilità per grandi avvenimenti, che abbiamo dimostrato di saper organizzare».
Il dado è tratto: l'inizio della pulizia
Il sistema ha provato a difendersi raccontando bugie a Nyon, ma la verità istituzionale ha fatto il suo corso inesorabile. Le regole sono state violate, i requisiti mancano, gli organi di controllo hanno fallito coprendosi a vicenda. Il commissariamento non è un colpo di stato politico, è l'atto dovuto, chirurgico e necessario di un ente preposto di fronte a una Federazione disfunzionale. La pulizia è finalmente iniziata. E a questo punto, indietro non si torna.




Tutto falso come il sponsor di Gigio Juve
Parli sempre dell’Inter ma non sai le cose che stai facendo, stai attento Murtas
Tutto questo è illegittimo, stai attento Murtas
Murtas dove sei? Dove sei Murtas?
Murtas perché piangi ogni giorno?