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IL CALCIO È TRUCCATO. DITELO.

3 giu
Tempo di lettura: 3 min
Frode sportiva, designazioni pilotate, calendari sospetti. Il mainstream tace.
Noi no.

Basta ipocrisie. Basta il condizionale. Basta i "presunti", i "secondo gli inquirenti", i "non ci sono ancora prove definitive". Siamo stanchi di un linguaggio costruito appositamente per non dire le cose come stanno. Quindi le diciamo noi, chiaramente, senza filtri.


Il calcio italiano è stato manipolato. E lo sapevano in tanti.
LA PROCURA LO CHIAMA FRODE. IL MAINSTREAM LO CHIAMA «CASO».

Il 25 aprile 2026, mentre si disputava tranquillamente la 34esima giornata di Serie A, la Procura di Milano ha notificato un avviso di garanzia a Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e Serie B, per concorso in frode sportiva. Non illecito amministrativo. Non irregolarità procedurale. Frode.

Rocchi è accusato di aver condizionato il lavoro del VAR durante Udinese-Parma, inducendo l'addetto a richiamare l'arbitro per assegnare un rigore alla squadra friulana, nonostante il parere contrario dell'addetto stesso. E di aver combinato la designazione dell'arbitro Andrea Colombo per Bologna-Inter, in quanto arbitro gradito ai nerazzurri.


"Gradito." Questa parola vale un campionato. Vale anni di classifiche. Vale scudetti.

Non finisce qui. Rocchi avrebbe anche "schermato" Daniele Doveri durante la semifinale di Coppa Italia Milan-Inter, mettendolo a dirigere la semifinale di ritorno proprio per garantire che lo stesso Doveri, considerato poco gradito all'Inter, non arbitrasse l'eventuale finale né le partite successive dei nerazzurri in campionato.


Si sceglieva chi fischiava. Si sceglieva chi non fischiava. Con criterio. Con metodo. Con un sistema.
UN SISTEMA. NON UN ERRORE. UN SISTEMA.

Le testimonianze raccolte dalla Procura hanno confermato agli inquirenti che il cosiddetto "sistema Rocchi" non era affatto sconosciuto all'interno dell'AIA. I big match venivano usati come premio per gli arbitri allineati. Uno sfogo riportato dalla stampa recita: "Dopo un acceso confronto con lui, non ho più visto la Serie A."

Lo sapevano. Lo sapevano tutti. Arbitri, dirigenti, funzionari. Un sistema condiviso, silenzioso, collaudato. E nessuno ha mai aperto bocca. Nessuna grande testata ha mai pubblicato un'inchiesta. Nessun opinionista televisivo ha mai alzato la voce.


Non è giornalismo. È gestione del consenso.
I CALENDARI. L'ALTRA BOMBA CHE NESSUNO VUOLE DISINNESCARE.

Tra i convocati dalla Procura di Milano figura Andrea Butti, responsabile dell'ufficio Competizioni della Lega Serie A. L'uomo che costruisce i calendari.

Pensateci bene. Chi costruisce i calendari decide chi riposa e chi no. Chi affronta tre trasferte consecutive e chi no. Chi gioca il sabato sera e chi la domenica pomeriggio. Sono decisioni che valgono punti. Punti che valgono scudetti. E l'uomo che prendeva quelle decisioni è stato convocato dagli inquirenti nell'inchiesta sulla frode sportiva.


Il mainstream tace anche su questo. Ovviamente.
SCHENONE, IL NOME CHE SCOTTA.

Giorgio Schenone, club referee manager dell'Inter, la figura operativa che gestisce i rapporti tra il club nerazzurro e i direttori di gara, sarebbe il "Giorgio" citato nelle intercettazioni tra Rocchi e il suo vice Gervasoni. La chiave che, se trovata, potrebbe costituire il punto di svolta per gli inquirenti.

Un uomo dell'Inter. Nelle intercettazioni del designatore arbitrale. Mentre si discuteva di chi avrebbe arbitrato le partite dell'Inter.


Qualcuno vuole ancora parlare di calciomercato?
NOI NON RACCOGLIAMO. NOI URLIAMO.

L'ex arbitro Daniele Minelli lo ha detto esplicitamente: "Non mi stupisco di nulla, piano piano sta uscendo tutto." Sta uscendo tutto. Ma qualcuno si sta affannando a raccoglierlo prima che faccia troppo rumore.

La nostra redazione esiste da meno di due mesi. Siamo piccoli, non abbiamo inserzionisti da proteggere, non abbiamo rapporti privilegiati da mantenere con i club, non abbiamo carriere televisive a rischio. Abbiamo solo un obbligo: dire quello che vediamo.

E quello che vediamo è un campionato la cui credibilità è sotto inchiesta penale. Un sistema arbitrale che avrebbe lavorato per favorire determinati colori. Calendari costruiti forse non per caso.


Un mainstream che guarda dall'altra parte perché guardare dall'altra parte conviene.


Finché non si farà piena luce su tutto questo, ogni pallone calciato in Serie A porta con sé una domanda che nessuno vuole fare ad alta voce.
 
Noi quella domanda la facciamo ogni giorno.

 
 
 

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