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Gogna mediatica per Pirlo, silenzio per Oriali: l'ipocrisia del sistema calcio

Il sistema calcistico italiano vive di paradossi inaccettabili e di memorie fin troppo corte. 


Da una parte si assiste al linciaggio mediatico preventivo nei confronti di chiunque risulti sgradito a certi salotti o non sia perfettamente allineato con le narrative di comodo. Dall'altra parte si stende un velo di pietoso silenzio sui trascorsi giudiziari di chi viene comodamente insediato ai vertici della federazione. È arrivato il momento di squarciare questo velo di ipocrisia e di dire le cose esattamente come stanno, senza filtri, senza sconti e senza timori reverenziali.


Negli ultimi tempi la stampa e l'opinione pubblica mainstream hanno messo in atto un'operazione di smontaggio sistematico contro la figura di Andrea Pirlo. Una vera e propria gogna mediatica orchestrata nei minimi dettagli.

È bastato un accordo commerciale e di immagine all'estero con la piattaforma Fonbet per scatenare una tempesta perfetta. Accusa dopo accusa, allusione dopo allusione, si è arrivati al punto del tutto surreale di voler accostare il nome di un campione del mondo a contesti geopolitici complessi, fino a chiamare in causa presunte vicinanze alle politiche estere di Vladimir Putin.


Una narrazione assurda e costruita a tavolino con il chiaro ed evidente obiettivo di minarne la credibilità e sbarrargli ogni possibile strada verso la panchina della nazionale italiana.


Unatteggiamento moralista e persecutorio che ha trasformato una semplice e legittima attività di sponsorizzazione commerciale in una colpa d'origine imperdonabile.

 

Poi però basta spostare lo sguardo di pochi metri per scorgere un doppiopesismo che lascia letteralmente sbalorditi e sdegnati.


Mentre per Andrea Pirlo si è pretesa la purezza etica assoluta per mere ragioni d'immagine e di facciata, ai vertici della struttura azzurra siede in pianta stabile Gabriele Oriali. E qui il silenzio dei media diventa assordante, quasi complice.


Com'è possibile che una figura con un passato giudiziario segnato da provvedimenti penali definitivi possa rappresentare il punto di riferimento etico e organizzativo della maglia azzurra?


La storia non si cancella con le rassicurazioni di facciata e con i sorrisi a favore di telecamera. I fatti parlano chiaro e si trovano incisi in modo indelebile negli atti giudiziari del Tribunale di Udine. La vicenda risale allo scandalo dei passaporti falsi della stagione 2001, un capitolo nerissimo che ha alterato profondamente le regole d'ingaggio e l'equità del nostro campionato.


Per superare il blocco dei tesseramenti degli extracomunitari e schierare in campo Álvaro Recoba senza occupare lo slot riservato ai calciatori stranieri, venne confezionata una documentazione totalmente falsa, attestando presunte e mai esistite origini italiane dell'attaccante uruguaiano. Non solo: la vicenda travalicò persino nel procurarsi una patente di guida italiana ottenuta tramite documenti sottratti dagli archivi della procura di Latina, dove all'epoca lavorava come procuratore capo Giuseppe Chinè, oggi figura al vertice della procura federale della FIGC.

 

Di fronte a un quadro di tale gravità, la giustizia ordinaria ha fatto il suo corso senza sconti.


Gabriele Oriali, all'epoca responsabile dell'area tecnica dell'Inter, insieme al calciatore Álvaro Recoba, ha scelto la strada del patteggiamento. Una condanna a sei mesi di reclusione per i reati di ricettazione e concorso in falso documento, poi convertita nel pagamento di una sanzione pecuniaria di 21420,00 euro.


Il patteggiamento, dal punto di vista processuale e giuridico, equivale a un'applicazione della pena su richiesta delle parti. Non è un'assoluzione, non è una riabilitazione: è la scelta precisa di accettare una sanzione di fronte a un impianto accusatorio solido e schiacciante.


Sul piano sportivo, tuttavia,la risposta delle istituzioni fu di una morbidezza imbarazzante e scandalosa. Le norme dell'ordinamento federale parlavano e parlano chiaro: l'alterazione dei documenti necessari al tesseramento per aggirare le limitazioni di rosa comporta sanzioni gravissime, fino alla penalizzazione in classifica o alla retrocessione diretta. Invece di applicare la massima severità per tutelare la regolarità del campionato e la lealtà della competizione, la giustizia sportiva dell'epoca optò per il solito salvataggio di comodo. Una squalifica temporanea per il dirigente e una multa per la società. Un vero e proprio colpo di spugna che ha lasciato intatti i titoli e la posizione del club, stendendo un'ombra indelebile sulla credibilità di tutto il movimento.


Oggi gli juventini e tutti i tifosi che credono fermamente nei principi di lealtà, probità e correttezza non ci stanno più e non intendono fare un solo passo indietro. La presenza di Gabriele Oriali nei quadri dellanazionale viene perceived come una provocazione aperta e come un insulto diretto al sentimento di giustizia sportiva. 


La maglia azzurra non può e non deve essere un rifugio o uno scudo di comodo per chi ha collezionato precedenti penali legati a doppio filo con la falsificazione dei documenti nel calcio. Non si tratta di una banale rivalità tra club o di un semplice scontro campanilistico, ma della fermissima pretesa di avere ai vertici del movimento calcistico persone dalla condotta specchiata e al di sopra di ogni minimo sospetto. Si tratta di fissare un confine netto e inviolabile tra chi rispetta le regole e chi le ha eluse per trarre un vantaggio competitivo diretto.


Questa battaglia di civiltà sportiva non si fermerà di fronte ai silenzi calcolati o alle difese d'ufficio della stampa di regime. Questo editoriale rappresenta solo il primo passo di una presa di posizione forte, strutturata, capillare e senza precedenti.


L'obiettivo dichiarato è dare voce a un malcontento popolare diffuso che chiede a gran voce la pulizia, il rigore e il ripristino della totale trasparenza all'interno delle istituzioni sportive nazionali.


Mentre il sistema continua a usare due pesi e due misure per giudicare le persone a seconda della casacca indossata, delle simpatie mediatiche o dei giochi di potere di palazzo, noi continueremo a rinfrescare la memoria a tutti e a pretendere con forza l'immediato allontanamento di chiunque rappresenti una macchia indelebile sulla storia, sull'onore e sulla dignità del nostro calcio.

 
 
 

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