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AIA allo sbando: il caso Abisso

Il terremoto che scuote la governance arbitrale italiana

La sospensione della dismissione: un segnale di caos

La decisione del Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare di sospendere la dismissione dell'arbitro Rosario Abisso non è un semplice atto tecnico. E il sintomo di un sistema arbitrale che ha perso bussola, credibilità e direzione. Il TFN ha accolto parzialmente la domanda cautelare dell'arbitro palermitano, sospendendo l'efficacia del provvedimento che lo aveva escluso dalla CAN. Abisso sarà dunque ammesso in sovrannumero al raduno precampionato del 6 agosto.


La decisione non è definitiva: l'udienza di merito e fissata per il 3 settembre, ma il messaggio politico e istituzionale e già esploso.

 

Una dismissione anomala: Messina, il Comitato AIA e il vuoto di potere

Abisso era stato dismesso il 3 luglio dal Direttore Tecnico Domenico Messina, su proposta del Comitato Nazionale AIA, e soprattutto prima della nomina del nuovo designatore Daniele Orsato. Una tempistica che ha sollevato più di un interrogativo.

La dismissione e arrivata in un momento di transizione, quando la governance arbitrale era priva di una guida stabile dopo l'era Rocchi. Messina ha agito in un contesto di incertezza, con un Comitato AIA già contestato per scelte incoerenti e con un corpo arbitrale spaccato tra correnti, ricorsi e malumori.


Fonti autorevoli confermano che la dismissione di Abisso e stata una delle più controverse degli ultimi anni, anche per la sua natura più politica che tecnica.

 

Il post-rocchio: un'AIA senza identità e senza comando

La decisione del TFN e stata interpretata come la prova definitiva del collasso della governance arbitrale post-Rocchi. Dopo anni di gestione accentrata, spesso criticata ma comunque riconoscibile, l'AIA si ritrova oggi senza una linea tecnica chiara, con un Comitato Nazionale indebolito e un Direttore Tecnico contestato.

Il nuovo designatore Orsato, appena nominato, si trova già ostacolato da decisioni prese prima del suo insediamento, mentre il corpo arbitrale appare frammentato e privo di fiducia nelle istituzioni che dovrebbero guidarlo. Il caso Abisso, in questo scenario, e solo la punta dell'iceberg.

 

Il nodo giudiziario: la Procura di Milano, il GIP Mazzoni e la Giustizia Sportiva

Il 15 luglio la Procura della Repubblica di Milano ha chiesto l'archiviazione del fascicolo penale relativo alle presunte irregolarità arbitrali. Ma la richiesta di archiviazione non ha chiuso il capitolo giudiziario: la Procura ha infatti trasmesso gli atti alla Procura Federale FIGC, alla Procura Generale del CONI e alla Commissione Parlamentare Antimafia.


Questo passaggio indica che la vicenda non è affatto conclusa. La giustizia sportiva potrebbe ribaltare la decisione penale, il GIP Daniela Mazzoni dovrà pronunciarsi definitivamente, e l'Antimafia ha aperto un fascicolo di valutazione.

Il quadro che emerge e quello di un sistema arbitrale sotto osservazione da più fronti, con possibili sviluppi che potrebbero incidere profondamente sulla sua credibilità.

 

Un'AIA che perde pezzi: ricorsi, sospensioni, contraddizioni

Il caso Abisso non è isolato. Negli ultimi due anni l'AIA ha accumulato ricorsi di arbitri dismessi, contestazioni interne, polemiche sulle valutazioni tecniche e casi disciplinari gestiti in modo incoerente. Le tensioni tra CAN, Comitato AIA e FIGC hanno alimentato un clima di sfiducia generale, mentre la gestione Rocchi e il post-Rocchi hanno lasciato un’eredità di divisioni e malcontento.


Il quadro complessivo e quello di un'organizzazione allo sbando, incapace di garantire trasparenza, meritocrazia, stabilita e autorevolezza.

 

Il caso Abisso come detonatore politico

La sospensione della dismissione non è solo una vittoria personale dell'arbitro. E un atto di sfiducia istituzionale verso l'AIA. Il TFN ha di fatto riconosciuto che il provvedimento era viziato, almeno nella parte che riguarda Abisso.


Questo apre una voragine: se il provvedimento e viziato per uno, potrebbe esserlo per altri; se la procedura e stata sbagliata, la responsabilità ricade sul Comitato AIA; se la governance arbitrale e instabile, la FIGC dovrà intervenire.

Il caso Abisso diventa così un detonatore politico che mette in discussione l'intero impianto decisionale dell'associazione arbitrale.

 

Il rischio più grande: la perdita di credibilità del sistema arbitrale

In un calcio già devastato da tre mancate qualificazioni ai Mondiali, scandali di governance, polemiche sulla Nazionale e tensioni tra club e istituzioni, l'AIA rappresenta un pilastro fondamentale.

Se quel pilastro crolla, crolla tutto. E oggi quel pilastro sta crollando.

 

Conclusione: l'AIA deve essere rifondata, non rattoppata

Il caso Abisso e un sintomo, non la malattia. La malattia e una governance arbitrale confusa, politicizzata, incoerente e priva di autorevolezza. E un sistema incapace di gestire crisi interne ed esterne, incapace di garantire trasparenza e incapace di proteggere la credibilità del calcio italiano.

Il 3 settembre non si deciderà solo il destino di un arbitro: si deciderà la credibilità dell'intero sistema arbitrale italiano.


Se la FIGC non interverrà con una riforma radicale, l'AIA continuerà a essere ciò che è oggi: un organismo allo sbando, ostaggio di decisioni contraddittorie e incapace di garantire la trasparenza che il calcio italiano merita.

 
 
 

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