top of page

Malagò spezza le interferenze: Marotta non comanda più

INTEROPOLI: LA FRATTURA SILENZIOSA CHE STA RISCRIVENDO IL CALCIO ITALIANO

Il calcio italiano vive uno dei momenti più cupi della sua storia recente. Non è solo la crisi tecnica, non è solo la crisi economica: è una crisi morale, sistemica, strutturale.


Un intreccio di scandali che va dagli scandali arbitrali alle infiltrazioni criminali nelle curve, dalla prostituzione minorile alle turbative d'asta nella svendita di beni pubblici.

Un quadro che non riguarda più singoli episodi,ma un ecosistema malato, dove troppi attori hanno smesso di distinguere tra ciò che è lecito e ciò che è conveniente.


In tutto questo, la Governance tace. Ma il silenzio, come ricordava un noto autore, comunica sempre. E oggi, nel calcio italiano, il silenzio è diventato un linguaggio politico.

 

Malagò: il silenzio che decide

L'arrivo di Giovanni Malagò alla guida della FIGC è stato interpretato da molti come un tentativo di continuità. In realtà, le sue prime mosse raccontano l'esatto contrario: una rottura, netta, chirurgica, silenziosa.


Mentre tanti giornalisti denunciavano l'ennesima invasione di campo di Beppe Marotta, che da mesi si muoveva come se le decisioni federali fossero un'estensione del suo ufficio – dalla scelta del CT alla scelta del designatore – Malagò ha comunicato una direzione opposta: qui non decide Marotta.


Le interferenze, del resto, sono sempre le stesse.


Quelle che la Procura di Milano ha rilevato nell'ambito di INTEROPOLI: pressioni, telefonate, "graditi" e "sgraditi", designazioni concordate, rapporti preferenziali. Un sistema che ha logorato la credibilità arbitrale e che ha trasformato Rocchi in un designatore percepito come permeabile alle richieste dei club più influenti.

 

Orsato: la prima frattura

Malagò, invece, ha scelto la strada più difficile: ha nominato Daniele Orsato come nuovo designatore arbitrale. Una decisione che vale più di mille conferenze stampa.

Orsato, relegato in Serie C perché non si prestava ai "giochini", è stato definito da Franco Ordine così:

«Provate a interferire con Orsato. Vi denuncia un minuto dopo.»

Il suo primo giorno da designatore è stato un manifesto politico:

«In questi anni non c'è stata una classe arbitrale. Da oggi tornerà una classe arbitrale.»

Emblematico. Un messaggio diretto, senza parlare: si cambia rotta. E soprattutto: qui Marotta non ha deciso.

Maldini: la seconda frattura

Il secondo colpo arriva sulla questione CT della Nazionale. Marotta spingeva per Conte, lo voleva a tutti i costi. Ma Malagò ha scelto come Direttore Tecnico Paolo Maldini, uno che non prende ordini da nessuno.


Maldini è figlio di una generazione di calciatori integri, uomini veri, principi solidi. E Malagò lo conosce bene: se Paolo percepisce un'interferenza, si dimette. E se Maldini si dimettesse, Malagò avrebbe già fallito.


Tre nomi sul tavolo: Mancini, Guardiola, Pirlo.


Il DT sceglie l'allenatore. E Maldini non vuole Mancini. Guardiola sarebbe un sogno, ma pretende un ingaggio faraonico e la FIGC ha un bilancio in rosso, con le richieste di risarcimento di Agnelli e Arrivabene che incombono come una tempesta. Resta Pirlo, il preferito di Paolo.


Ancora una volta, il messaggio è chiarissimo: qui Marotta non decide. Due colpi, entrambi silenziosi. Non si parla: si decide.

 

Il silenzio su Arbitropoli: la terza e più pesante comunicazione

Ed eccoci al punto più rilevante: il silenzio di Malagò su INTEROPOLI. Con un'inchiesta che coinvolge: Federazione, Club Inter, Classe arbitrale, Procura di Milano, Procura di Monza (caso "Bussate" e "Gioca Jouer"), Commissione Antimafia, che ha già il fascicolo Ascione.


Malagò avrebbe potuto fare il pompiere. Avrebbe potuto parlare di unità, di ripartenza, di "nuovo corso del calcio italiano". Avrebbe potuto sfruttare la richiesta di archiviazione per spegnere le polemiche.


Non l'ha fatto.


Non ha difeso Rocchi. Non ha difeso la classe arbitrale. Non ha difeso l'Inter. Non ha difeso Marotta.


E soprattutto: non ha restituito il favore a chi, come Marotta, ha bussato perfino al Ministro dell'Economia per chiedere sostegno alla sua nomina.

Marotta sbatteva i piedi: "Voglio lui, voglio Malagò." E i club, impauriti, seguivano. Ma oggi, il messaggio è un altro: Beppe, arrangiati. Vedetela tu. Io non ti difendo.

Conclusione: il nuovo linguaggio del potere

Il calcio italiano è in macerie. Ma per la prima volta, da anni, qualcuno ha deciso di non coprirle con la vernice delle parole. Malagò sta comunicando attraverso le decisioni, non attraverso i comunicati.


Ha scelto Orsato. Ha scelto Maldini. Sta lasciando che INTEROPOLI parli da sola.

Il silenzio, oggi, è diventato la forma più potente di comunicazione politica nel calcio italiano. E il messaggio è chiaro: il sistema non sarà più governato dalle interferenze.

 
 
 

1 commento


Se lo dice Cristiano Murtas

Mi piace
bottom of page