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lo voi, Plusvalenze, fondi, bilanci: la procura di Roma fa ciò che la FIGC non osa

Il capo della Procura di Roma può ribaltare il calcio italiano

La geografia del potere nel calcio italiano, per anni raccontata solo attraverso le procure

federali, i tribunali sportivi e le stanze della FIGC, oggi ha un nuovo epicentro: la Procura della

Repubblica di Roma. Non è un dettaglio tecnico, né una curiosità da addetti ai lavori. È un dato

strutturale che, se portato fino alle sue conseguenze, può cambiare in profondità gli equilibri del

sistema, perché riguarda ciò che nel calcio è sempre stato trattato come “materia interna”: i

bilanci, le plusvalenze, la gestione dei fondi pubblici e para-pubblici che alimentano il mondo

sportivo.


Al centro di questo snodo c’è un nome: Francesco Lo Voi, Procuratore Capo di Roma. Un

magistrato che viene da anni di lavoro su mafia, reati finanziari, dossieraggi, procedimenti

istituzionali ad altissima sensibilità. Un profilo che, per storia e per metodo, è l’esatto opposto

della giustizia “di tifo” che ha spesso caratterizzato altre procure, soprattutto quelle sportive. Ed

è proprio questo contrasto che rende oggi Roma il luogo dove, silenziosamente, si sta

giocando la partita più importante del calcio italiano.


Il caso Napoli: i bilanci di De Laurentiis sotto la lente di Roma

Il primo fascicolo che segna in modo netto l’ingresso della Procura di Roma nel cuore del calcio

è quello che riguarda la SSC Napoli e i suoi bilanci 2019–2021. Non si tratta di una

contestazione generica, né di un’indagine esplorativa: siamo davanti a un procedimento penale

strutturato, con capi di imputazione precisi e PM titolari, Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano,

che lavorano su un impianto accusatorio chiaro.


Il cuore del caso è il reato di false comunicazioni sociali, l’ex falso in bilancio. La Procura di

Roma contesta che alcune operazioni, in particolare la plusvalenza relativa a Kostas Manolas e

la maxi operazione Victor Osimhen, siano state contabilizzate in modo tale da alterare la

rappresentazione veritiera e corretta della situazione economica e patrimoniale della società.

Non è solo una questione di cifre: è una questione di trasparenza verso il mercato, verso gli

azionisti, verso il sistema.


Il fatto che il fascicolo sia a Roma non è casuale. Il Napoli, per la natura delle sue

comunicazioni e per la rilevanza nazionale delle operazioni, ricade nella competenza della

Procura capitolina per i reati finanziari e societari. Questo significa che non siamo davanti a

una “inchiesta locale”, ma a un procedimento che si colloca nel quadro più ampio della

vigilanza sulla correttezza delle informazioni diffuse al mercato. In altre parole: il calcio, qui,

non è trattato come un mondo a parte, ma come un settore economico che deve rispettare le

stesse regole di qualunque altra società.


Il processo è stato rinviato, la posizione della società è stata oggetto di valutazioni procedurali,

ma il dato centrale resta: la Procura di Roma ha ritenuto che ci fossero elementi sufficienti per

contestare il falso in bilancio. È un segnale pesante, perché tocca uno dei presidenti più esposti

mediaticamente, Aurelio De Laurentiis, e perché apre la strada a una lettura del calcio non più

come “gioco”, ma come sistema industriale sottoposto a regole penali.


Il caso Roma: le plusvalenze dell’era Pallotta e il falso in bilancio

Se il fascicolo Napoli mostra come Roma intervenga sui bilanci di una società di vertice, il caso

AS Roma completa il quadro, dimostrando che la Procura capitolina non guarda ai colori delle

maglie, ma alla sostanza delle operazioni. Qui il focus è sulle plusvalenze dell’era Pallotta, nel

triennio 2018–2020, e sulla differenza tra i valori dichiarati e quelli ritenuti reali.


Secondo l’impianto accusatorio, la Roma avrebbe contabilizzato circa 60 milioni di plusvalenze,

a fronte di un valore reale stimato intorno ai 39 milioni. La contestazione è, ancora una volta,

quella di falso in bilancio: la rappresentazione dei conti non sarebbe stata aderente alla realtà,

con effetti sulla percezione della solidità economica del club e sulle informazioni fornite al

mercato.


Gli indagati sono figure apicali della gestione societaria di quel periodo: Umberto Gandini,

Guido Fienga, Mauro Baldissoni, Francesco Malknecht, Stefano Francia. Non si tratta di nomi

marginali, ma di dirigenti che hanno avuto in mano la governance del club. Il fatto che la

Procura di Roma abbia ritenuto di intervenire su queste operazioni conferma una linea: il calcio,

quando entra nel perimetro dei reati societari, viene trattato come qualunque altra realtà

economica.


Anche in questo caso, la competenza romana è legata alla natura della società: la AS Roma è

una società quotata, le sue comunicazioni hanno rilevanza nazionale e internazionale, e la

vigilanza sulla correttezza dei bilanci è un tema che esce dal recinto sportivo per entrare in

quello della giustizia ordinaria. È un passaggio culturale enorme: le plusvalenze, per anni

trattate come “tecnica contabile” interna al calcio, diventano oggetto di valutazione penale.


Il caso Patrassi: Sport e Salute, Federazioni e il legame con il calcio

Il terzo fascicolo che completa la mappa della Procura di Roma sul mondo sportivo è quello

che riguarda Francesco Patrassi e, con lui, Sport e Salute, le Federazioni e, indirettamente, il

CONI. Qui il terreno non è quello del falso in bilancio, ma dei reati contro la pubblica

amministrazione: abuso d’ufficio, turbativa d’asta, gestione irregolare di fondi destinati alle

Federazioni.


Sport e Salute è la società pubblica che gestisce una parte rilevante dei fondi destinati allo

sport italiano. I suoi rapporti con le Federazioni, con la FIGC, con la Lega Serie A, con i progetti

infrastrutturali e giovanili, fanno sì che ogni irregolarità nella gestione dei fondi abbia un impatto

diretto sul sistema calcio. La Procura di Roma, in questo fascicolo, non si limita a guardare ai

singoli atti: acquisisce documenti, verifica affidamenti, analizza consulenze, ricostruisce flussi

finanziari.


Non ci sono, ad oggi, dirigenti FIGC formalmente indagati in questo procedimento. Ma il fatto

che la Procura di Roma abbia acquisito atti relativi ai rapporti tra Sport e Salute, Federazioni e

mondo del calcio indica chiaramente che la governance sportiva non è più un territorio immune.

Il caso Patrassi, in questo senso, è il ponte tra la giustizia penale e la struttura di potere che

regge il sistema sportivo italiano.


È importante sottolineare che il CONI, come ente, non è oggetto diretto di indagine penale in

questo fascicolo. Tuttavia, alcuni suoi atti sono stati acquisiti per verificare procedure,

compatibilità tra ruoli e incarichi, flussi di decisione. Il contrasto con il caso Bianchedi, gestito

come questione disciplinare interna, è evidente: lì si è parlato di incompatibilità, qui si parla di

reati. E la differenza la fa proprio la Procura di Roma.


Francesco Lo Voi: un Procuratore Capo fuori dal tifo, dentro la legge

In questo quadro, il ruolo di Francesco Lo Voi è decisivo. Non perché “tifi” per qualcuno, ma

perché non tifa per nessuno. La sua storia professionale è quella di un magistrato che ha

lavorato per anni su mafia e antimafia a Palermo, su reati finanziari complessi, su procedimenti

istituzionali ad altissima sensibilità. È un profilo che ha imparato a muoversi in contesti dove la

pressione mediatica, politica e ambientale è costante, e dove la tenuta del metodo è l’unica

garanzia di giustizia.


Lo Voi è considerato un Procuratore Capo rigoroso, equilibrato, impermeabile alle pressioni.

Non si lascia trascinare dalle narrazioni, non si fa condizionare dal clima, non usa il processo

come strumento di consenso. È, in questo senso, l’antitesi della giustizia “di tifo” che ha spesso

caratterizzato alcune procure sportive e, talvolta, anche alcune procure ordinarie quando il

calcio entra in gioco.


Il fatto che i fascicoli Napoli, Roma e Patrassi siano gestiti sotto la sua guida è un elemento di

garanzia. Significa che la Procura di Roma non sta facendo “campagne”, non sta scegliendo

bersagli in base al colore delle maglie, non sta cercando titoli sui giornali. Sta applicando la

legge, punto. E lo sta facendo su terreni che, per anni, sono stati considerati intoccabili: i bilanci

delle società, le plusvalenze, la gestione dei fondi pubblici destinati allo sport.


In un sistema dove la giustizia sportiva ha spesso agito in modo emotivo, selettivo,

condizionato dal contesto, la presenza di un Procuratore Capo come Lo Voi rappresenta una

discontinuità. Roma, oggi, è l’unico ufficio che tratta i reati finanziari del calcio con approccio

totalmente tecnico, senza sovrastrutture di tifo.


La Procura Federale FIGC: velocissima con la Juventus, immobile sul resto

Ed è proprio qui che il contrasto con la Procura Federale FIGC diventa evidente. Quando il

soggetto è la Juventus, la Procura Federale si muove con una rapidità impressionante: apre

fascicoli lampo, emette deferimenti in tempi record, utilizza intercettazioni non ancora valutate

da un giudice ordinario, costruisce procedimenti disciplinari senza attendere l’esito della

giustizia penale. La giustizia sportiva, in quei casi, diventa giustizia “preventiva”, quasi punitiva,

che si sovrappone alla giustizia ordinaria.


Quando invece i soggetti sono il Napoli, la Roma, Sport e Salute, le Federazioni, il quadro

cambia radicalmente. La Procura Federale non apre fascicoli, non avvia procedimenti

disciplinari, non chiede atti alla Procura di Roma, non interviene. I casi di falso in bilancio che

riguardano Napoli e Roma, pur essendo di natura strettamente sportiva oltre che penale, non

hanno generato alcuna iniziativa disciplinare. Il caso Patrassi, che tocca la gestione dei fondi

destinati anche al calcio, non ha prodotto alcuna reazione nel sistema federale.


Questo non è un giudizio morale: è una constatazione cronologica e fattuale. La Procura

Federale FIGC ha scelto di intervenire in modo rapido e duro solo quando di mezzo c’era la

Juventus, mentre ha ignorato o sospeso ogni iniziativa su altri casi che, per natura, avrebbero

richiesto almeno un approfondimento. La giustizia sportiva, in questo senso, appare selettiva,

asimmetrica, condizionata dal contesto.


La differenza con la Procura di Roma è netta. Lo Voi e il suo ufficio non si muovono in base al

nome del club, ma in base alla sussistenza di reati. Non anticipano la giustizia, non la usano

come strumento di pressione, non costruiscono “casi” mediatici. Lavorano sui bilanci, sulle

operazioni, sui flussi, sugli atti. E questo, nel lungo periodo, può ribaltare il modo in cui il calcio

italiano è abituato a pensare la giustizia.


Roma come “Procura dei bilanci”: perché può ribaltare il calcio italiano

Mettere insieme i tre fascicoli – Napoli, Roma, Patrassi – significa vedere una linea. La Procura

di Roma è diventata, di fatto, la “Procura dei bilanci” del calcio italiano. Non perché abbia scelto

il calcio come bersaglio, ma perché ha scelto di trattare le società sportive come ciò che sono:

soggetti economici che devono rispettare le regole del diritto societario e penale.


Se questa linea verrà portata fino in fondo, le conseguenze possono essere enormi. Il sistema

delle plusvalenze, per anni usato come strumento di ingegneria contabile interna al calcio,

diventa materia penale. La gestione dei fondi pubblici destinati allo sport, per anni trattata come

terreno di relazioni e di equilibri, diventa oggetto di indagine. Le società quotate, per anni

abituate a considerare il calcio come un mondo a parte, vengono riportate dentro il perimetro

della legge comune.


In questo scenario, la figura di Francesco Lo Voi è centrale. Un Procuratore Capo che non si fa

prendere da emozioni da tifo, che non usa il calcio come palcoscenico, che non si lascia

trascinare dalle narrazioni, è esattamente ciò che può garantire che questa trasformazione

avvenga in modo ordinato, rigoroso, non strumentale. Roma, sotto la sua guida, può diventare

il luogo dove il calcio smette di essere un’eccezione e diventa un settore come gli altri,

sottoposto alle stesse regole e agli stessi controlli.


Il contrasto con la Procura Federale FIGC, che interviene solo quando c’è la Juventus e ignora

tutto il resto, rende ancora più evidente la frattura tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria. Da

una parte, un sistema che si muove in modo selettivo, emotivo, condizionato. Dall’altra, un

ufficio che lavora in silenzio sui bilanci, sulle operazioni, sui fondi.


Se la linea di Roma verrà confermata nei prossimi anni, se i procedimenti su Napoli, Roma e

Patrassi arriveranno a sentenza, se la giurisprudenza penale inizierà a fissare paletti chiari su

plusvalenze, bilanci e gestione dei fondi sportivi, il calcio italiano sarà costretto a cambiare.

Non per una riforma interna, non per una scelta politica, ma per l’effetto di una giustizia che,

finalmente, lo tratta come ciò che è: un sistema economico che deve rispettare la legge.


In questo senso, sì: Francesco Lo Voi, il capo della Procura di Roma, può davvero ribaltare il

calcio italiano. Non con un colpo di teatro, non con una conferenza stampa, ma con la cosa più

semplice e più rivoluzionaria che esista in un Paese abituato alle eccezioni: l’applicazione

rigorosa, imparziale e non emotiva della legge.

 
 
 

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