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LA NARRAZIONE DELL’INIDONEITÀ DEL MEAZZA

LA NARRAZIONE DELL’INIDONEITÀ DEL MEAZZA

La vicenda della presunta “inidoneità” del Meazza per gli eventi UEFA del 2032 è stata uno dei pilastri comunicativi utilizzati per giustificare la necessità di un nuovo stadio e, di conseguenza, la vendita dell’intera area di San Siro. Tuttavia, non esiste alcun documento ufficiale della UEFA che certifichi l’impianto come non conforme agli standard richiesti.


La UEFA non ha mai imposto la demolizione del Meazza né ha dichiarato che non possa ospitare competizioni internazionali future. Al contrario, lo stadio è stato indicato come sede per partite nazionali e internazionali fino al 2031, con una capienza superiore ai 70.000 spettatori. Un impianto che può ospitare eventi di tale portata fino a un anno prima di Euro 2032 non può essere considerato improvvisamente “inidoneo” per ragioni strutturali. Se fosse realmente obsoleto o pericoloso, non potrebbe essere utilizzato per altri sei anni consecutivi.


La narrazione dell’inidoneità, dunque, non è tecnica ma politica. È una cornice costruita per sostenere la necessità di un nuovo stadio, quando in realtà il Meazza ha ricevuto negli ultimi anni oltre 30 milioni di euro di interventi di manutenzione, riconosciuti dal Comune alle società come opere necessarie per mantenere l’impianto efficiente. Questi interventi, che avrebbero dovuto essere considerati parte della normale manutenzione straordinaria, sono stati invece riconosciuti come scomputo dei canoni di locazione, riducendo le entrate pubbliche. La Corte dei Conti sta valutando se tali riconoscimenti possano configurare una forma di sconto mascherato.


LA CONFUSIONE SUL DOCUMENTO UEFA

A complicare ulteriormente la vicenda c’è la confusione generata da un documento inviato alla UEFA. Secondo diverse fonti, il Comune avrebbe confuso un documento redatto dalle società – Inter e Milan – con un documento ufficiale della UEFA. Questo errore ha alimentato una narrazione priva di fondamento, ma utile a sostenere la necessità di un nuovo stadio. È fondamentale che questa circostanza venga chiarita, perché se davvero si fosse trattato di un documento delle società erroneamente interpretato come atto UEFA, la narrazione pubblica sarebbe stata costruita su un equivoco. In caso contrario, sarà necessario chiedere direttamente alla UEFA un documento ufficiale che certifichi l’inadeguatezza del Meazza.


La Fondazione Jdentità Bianconera ha già predisposto un’interrogazione formale che verrà inviata alla UEFA, alla FIGC e al CONI per ottenere chiarezza definitiva.


Il comportamento della FIGC rende la narrazione dell’inidoneità ancora più fragile. Il primo ottobre, con un procedimento penale in corso e con il contratto di vendita ancora sottoposto a condizione sospensiva, la Federazione ha indicato Milano come sede per Euro 2032 senza specificare un impianto alternativo. Ha indicato uno stadio che, secondo la narrazione dei sostenitori della demolizione, “non esisterà più”. Se la FIGC avesse realmente ritenuto il Meazza inidoneo, avrebbe dovuto indicare un impianto alternativo. Non lo ha fatto. Questo elemento smonta ulteriormente la tesi dell’inidoneità tecnica.


IL COMMISSARIO STRAORDINARIO E IL LIMITE DEL PENALE

In questo contesto si inserisce un elemento normativo di grande rilevanza: l’articolo 9-ter del D.L. 96/2025, oggi Legge 119/2025. Questa norma istituisce un commissario straordinario abilitato ad agire in deroga alle norme ordinarie, ma con un limite invalicabile: la deroga non può operare in presenza di profili penali. È proprio per questo che sui giornali non si legge dell’ex amministratore delegato dell’Inter, del procuratore dell’Inter e dei consulenti del club indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. La presenza di un procedimento penale in corso rende impossibile qualsiasi accelerazione commissariale. La norma è chiara: la deroga non opera se vi è un procedimento penale pendente.


Questo elemento è stato completamente omesso nella comunicazione pubblica. Si è parlato del procedimento pendente davanti al TAR, ma non del procedimento penale che coinvolge dirigenti dell’Inter, consulenti dei club e funzionari del Comune di Milano. Si è omesso di spiegare che il contratto di compravendita contiene una clausola penale che rende l’intera operazione condizionata all’esito del procedimento. Si è omesso di chiarire che la presenza di indagini per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio non è un dettaglio marginale, ma un elemento che può incidere direttamente sull’iter dello stadio e sulla validità del contratto stesso.


LA SVENDITA DI UN QUARTIERE E LE CONSEGUENZE PER I CITTADINI

La narrazione pubblica ha ignorato anche un altro elemento fondamentale: non è stato venduto uno stadio, ma un quartiere intero. Duecentottantamila metri quadrati di città. Un patrimonio pubblico che comprende spazi, volumetrie, infrastrutture, aree verdi e luoghi simbolici come il Parco dei Capitani, oggi privato e formalmente oggetto di bonifica. Durante l’udienza davanti al TAR è stata addirittura demolita una biglietteria, senza fornire risposte a chi chiedeva chiarimenti, determinando la necessità di un nuovo contenzioso.


La domanda finale è semplice e non può essere elusa: se il Meazza non è idoneo per la UEFA, allora non dovrebbe essere idoneo nemmeno per la Serie A o per la Champions League. Se invece è idoneo per ospitare 70.000 persone e generare 8 milioni di incasso per un derby, allora la narrazione dell’inidoneità è una costruzione artificiale, una giustificazione per una vendita che oggi è sotto indagine penale.

 
 
 

3 commenti


Cristiano ti porto i fazzoletti

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Cristiano il maestro dell’IA

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Cristianooooo per favore non piangereeeee

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